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Amici per sempre @ Friends 4Ever

Amicizia, inimicizia, antipatia, odio, amore, concordia, sconcordia, corna, peste, pace, guerra. Teniamo buona solo la prima parola, A M I C I Z I A. Otto parole, sincerità accertata da parte di tutte le parti, successo assicurato per il momento e si spera per la vita.

Per noi compari di scuola, di doposcuola, del parco, di gozzoviglie, del baretto e varie ed eventuali, il concetto di amicizia era una cosa abbastanza vaga. Del tipo non ci facevamo granchè caso perchè eravamo in maggioranza maschi e si sa che tra maschi c’è più empatia e unione.

Le femmine portano SOLO CASINO e divisione nelle compagnie, parola di Silvia l’annoiata. Secondo la Silvia la noia era un modo di fare indispensabile per farsi compatire e consolare come il Padreterno comanda.. Le ragazze inconsolabili avevano facile accesso alla consolazione da parte di qualche pirla cui poi scroccare qualche sigaretta o soldino per andare a comprarsi qualcosa allo shopping del sabato pomeriggio. Sai, sono triste perchè il papà se la fa con un’altra e sono troppo depressa e cosi e cosà, senti non hai qualche sigaretta o qualche soldino che prendo un pò di cibo per la family a pezzi e altre amenità cui il pirloide di turno cadeva come un pero gnocco. Ma…

…ma certe furbizie sono armi vincenti per chi ci sa fare con le parole e con la mimica, caro pirloide. E via, aperitivo garantito per non sfigurare con con le amiche fighette, quelle perfide stronzacce ma andare in giro con loro era uno status symbol e a caval donato non si guarda in bocca….

Parola di Silvia l’annoiata, amen.

Parole di ragazze quindi e non la solita diatriba tutta al maschile sulle ragioni della sfiga esistenziale squattrinata della media borghesia decadente. Già, decadente, perchè la disarmonia del futuro dei figli dei lavoratori, del proletariato e BLABLABLA, parola di Piero l’anarchico, un tipo strano, figlio di papà dirigente dell’azienda vincente con la grana frusciante e da cinque conti correnti in Svizzera. Il Piero faceva l’anarchico e discepolo dell’ULTRA sinistra per moda, per differenziarsi dalla plebaglia e poi faceva ribelle e alle girls i tipi eccentrici ribelli piacevano, quindi…

….quindi a caval donato non si guarda in bocca. Non la si era già detta?

Quella dei conti correnti del padre YUPPIE di Piero l’anarchico era del Checco il Pilone, il quale lo aveva sentito dire in bar Stella da Tango l’eccentrico ubriacone, un tipo barbuto di stampo bohemienne, figlio della strada e delle case popolari, figlio della vita (ma si diceva, c’era sempre qualcuno che diceva qualcosa, che era ricco sfondato e che faceva il miserabile così per scroccare cicchetti di whisky al bar, ognuno si diverte come meglio crede, evviva la fintocrazia democratica e…

…e…voi stroooooonzi che passate i pomeriggi a cazzeggiaaaaaare in questo parco di mammine depresse con figlio in carrozzina nei loro matrimoni fasulli che puzzano di corna e imbroglio lontano un miglio, ma VOLETE CAPIRE CHE SIETE FRUTTO DI MENZOOOOOGNE? Voi stroooooonzi siete il risultato dell’amore immaginario di due altri illusi. Due illusi creduloni sull’amore vi hanno partorito e siete qua a perdere tempo a fumaaaaaaaare quelle sigareeeetttttteeee di merda! Parola…

…parola di Mary la sclerata, depressa ovviamente. Mary, nomignolo di Mariastella, odiava il suo nome, era un’acida petulante moretta della IV C ripetente, quindi aveva 18 anni, maggiorenne io si, voi no, stroooooonzi, che per parlare allungava le vocali e ogni tanto le consonanti per marcare meglio la sua acidità e odio verso l’umanità strisciante sul pianeta Terra. I suoi si erano appena mollati, ovvero il paparino era uscito, solo un attimo ragazzi, uscito appunto a prendere un pacchetto di sigarette e se l’era defilata con l’amica dell’amica della petulante Mariastella. Cioè, minchia…

…il papy se la fa con una di 19 anni. E la mamma è andata fuori di testa. E io anche, stronzi, vi oooodiioooo, voi maschi pezzenti con le voooostre sigareeetteeeee, andate a cagher, vi odio!

Storie di amici, forse non amici non con la A maiuscola, ma con il cuore. Fissate nella memoria, come un’alba piena di luce le loro voci e i loro volti brillano nel buio del passato, di riflesso infinito. Belli come il sole, le loro vibrazioni invisibili candide come le più belle parole.

Albert 27/11/2020

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Ragazze annoiate @ Bored Girls

Che frequentare certe compagnie invece di altre NON fosse un terno al lotto lo potevano immaginare anche i ciechi o sentire i sordi. Alcune erano composte da nati vecchi, da vecchi giovani per dirla al contrario. Quelle da ci vediamo in piazzetta sotto il platano alle nove di sera e poi andiamo a casa mia a guardare un film. Oppure andiamo a giocare a Risiko, Monopoli, poker con fagioli al posto delle fiches e altre palle mostruose.

Per non rimanere soli al sabato sera e/o in quel frangente di vita bisognava condividere simili drammatiche serate mentre i cosiddetti anni “verdi” della vita decollavano uno dietro l’altro nella noia alla velocità dello Space Shuttle senza rendersi conto del COUNTDOWN finale verso l’ingloriosa grande età. Ovvero la grande fregatura perchè…

…lancia una pietra nello spazio e questa non si fermerà mai più: il suo destino è segnato e tu sei fregato.

Le ragazze della nostra compagnia erano veramente poche, pochissime. Meteore che si facevano vedere per un periodo perchè una era la cugina dell’altro o l’amica di un altro ancora e aveva sentito dire questo, quello e quell’altro e poi si eclissavano se non avevano motivo valido di restare. Il motivo per restare era la cotta per qualche ragazzo, roba che se succedeva, se la scintilla si accendeva non durava granchè oppure perchè si fumava o beveva a gratis.

Agli occhi dolci di cerbiatta profumata di gomma da masticare, qualche altro profumo indossante una minigonna jeans, collant bianchi e suono roboante di stivali non potevi dire di no anche se fosse stata un cesso apocalittico. Chi vive nell’abbondanza di girls non soffre di questi problemi, chi invece è un morto di fame (altra parola per fame, inizia sempre con la F) basta languido sguardo appunto e soave sorrisetto malizioso. Eddai offrimene una, lasciami un tiro, prestami qualche soldo, te lo torno domani. E così il gonzo morto di fame…

…come pesce nella rete o infarinato prima di lanciarsi nella padella oleosa rovente non esitava a fare tutto quello che gli veniva richiesto, anzi a fare molto di più. Con inizio di ardita e sonora balbuzie vuotava persino il portafogli oppure le regalava l’intero pacchetto di sigarette. T..tt.t…ieni ne h..h…o un altro in cartella. Tac, fatta, grazie bello, mi piaci molto.

Un trucchetto femminile usato per ottenere era quello di passare l’indice sotto il mento del pollo di turno. Non il MASCHIO ALFA ovvio, quello, che viveva di abbondanza di girls, le mandava a farsi fottere. Per noialtri, a meno di trovare il braccio corto, il taccagno, non esistevano questi problemi.

Alla fine della fiera però, dopo che ci eravamo fatti, non gli ALFA, mille sogni di gloria, restavamo in braghe di tela, a bocca asciutta.

Guarda sti sfigati, diceva una, dopo avere proposto di andare a fare un giro per il centro a guardare negozi o a farsi un aperitivo, se te lo davano ovvio. Già, diceva l’altra se non era coinvolta in qualche tresca o aveva interessi nel frequentarci. Quindi…

…quindi se ne andavano lasciandoci da soli, only men team, solo uomini a friggerci nelle nostre strane convinzioni esistenziali/politiche. Si parlava spesso di politica, scappavano via. Si parlava di pallone, scappavano via. Si parlava timidamente di sesso, niente eravamo dei maniaci sessuali da tenere alla larga. Dopo avere scroccato quello che a loro interessava.

I nostri commenti nei loro confronti erano facilmente intuibili. Quella stronza mi fa fumato tutte le siga, quella zoccola non mi ha tornato il grano, quella scema aveva detto che saremmo usciti insieme e invece un cacchio. Ma…

…ma prima che la pietra voli nello spazio ci vuole una mano che la lanci per bene.

Albert 24/11/2020

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Niente dura per sempre @ Nothing lasts forever

Niente dura per sempre è così, una triste verità, una drammatica verità. Vedrete che niente dura per sempre ragazzi, niente! Il nostro amico Checco era solito esordire con queste funeree profezie il suo ingresso in scena nei nostri incontri pomeridiani al parco, vicino alle panchine sgangherate dell’ala ovest.

L’ala ovest era più imboscata delle altre, più riservata anche se quella est lo era di più ma noi ci stavamo alla larga perchè veniva frequentata da spacciatori e fruitori di eroina. Conoscevamo alcuni di loro, erano ex studenti della scuola o perchè venivano da noi a scroccare sigarette o soldi per prendersi bottiglie di birra. Il problema dell’eroina era allora una vera piaga sociale che si portò nella tomba anche uno dei nostri, il più emotivamente fragile e dolce, nei suoi modi gentili e graziati ma…

…ma lo spettro della facile consolazione, dell’abbandono sociale e delle chiacchiere dei benpensanti non lo aiutarono nella sua discesa agli inferi dell’emarginazione familiare e sociale.

Niente dura per sempre, cazzoni, sbraitava fiero il Checco. E abbiamo capito pirla, niente dura per sempre, dobbiamo farci fuori per questo? No, cazzoni, lo dico da amico. Vai al diavolo, se questo è essere amici, capra, lo zittiva Katia, la permalosa moretta che amava tutto quello che era fuori schema, soprattutto i fighetti della classe, ma questo è stato già detto…

…bene mister “nothing lasts forever” hai la roba? Chiedeva ribattendo il Mauro, Mauer dalle mani di acciaio (aveva spaccato un muro in un momento di incazzatura solenne, si leggendava). Il Checco sorrideva con quel suo modo di fare di scazzo totale e ci lanciava un pacchetto di sigarette facendolo prima roteare attorno alla testa per fare il figo con le rare ragazze che ci frequentavano…

…ONLY MEN TEAM, solo uomini, facile e logico, le TIPE preferivano compagnie più IN, di TIPI che tiravano fuori il grano per andare ad aperitivi e shopping piuttosto che fumare di nascosto nel parco vicino all’area dei tossici con degli squattrinati, poveracci, sfigati aggiungiamo per addolcire il cocktail poco alcolico.

La colletta sociale comprendeva anche qualche bottiglia di birra e l’acquisto veniva fatto a turno in qualche supermercato distante per evitare di venire riconosciuti e passare per UBRIACONE nella sfiga di essere pizzicati…

…Le birre NON sono mie, sono per i miei amici. See come no. Le sigarette non sono mie, sono di mio ZIO, seee come no. Di mio padre, ma tuo padre non è astemio? E così, altre sottigliezze capitate più o meno a tutti.

Con queste birrozze e le tanto celebri sigarette, Diana rosse che costavano poco ed erano apprezzate dal popolo, si chiacchierava e per un periodo la combattiva, dolce e fragile Katia si sedeva con il Checco a chiacchierare, bere e fumare su una panchina più lontana dalle nostre orecchie ficcanaso. Noi del resto dell’only men team, eravamo logicamente infastiditi ma…ce lo tenevamo in tasca il nostro fastidio.

La Katia veniva spesso in gonna e stivali di pelle con. borchie, un dettaglio che risvegliava non poco i nostri istinti sessuali. Anche quelli del Checco ovviamente. La ragazza gli parlava di tutto e di più, di questo di quello, del disco di mister X, della panza di Tino, della stronzaggine estrema del Mark, della zoccolaggine mostruosa della Sophia, quella sgualdrina malefica, diceva sempre fra i denti. Checco asoltava, beveva sorsetti di birra, annuiva e fissava i gesti disarticolati dell’amica che le facevano alzare la gonna e i collant. E gli stivali…uuh quelli poi…

…quello lo facevano, ci facevano, sballare. Sapevano di cuoio, lei sapeva di gomma da masticare, sigarette e birra, amaro e dolce in un mix erotico di indiscussa follia mentale, sturbo psicologico. La Katia ovviamente sapeva e faceva apposta alzandosi ogni tanto la gonna da dietro e mostrando del tipo VEDONONVEDO, le mutandine. Solo ogni tanto eh, lo scettro di zoccola lo lasciava pure ad altre…ad una sola anzi. Quando lui non rispondeva alle sue pedanti domande o farfugliava qualche frase sconnessa lei si incazzava e gli mollava una manata sulla zucca, sveglia mister NIENTEDURAPERSEMPRE, devi prendere decisioni, che qua oggi siamo e domani non siamo.

Checco una volta gli si era illuminata la lampadina di Archimede sopra la testa e aveva replicato con impeto (bottiglia di birra per terra con suo/nostro disappunto) quindi se OGGISIAMODOMANINONSIAMO e NIENTEDURAPERSEMPRE è la stessa cosa!

La Katia allora si era ricomposta e rimessa in ordine la gonna nascondendo mutande, collant e stivali di cuoio dall’odore inebriante. Nostro disappunto, sua di lui aria di trionfo, anda di scazzo da parte di lei. Vai a prendere un altro pacchetto di Diana, anzi Marlboro, cazzarola. Voi uomini siete proprio tonti, la prossima volta me ne andrò con la compagnia degli aperitivi e del grano.

Così non fece subito, ma tempo dopo. Il magico mondo di ieri poteva ancora colorare le nostre giornate ascendenti, ne era sicura, tutti ne erano sicuri. Dopo il mondo di ieri si apriva quello del domani e del domani non v’era e non c’è certezza.

Carpe diem

Albert 20/11/2020

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Intervallo delle 10.27 @ The break at 10.27

Nel tempo si potevano conoscere persone che non lasciavano niente in sospeso, soprattutto conti o questioni in sospeso. La nostra compagnia di amici o presunti tali, era di compagnia anche nelle vicende di classe, di scuola, di bagni della scuola e altri luoghi ameni, simili soprattutto per andare a fumare all’intervallo delle 10.27, appuntamento fisso. Chi non fumava si intossicava per andare a fare le sue cose già che non era tollerata alcuna legge antifumo, anzi se non fumavi venivi visto come sospetto.

Nel cesso maschile capitava spesso l’antipatica Sophia, quella con la PH e non con la F, permalosissima a livelli di ferocia, se qualcuno osava sgarrare con la questione del PH e verso la sua figura. Figura da SuperFIGA secondo il suo punto di vista (L’UNICO, uno a zero per me), scema per il parere di altri, sgualdrina per certuni, zoccola per parecchi tra cui Checco il Pilone o la stanga.

Sophia sapeva che quel super pirla del Pilone la insultava in maniera viscerale…glielo aveva detto anche in faccia, quella capra inutile. La povera vittima si era vendicata con l’aiuto degli altri (del suo ganzo) ma non era soddisfatta, mazza, con cavolo che lo era.

Il fatto di frequentare anche il cesso dei maschi non giocava granchè alla sua reputazione ma fumare nel bagno delle ragazze era un pacco bestiale. Tra le sue compagne non aveva gran fama di simpatia (il fatto di essere l’amichetta preferita del figo della scuola Marco per qualcuno, Mark per ancora meno, lo stronzo per quasi tutti. Ma…

…ma ognuno si costruisce la sua fama e gloria come meglio crede. Poi la fama, fasta o nefasta è una brutta bestia, piaci o non piaci, che possiamo farci?

Nella nebbia padana del bagno maschile, attorno alle 10.32, dato che si fumava in fretta e furia perchè la terza ora era occupata da quella di disegno geometrico, detta SCLERA, perchè era solita incazzarsi come una bestia a causa della puzza di sigarette che arrivava in classe dal cesso accanto.

Essendo una salutista di ferro se la prendeva con noi che, a causa del nostro vizio, sarebbe andata nell’oltretomba prima del tempo. Creperò in anticipo per colpa vostra, ragazzi moderni delle mie tasche, ai miei tempi vi avrebbero sospesi tutti. Se la prendeva di più con le femmine, con Sophia e Katia particolarmente perchè…

…perchè come cavolo potete andare nel bagno degli uomini a fumare quelle orribili sigarette in maniera PROMISCUA? Sono sicura che fate cose strane oltre ad incatramarvi di nicotina. Cose poco lecite, potrei aggiungere orge? E le guardava fisse negli occhi. Katia si voltava e si metteva a fare finta di scrivere, Sophia sosteneva per un pò lo sguardo a mò di sfida poi lasciava perdere con un cenno della mano. Poco da fare quei gesti, signorina o il suo voto in condotta precipiterà in fondo al nulla come fate voi quando intasate i bagni della scuola facendo precipitare quelle orribili sigarette.

Eh così insomma, alla SCLERA non andava chi fumava e nel nostro caso le era andato decisamente male, malissimo.

Se qualcuno chiedeva di uscire per andare a farsi una pisciata si faceva anche una sigaretta veloce velocissima così che l’odore di fumo continuava ad entrare in classe a ciclo continuo, senza sosta, senza pietà. In più ci andavano anche certi prof che trovavano il bagno degli studenti più adatto a fumare di quello purista degli insegnanti dal momento che c’erano altre colleghe anti tabacco…

…così si potevano anche controllare che certe studentesse, CERTE, non andassero a pomiciare con qualche pollo loro collega studente nelle pause pisciatorie o presunte tali delle mezze ore e non solo…come era già capitato. Forse era invidia?

Chissà, sentivamo che per una volta diventati adulti si rimpiangeva sempre i tempi scolastici, ma in quel momento non li rimpiangeva nessuno,

Avanti

Albert 16/11/2020

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Amore Segreto # Secret Love

Secondo voci di corridoio, dei vari lo sai che… ho sentito che, mi hanno detto che, non hai idea di quello che so ecc, pareva che nello sgabuzzino delle scope, stracci, detersivi, quello vicino al bagno degli insegnanti, si tenessero ogni tanto degli strani incontri maschio/femmina. Al chiuso e con la porta ben sprangata, con un manico di scopa spezzato che posizionato a terra e messo sotto la maniglia impediva per un “determinato tempo” che nessuno andasse a prendere oggetti atti a pulire il cesso accanto o altri cessi. Stranamente la bidella in seconda, l’addetta a tali opere, non era al corrente di niente, forse, chissà.

Nelle nostre riunioni pomeridiane al parco a fumare e bere di nascosto, pecunia permettendo, si parlava apertamente di tutto ciò. Insomma qualcuno andava a ciulare, a scopare nello stanzino delle scope accanto al cesso. Qualcuno chi mai poteva essere, borbottava il sempre sospettoso e permaloso Checco detto Pilone per la statura, forse io lo so replicava il Mauro detto Mauer, muro perchè una leggenda narrava che una volta aveva rotto un muro, un mauer appunto, con un pugno. in un momento di incazzatura solenne e sostenuta col mondo…

…Sarà sicuramente Marco che va a farsi gli affari suoi con quella ZOCCOLA.

Il Marco, detto Mark, Mark il bello o Mark lo stronzo (sempre in sua assenza ovvio) era il nostro compare di classe, il galletto, il fico, quello che piaceva a tutte. La zoccola invece era l’insopportabile e odiosa Sophia, con la PH, quella cui MAI ci si poteva permettere si scrivere il suo nome con la volgare F. Si incazzava come una iena. Un giorno Checco il Pilone le aveva detto appunto “hai poco da fare la sbruffona se uno ti chiama con la PH o con la F, rimani una povera stronza e zoccola. Corsa subito ad avvertire Mark questo lo aveva preso per il maglione e preso a calci, SEGA non osare mai più dire così alla MIA Sophy. Dietro…

…dietro alla SEGA la Sophia infame fumava e rideva prendendolo per il sedere a sua volta. Sei proprio una sega, ha ragione, diceva in nuvole di Marlboro scroccate qua e là ai pirla con malizia.

Insomma il mistero degli strani incontri nello stanzino delle scope venne svelato poco dopo la presa a calci del povero Checco Pilone. Il preside, il classico sfigato da piedi sul tavolo di presidenza e Muratti Ambassador filtro bianco fumate in quantità notevoli, grasso e pelato, il PRESIDE insomma, avvertito dalla bidella di misteriosi bisbigli e gemiti accanto il cesso insegnanti, era andato a verificare di persona. La bidella era al corrente che nella scuola c’era stato un suicidio anni prima e che il fantasma della studentessa vagava ancora nell’edificio. Quindi…

…quindi il fantasma gemeva dietro la stanza delle scope. Il preside accompagnato dalla bidella aveva bussato invano e alla fine aveva aperto la porta con la forza. Fra le scope e gli strofinacci Mark il fico/lo stronzo e Sophia con la PH e non con la F, stavano mezzi nudi a fare quello che non rientrava nella didattica del giorno. In più la studentessa stava fumando Marlboro rosse, il pacchetto infilato nell’elastico delle mutande a mezza gamba. Il davanti era libero, nascosto dalla mano del bel Mark che controllava se tutto fosse in ordine da quelle basse umidicce parti.

Tacc, chiamai genitori, taccc sospensione. Taccc cos’ và la vita ragazzi, chi non risica non rosica.

Il giorno dopo mentre dividevamo le sigarette prese al tabaccaio con una colletta, era capitato Marco con le mani in tasca e sigaretta ai lati della bocca. Eravamo trasaliti. Ehilà seghe, aveva detto, avete la prova che per me il sesso non è su Supermen o Le ore come per voi segaioli. Con noi c’era anche la Katia, una piccolina perennemente in depre, in depressione. Odiava Marco lo stronzo per via della sua spacconeria e amava noialtri più affini a lei. Più sfigati insomma. Aveva sfidato il bel Mark, BEN TI STA, coglione!

Mark non aveva replicato, preso alla sprovvista. Noi avevamo fatto il classico OOOHHHHH scuotendo la cenere delle sigarette a terra. Povera Katia, aveva bofonchiato il Mauer.

Mark il fico aveva fissato Katia e aveva sputato per terra e se ne era andato verso il bar della Stella dove si intravedeva Tango fumare i suoi sigari puzzolenti. Addio seghe!

Albert 14/11/2020

On air: True faith by The New Order (1987)

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Questo Bacio… # This Kiss…

Che baciare fosse una bella cosa era nel nostro immaginario solo un’idea, una grande idea. Al tempo del tempo che fu ne parlavamo ogni tanto tra noi ragazzi, lo sai c’è quella cosa che si chiama BACIO, ovvero quando due bocche si incontrano e poi cosa succede, deve essere così…cosà…poi

…poi ci si bacia, genio, tonto! Il furbacchione che faceva queste battute da infinito sapientone si chiamava Marco, detto Mark il figo, detto anche lo stronzo, a seconda delle opinioni, aveva due anni più di noi e per quei tempi avere questa differenza di età contava davvero tanto. Il Mark aveva la fama di essere un grande esperto di cose “da grandi” e secondo varie favolette che giravano, secondo anche le sue parole quando, sigaretta ai lati della bocca, bottiglia di birra, presa a scrocco dal frigo del PAPI, nascosta nello zaino di scuola fra i libri ( e non offriva neanche un sorso, se no che stronzo era), ci catechizzava con i suoi sermoni sulla vita…

..sui rapporti ginnici da letto (che secondo le opinioni ben condivise del Frank, detto Checco, detto PILONE, data la sua altezza), opinioni che narravano che le uniche scene di ginnastica da letto che conosceva Mark erano quelle viste sui vari Le Ore, Supermen o altri favolosi giornaletti V.M 18 che si trovavano qua e là per strada (con nostra suprema gioia solitaria) o che venivano trovati negli armadi del papà, dello zio, del cugino, nonno eccetera. Insomma Marco era uno che sapeva raccontartela bene, un cacciapalle.

Ma sulla questione “baci” il nostro uomo aveva dimostrato che ci sapeva fare bene. Un pomeriggio, mentre eravamo al parco a fumare di nascosto, era arrivata Sophia, con la PH. come ci ripeteva lei acidamente se osavamo scrivere SoFia in qualche contesto in cui c’era da scrivere il nome. Insomma la Sophia, che si mangiava sempre le unghie, fumava come una ciminiera e aveva una mezza fama (mai capita) di essere una facilotta, aveva intrapreso una storia con Marco e lui ci teneva che noi vedessimo come si stava con una ragazza…

….CAPITO SEGHE? Aveva detto ironicamente quel famoso pomeriggio quando con una mano aveva preso accanto a sè la Sophia cingendole la vita. Lei, con sguardo ruffiano, ci aveva squadrati con la punta dell’occhio e poi aveva cominciato a limonare con il nostro eroe aprendo e chiudendo la bocca e le labbra rosso fuoco, facendo vedere come si baciava alla francese con un’audacia che noi trovavamo davvero super audace. Noi, con le sigarette in mano, comprate con una colletta collettiva, guardavamo con celato…

…OOOHHHHHH (non detti a voce ovviamente, voi seghe guardate e imparate). Dopo qualche minuto di performance, Marco si sedeva su una panca, nascondendo la patta, e faceva sedere Sophia sulla ginocchia. Noi facevamo finta di parlare di musica o di politica ignorando lo sguardo accusatorio, ma non troppo, di Mark che pensava di non avere sufficiente attenzione. E ce l’aveva, cavolo se ce l’aveva. Ci pensava la Sophi a rimarcarlo, baciando sul collo il fortunato (stronzo) con parole, dai, lasciali perdere, sono ancora giovani…non capiscono. Hanno i giornaletti V.M. 18 per sfogarsi e altre sottigliezze. Una volta il Pilone le aveva detto che era solo una zoccola viziata, Marco lo aveva preso a calci nel sedere con la punta degli stivali. Non…

…non osare dire così della Sophi, SEGA! Nessuno aveva osato difenderlo, ma si sa che il coraggio era ed è una virtù di pochi eletti.

Tempo dopo la tanto venerata Sophia era sparita dal nostro circolo semi perdente. Si vociferava che il padre di lei aveva menato il Mark perchè li aveva sorpresi a fare quelle cose da grandi nel lettone matrimoniale. Lei non si era persa d’animo ed era andata nel lettone matrimoniale di un altro tizio, uno che girava con una Vespa 125 PX, che girava per i bar, era amico di un fenomeno che giocava a Flipper in bar Stella, anche di uno strano personaggio chiamato Tango. L’uomo misterioso insomma che tanto affascinava le ragazze.

Per noi compari invece il famoso bacio doveva rimanere un sogno ancora per qualche tempo, poi si capì. Si capì anche che certi sogni erano meglio quando rimanevano sogni…

…la conoscenza intralcia il giusto cammino dei sogni dell’oblio e della sana ignoranza.

Albert 9/11/2020

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Il miraggio @ The mirage

Oggi la sera è stata particolarmente pungente ma piena di luce. Il sole, sparendo dietro le case, disegnava teorie di chiaroscuri, luci ed ombre, forando le finestre, incendiandosi nell’ultima pozzanghera del temporale, bagnando di luce rosso fuoco le menti di chi voleva capire e connettersi con quanto stava vedendo invece di impazzire di paura e altri strani pensieri.

La Katia è passata davanti a me come un lampo mentre nel momento in cui mi ero fermato a cercare di distinguere il rosso del semaforo da quello del sole. Un attimo, passata, vista una frazione di secondo. Un viso diverso da quello di 27 anni fa, ma eri tu. Non ti ho mai più vista dall’epoca, sei andata via, in un’altra città, così ho saputo per vie traverse. Ma..

…ma quella eri tu, Katia, maledizione! Possibile che mi sia sbagliato? Possibile che sia stato vittima di un miraggio? Se eri tu, perchè non ti sei fermata e mi hai salutato? Sono diverso? Cambiato? Invecchiato? Avevi paura di dirmi, ehilà, sei proprio tu? L’ultima volta…

…l’ultima volta, dopo essere stati distesi sul tuo divano a parlare di futuro, del nostro futuro, io parlavo del futuro da solo, ti sei rabbuiata dicendo che non ci sarebbe stato. Come, cosa, sei fuori? Non si può, la nostra storia è una bella favola, ma le favole non hanno seguito. Finiscono, si spengono, non facciamoci più del male. NON voglio farti del male. A me? Ma stiamo scherzando, hai perso un attimo la lucidità, sei impazzita sei…sei…sei… ADDIO! Addio Katia, addio noi.

C’era un altro di mezzo, capita. E’ successo a tanta gente, succederà oggi, domani, sempre. Evidentemente non ti ho dato le emozioni e le parole giuste per creare un FUTURO, un’IDEA, un’ EMOZIONE più vincente di quelle che pensavo fossero vincenti, capita, nessuno è perfetto. Quella volta però è stato un duro colpo e me lo hai riproposto anche prima, poco fa, stasera, non 27 anni fa, maledizione, Katia, ti odio!

Katia, per quelle parole ti odio! Katia, per non avermi salutato prima, se eri tu e non un miraggio, se mi sono sbagliato ti odio lo stesso.

Ti amo Katia! 27 anni fa e oggi. Nel miraggio e nella realtà finita ma più attuale che mai.

Le strade di città, le strade di periferia, quelle tutte uguali che non portano da nessuna parte se non in qualche altra periferia di città, foreste di cemento armato, malinconia e solitudine, portano qualche volta a strabilianti miraggi.

Miraggi di memoria e di visioni di qualcuno che, come dejà vù, ci compare davanti il naso e…

…come appare scompare. Come un’ombra fugace, invisibile, impalpabile, diabolica. Girandoci di scatto per vedere chi è, chi ci è parso di vedere, non vediamo nessuno se non un’anonina schiena o gambe che in un lampo scompaiono, inghiottite dall’anonimato del nostro tempo.

Tutti i tempi, ognuno ha avuto il suo buco nero e punto di non ritorno.

Albert 6/11/2020

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Città sotto la pioggia: i Metalheads poveracci, Michela e gli stivali, Cesare e l’illusione amorosa

La città sotto la pioggia portava malinconia e ci lasciava annoiati a guardare le vetrine appannate dei negozi, in piedi con le mani in tasca, guardare quello che rimaneva sugli scaffali dato che eravamo dei poveracci squattrinati eccetto…

…eccetto il paio di figli di papà vestiti sempre all’ultima moda che ci prendevano in giro per i nostri abiti da poveracci. Così era, così non sarebbe cambiato per qualche anno. Gli oggetti, perfettamente inutili col senso del poi, sugli scaffali ci guardavano nella loro risuonante attrazione. Per noi rockers di periferia, erano gli ultimi dischi degli eroi del rock del momento, il logo del nome della band era troppo bello per rimanere là a disposizione dei soliti fortunati con i soldi…ogni tanto ci scappava il furtarello mettendo il disco sotto la giacca e uscendo alla chetichella dal negozio. Un paio di volte riuscì…altre furono figuracce infami.

Chiamo tuo padre, no ti prego non lo farò mai più. Chiamata effettuata. Papà incazzato come una belva, prigionia per un mese a casa. Dov’è Pedro, chiedeva Marco Metal. con l’immancabile felpa degli Slayer, Pedro è ai domiciliari, che sfiga, già. Il GIÀ chiudeva ogni discussione, cavoli suoi.

Nei giorni di pioggia Michela, detta Miki, detta svampy, detta Mike o altro chi se lo ricorda, figlia del tranviere, famiglia medio bassa borghese, usciva sempre con stivali alti. Lei era una cultrice di tali calzature, ne aveva una quantità industriale a casa e ne aveva per ogni tempo metereologico, In estate si incazzava perchè doveva mettersi scarpe basse o gli odiatissimi sandali, scarpe da sfigati fotonici, sosteneva inviperita….

…incazzata scleratra, ma era così, che bisognava farci? Quando arrivava era sempre così, gomma in bocca, sigaretta in mano e l’immancabile rimbombo degli stivali sul porfido della strada o sull’asfalto, dipende dove eravamo. In minigonna, collant, così poteva mettere in risalto tutto lo stivale. Certi ornati di catenine metalliche, così oltre al tocco del tacco c’era anche quel rumore di sonaglio che a noi maschietti faceva salire pulsazioni sessuali non indifferenti. Poi se la Michy veniva con le calze a rete era finita, la sua immagine eroticizzata dalla nostra fantasia, regnava sonnolenta nei nostri sogni HOT per giorni…mesi…per sempre.

Il povero padre di Michela, per viziare la figlioletta e prendere i suoi stivali, si svenava di straordinari sul lavoro, ma cosa non si fa per una perla di figlia unica?

Nei nostri incontri talvolta veniva, Cesare, detto Cece, detto lo strambo. La sua famiglia era molto povera, abitava in una casa popolare assieme ad altri quattro fratelli, padre abituato più alla bottiglia e alla cinghia che al lavoro, madre succube. Cesare era un buon diavolo, parlava più o meno con tutti a parte le ragazze finte VAMP che lo evitavano come la peste nera. Porta sfiga, quelle sfighe contagiose, dovremmo mandarlo affanculo disse un giorno la Giulia a uno dei due figli di papà. Cesare era dietro una colonna e aveva sentito tutto. Giulia, la mora strafiga che adorava, che sognava di sposare quando avrebbe fatto fortuna, quando tutto sarebbe diventato più rosa…

…la fortuna è una ruota che gira. Ma non girò per lui. Per la vergogna di essere stato denigrato dalla sua bella del cuore, venne sempre meno, non venne più. Si seppe poi che il padre se ne era andato e lui era andato in Svizzera, era diventato ricco. Ma erano solo parole, nessuno se ne accertò. Giulia divenne invece un’infelice mogliettina di un bastardello che le metteva più corna di quanto potesse pensare. Ingrassò, imbruttì, finì male. Chi la fa l’aspetti.

Sotto la pioggia le vetrine e la gente si accendevano e si spegnevano. Il giorno durava a lungo e alla grande quanto la notte se uno sapeva come viverlo.

Albert 31/10/2020

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Aspettando / Waiting for

La mia vita è stato aspettare che il treno vincente passasse su binari scassati. I binari scassati erano la mia vita, il treno vincente la destinazione meravigliosa, la chimera del buio. Volevo troppe cose ma non sapevo come conciliarle con la tirannia quotidiana del dovere, quindi ho perso.

La canzone più bella del mondo è rimasta nei riff della mia chitarra, il testo nel mio cuore.

Il libro più bello mai uscito si trova in un file del mio portatile. Oh, la protagonista è fantastica. Ho vissuto, amato pianto con lei. Alla fine l’ho fatta morire giovane. Non volevo dividerla con nessuno e non volevo che nessuno leggesse di lei. Meglio farla fuori.

L’arte è possesso. Scrivere è gelosia.

Mi siedo su questa panchina di una stazione in rovina ad aspettare che il treno vincente su binari sconnessi passi un’altra volta. Io aspetto, qualcosa arriverà.

Forse solo la pioggia.

Albert 27/10/2020

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Tango

Tango non era il suo vero nome. Lo avevano chiamato così perchè una sera, di ritorno dal bar, ubriaco fradicio: camminava così male sulle gambe che pareva stesse ballando un tango.

Un tango con sè stesso, con la pioggia che cadeva e con i lampioni che si specchiavano giallognoli nelle pozzanghere. Tutte per i suoi piedi, inzuppati d’acqua, le scarpe rotte. Aveva sempre quel paio, ma pareva non preoccuparsene granchè. Se ne fregava alla grande.

Era visibile a chi lo incontrava fisicamente. Invisibile agli occhi dei detentori del dominio, dei potenti. Doppio destino, un’unica persona.

Tango, quando arrivava al bar Stella, vicino la piazzetta con il suo cappotto fuori moda e le mani in tasca, estraeva dalla tasca un sigaro mezzo fumato, se lo infilava in bocca e lo accendeva con dei fiammiferi da cucina, alla vecchia, alla maledettamente buona vecchia maniera.

Quindi si sedeva ad un tavolino all’esterno, Stella lo vedeva, alzava le spalle, andava da lui, gli chiedeva se aveva soldi, lui sorrideva e o alzava le spalle, segno che non aveva in tasca una lira. Se annuiva, sempre sorridendo, era segno che aveva qualche petello, soldo.

Tango, in ogni caso, veniva servito e sornione sorseggiava il suo whisky, quello più a buon prezzo, fischiettando e parlando da solo su quanto fosse bella la vita.

Naturalmente l’originalità e il differenziarsi dalla massa non era molto gradito, quindi veniva isolato da tutti gli altri avventori del bar

I maligni vociferavano che in realtà era pieno di soldi e che viveva in povertà, in una casa popolare solo per risparmiare o per applicare ideologie strambe che capiva solo lui o i balordi come lui. Se ne potrebbe rimanere a sbevazzare a casa sua, era uno dei mormorii classici. Ecco, arriva l’elegantone, Stella devi mandarlo fuori dalle scatole, eccetera eccetera.

Il povero, per modo di dire Tango ovviamente sapeva di queste dicerie e delle lingue taglienti ma se ne fregava beatamente. Il suo sigaro puzzolente e l’igiene personale non proprio da fiorellino di campo gli serviva per starsene beatamente in pace con le sue riflessioni e le sue chiacchiere impegnative solitarie.

I falsi fighetti di quartiere, solo a parole, pieni di corna e di patologie mentali di frustrazione esistenziale fissavano con ferocia quelli che prendevano la vita in modo diverso…come quell’altro fenomeno da baraccone, quel tossico si, quello del flipper…quello che ha rubato il cuore di Stella…

….e infatti quando arrivava l’altro fenomeno da baraccone, quello che noi ragazzini chiamavamo Flipper Kid, il nostro eroe, l’atmosfera del bar era magnetica di odio.

Tango e Flipper Kid, il duo delle meraviglie, gli unici che si accennavano un saluto quasi complice. Ma si sa, le differenze si attraggono, e splendono la marmaglia comune si confonde nel nulla

Come già stato scritto e detto da qualcuno Flipper Kid un giorno sparì, così come era venuto per splendere di luce propria chissà dove (morto di overdose, secondo la marmaglia degli uomini comuni, schiavi del pensiero unico)…

….Tango invece proseguì le sue capatine pomeridiane al bar Stella a farsi i suoi cicchetti di whisky finchè ci fu il bar e ci fu Stella. Scomparsi prima lei, poi il bar della piazzetta, scomparve anche lui.

Se ne andò in un’altra città? Frequentò altri bar rionali? Chi lo sa. Qualcuno disse che si era ucciso lanciandosi contro un treno oppure la bottiglia aveva vinto sulla persona.

Ma la verità non è importante, sublime può essere il non sapere troppo delle vicende umane. Il mistero attrae, il sapere troppo annoia.

Albert 25/10/2020

Grazie a Paolina Turci per l’ispirazione al titolo del testo

(Art by Holly Warburton)

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Gli amici della piazza. La compagnia del bus 29: Andrea e il sottosuolo di Krypton

….Poi c’era l’immancabile compagnia. Gli amici di scuola del momento, gli ex compagni di scuola degli anni precedenti, quelli dell’oratorio, del bar o amici di amici che portavano altri amici. Semplicemente una compagnia.

Per chi ha qualche anno in più dell’adolescenza la parola compagnia suscita subito una miriade di emozioni e sentimenti, come potrebbe essere altrimenti se no. Noi ne avevamo un paio, ma la più tosta era la compagnia del bus 29. Il nome era stato deciso a caso dal momento che ci incontravamo sempre al capolinea del bus 29, la linea che faceva il giro della periferia ovest, fra palazzi anonimi e grigi costruiti nei primi anni 70, frutto del forte urbanesimo di quel tempo.

Giusto ieri ho incontrato un ex amico del “gruppo del 29” Non lo vedevo da 25 anni è stato come un flash nella notte. Lui, Marco, il metallaro, il più figo, tosto di tutti noi. un capellone fiero e ribelle, alternativo da fare paura, ora dei capelli nessuna traccia. Ehilà, ehilà bello. Hai perso i capelli per strada vedo o è il tuo nuovo look? Marco mi fissa ironicamente e alza le spalle. Il tempo dei capelli è finito, caro mio. ERANO altri TEMPI.

Altri tempi già. Marco se ne va appesantito dalla vita, va tutto bene, ha detto, si va avanti. Già si va avanti, parole che dentro di me hanno sempre lasciato un senso di profonda amarezza ma…

…ma così sembra essere. La compagnia del 29 era veramente un gruppo tosto, aveva tutti i requisiti e difetti di ogni gruppo di amici, veri e presunti. Cera il nucleo storico, ovvero i tre ragazzi delle medie che si erano frequentati sin dall’infanzia e man mano si erano uniti altre persone, ragazzi e ragazze, amici dei tre, poi amici degli altri e così via. Nel momento del massimo splendore eravamo circa 25 persone, maschi in maggioranza, ma non mancavano le girls, statuarie, meravigliose, irraggiungibili per i più sfigati, ovvero la maggior parte di noi.

Come in tutte le ingiustizie, atteggiamento Kriminale, per dirla col gergo dell’epoca, i più tosti e massicci del gruppo cuccavano alla stragrande, le girls più gnocche della cumpa, della compagnia, erano tutte per loro.

Passavano da un flirt all’altro, dal citato Marco il metal Kid, metalhead, a Franco detto Frank, lo yuppie ad Andrea, etereo affascinante e cadaverico di ispirazione dark/post punk. Quando arrivava da lontano, con le sue croci al collo e il gel fresco messo di nascosto appena uscito di casa per non farsi riprendere dai genitori…quando arrivava era uno sballo. E di cultura alternativa ne aveva un sacco, cultura del sottosuolo, venute da KRYPTON. Poi cos’era questo Krypton non lo si era mai saputo. E quando parlava…

…una cerchia di affascinati del malessere esistenziale evidenziate dal suo atteggiamento, racconti e sregolati stili di vita, lo seguivano religiosamente. Andrea diceva sempre che il mondo attuale, la società contemporanea ci vuole fregare con tante belle parole, con tanti slogan messi su neon luminosi e chiacchiere consumistiche. Inutile stare tanto a menarcela, tutto ciò provoca solo disagio e inganno. Nei suoi discorsi si accendeva innumerevoli sigarette, anche illecite e la voce si faceva sempre più roca finchè rimaneva in silenzio, probabilmente all’apice del TRIP che si era man mano costruito.

Andrea post punk, il figlio di Krypton, raggiunse presto il sottosuolo. Esistere nel mondo artificiale, di cemento armato e solitudine non faceva per lui. Ce lo diceva sempre che un giorno avrebbe fatto cosi e cosi. Così fece. Da solo, senza dire niente a nessuno, in un buco anonimo, lo fece come aveva sempre vissuto. In maniera underground e…

avanti…

Albert 24/10/2020

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Elettrica Psychopatica

A ME GLI OCCHI GUERRIERA! A me, a me e a me, tu sei la più feroce guerriera del reame, a me, me, fissatemi, occhi malvagi della bulla del reame…fissami TU TIZIA ROSSA dal nome terribile!

Elettrica, la ragazza che sognava la rivoluzione, che abitava una casetta, presso un boschetto di pioppi, della grande pianura, presso l’ansa del grande fiume italiano, aveva letto che l’ipnosi rendeva invincibili. Lo aveva letto…da qualche parte, chissà dove, beh chi se lo ricorda, pensava, alzando le spalle, quando una ha tante cose da pensare (per esempio?), non va a ricordarsi cose sceme (non erano importanti, rossa?)…

…Insomma…vedo…prevedo…che tu, ragazza rossa, guerriera Elettrica la rossa, di nome, di fatto e di temperamento focosissimo…

…tu sarai la prossima guerriera del nuovo secolo (siamo nel nuovo secolo e da un bel pò, Ele svampita) Quindi allungava le mani verso la sua figura riflessa in uno specchio e allungava le dita come un’incantatrice di serpenti. Si guardava con aria da dura, scuotendo i capelli rossi, come se le dessero fastidio, come se fossero elettrici…

…quindi rimaneva in quella posizione per quattro, cinque minuti, poi si scocciava e tornava alle sue occupazioni precedenti (giocare a Lara Croft stravaccata sul divano) convinta che entro breve sarebbe scoppiata nel suo petto l’ardita voglia della rivoluciòn (aspetta e spera, Ele).

La ragazza terribile dai capelli rossi aveva sempre avuto una condotta molto rigida della sua vita, quasi militare, del tipo alza le chiappe e muoviti per tenerti sempre in esercizio e tenere scattante il corpo che mamma e papà, il latitante lazzarone da circa venti anni, le avevano donato. Camminata, bicicletta, corsa, passo del giaguaro, strisciare nella giungla (questo soprattutto quando andava a soddisfare le sue voglie da guardona delle coppiette che andavano a pomiciare nei vari boschetti, embè ognuno ha i suoi vizi). Ora però…

…però la bella stagione era finita e le diaboliche nebbie e piogge autunnali le impedivano di muoversi senza inzupparsi d’acqua dove meglio credeva. Ogni giorno si affacciava dalla finestra del cortile e…tadannn..pioggia/nebbia/fango/schifo. Non la prendeva mai bene e cominciava ad alterarsi e ad imprecare contro la malasorte. La tentazione di andare a soddisfare la rabbia con un pacco di biscotti o caramelle gommose era forte (dacci dentro bellezza, tanto oggi siamo e domani non siamo). Ma per tenere il suo bel fisico perfetto non doveva, non doveva e all’inferno ogni tentazione (accidenti alla mamma che mi compra sta roba).

Quindi dopo una breve e deprimente camminata con l’ombrello a fissare le interminabili stradine della bassa pianura, se ne tornava a casa a giocare ai videogiochi, occupazione che le portava via gran parte della giornata. In primavera e in estate non era così, sospirava cercando di non pensare al barattolo dei biscotti, ma non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca…passare i giorni migliori della vita stravaccata sul divano, sognare sempre avventure senza mai cominciarne una, immaginare di essere presa da un vero uomo per soddisfare i miei sogni HOT e insomma cazzarola…

…la vita fa SCHIFO! Un pomeriggio Elettrica aveva lanciato il joystick a terra ed era andata a guardarsi allo specchio per mettere in pratica un ipnosi devastante.

EHI TU, brutta antipatica con quei capelli orrendi e il nome assurdo, stai buttando la tua vita nel cesso, i giorni passano e non combini nulla, non hai un soldo manco per andare nel paese vicino, hai una vita piatta, sei ancora vergine, non ti vuole nessuno e…e…MALEDIZIONE! Alla sfiga di essere nata in sto postaccio!

Quindi si lasciava cadere ansimante in ginocchio e piangeva un pò. Come per magia allora compariva un raggio di sole e la nebbia si diradava, gli uccelli cantavano. Elettrica si lisciava i lunghi capelli rossi guardandosi allo specchio.

Che l’ipnosi funzioni davvero?

Allora era il tempo di prendere il suo ferraccio di bici e farsi una pedalata lungo le pizzose strade della pianura per tenere allenato il suo bel corpicino, produrre serotonina, che parolona, lo aveva letto da qualche parte…dove, boh uno non può sempre ricordarsi tutto, pensare che FORSE un giorno qualcuno avrebbe bussato alla sua porta e le avrebbe proposto il comando delle truppe rivoltose, lei Elettrica psicopatica capo, riscossa dalla noia, rivincita sulla nebbia e sull’oppressione di essere soli, incompresi, abbandonati al proprio destino.

Elettrica ne era convinta e la convinzione era già un primo passo verso il cambiamento. Definitivo.

Albert 18/10/2020

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Il ragazzo del Flipper / Pinball Kid #2

I ribelli e coloro che fanno una vita non conforme con il sistema, hanno idee indipendenti non allineate al pensiero unico dominante risultano antipatici e sospetti a chiunque è illuminato solo dal pensiero in voga che conforma la massa, Flipper Kid era odiato per questo anche se non aveva mai detto una sola parola con nessuno, ma se l’abito non fa il monaco, agli occhi degli ignoranti lo fa.

Nel bar Stella, quello vicino alla piazzetta di un paese qualunque, quasi tutti i pomeriggi, per mezz’ora precisa, il Kid rapiva le attenzioni della bella barista e le attenzioni di odio vibrante degli avventori. Gli occhi di lei erano infiammati dai colori rossi del flipper, quasi danzavano nei numeri del punteggio che avanzava inesorabile, incantati dalle mosse fulminee e armoniche, per nulla nervose, del giovane giocatore ombroso finchè…

…finchè mezz’ora di gioco, 100 lire tonde tonde, il Kid scriveva il punteggio su un foglietto di carta, lo piegava in quattro e, recuperato il bicchiere di acqua minerale vuoto con la fetta di limone in fondo, lo appoggiava sul banco.e dava a Stella il foglietto di carta. Lei lo prendeva con mano tremante e lo leggeva, annuiva dopo essersi fissati per qualche istante che sembrava ore e scriveva il punteggio su un quaderno nero infilato tra le bottiglie di vermouth e whisky. Quindi si girava, ma lui non c’era più…

…come fosse un uomo invisibile o un personaggio venuto da un’altra galassia, di lui non restava traccia. Qualche idiota allora faceva qualche commento sarcastico, ora che Flipper Kid se ne era andato. Di critica, naturalmente. Vedo che ti piace quel tizio, sei sempre che lo guardi…lascia perdere…sicuro è un tossico…un perditempo…bla bla bla. Stella li liquidava con un cenno della mano, ditelo quando è qua, coglioni! Naturalmente nessuno diceva niente quando LUI era là.

I mesi passarono e così le stagioni, anche quelle della vita. Il Kid veniva quasi ogni giorno a parte la domenica, quando il bar era chiuso, una volta la domenica era rispettata come giorno di riposo. Lui non parlava, nessuno sapeva nulla, Stella lo adorava, gli altri lo criticavano alle spalle.

Passò la calda estate, arrivò l’autunno nebbioso e triste con qualche giornata di sole che colorava di rosso gli ippocastani della piazzetta. Gli utenti del bar stavano dentro e fuori a godersi il sole quando c’era.

Flipper Kid non venne più. Come tutte le favole dell’eroe ribelle e misterioso, del cavaliere errante, il finale non doveva essere felice.

Stella ogni tardo pomeriggio lo spettava arrivare, il suo corpo vibrava di ansia nell’attesa, ma non si fece più vedere. Qualcuno parlò di giri di spaccio, qualcuno che aveva “sentito” di un incidente e di un ragazzo strano morto schiantandosi fuori strada in moto. Altri se ne fregavano e non dicevano niente, la vita andava avanti benissimo senza personaggi strani con idee indipendenti, almeno a parole.

Il flipper venne venduto, la sua epoca era finita e non solo quella. Finiva anche l’era dei bar rionali, degli incontri e delle chiacchiere in comune, della società che si incontrava, dell’amore da incontro di amici, delle parole faccia a faccia.

Stella cedette la licenza, era stanca diceva, un lavoro pesante. In realtà gli affari non andavano più bene, le nuove tendenze di vita spopolavano i luoghi di ritrovo. Il posto cambiò due gestioni, poi rimase abbandonato per un bel pò. Ci fecero dei parcheggi condominiali, delle antiche insegne non rimase traccia.

Flipper Kid e la bellezza sensuale di Stella scomparvero con il passare delle stagioni, rimasero però dentro di noi ragazzini dell’epoca che guardavano il Kid fuori dalla vetrina del bar. Giovani ragazzi divenuti uomini invecchiati.

Albert 17/10/2020

La mia finestra dà sulla strada
Un campo e una porta e un certo cortile
Domani parto per qualunque strada
Ed in città si può anche morire

Dalle mie parti un uomo si è fermato
Ha detto che è un uomo senza età
Alle mie domande lui mi ha cantato
Una canzone che mai si fermerà

(Yu Kung, Il popolo è forte)

https://povertaricchezza.org/2020/10/15/il-ragazzo-del-flipper-pinball-kid/

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Il ragazzo del Flipper / Pinball Kid

Il bar Stella, vicino la piazzetta di periferia, era sempre molto frequentato. L’attrazione principale era Stella, la proprietaria, una biondina bella e curata che sapeva tenere testa a chiunque. D’altronde essere curate bisognava esserlo per fare affari, chi andava mai in un bar gestito da bruttone? Curve giuste, sorriso giusto, sapere vendere senza vendersi! Stella era una maestra in questo genere di attività.

In un angolo, vicino il tavolo del biliardo, c’era un vecchio flipper, più spento che acceso per dire il vero. Si accendeva sempre al tardo pomeriggio quando entrava un ragazzo piuttosto alto vestito, per l’epoca, da duro. Giacca di pelle, chiodo, jeans attillati con toppe di band heavy metal, stivali a punta. Era impossibile non accorgersi di lui, lo si sentiva quando arrivava da lontano. I suoi passi sul porfido della piazzetta suonavano sordi e potenti e gli avventori del bar…

…lo guardavano di lato, senza incrociare mai i suoi occhi fieri. Un tipo una volta aveva esclamato, un pò ubriaco, ecco che arriva il barbùn che non ha voglia di lavorare. Era stato incenerito con gli occhi, da quella volta era passato a frequentare la bocciofila del paese accanto.

Il ragazzo, soprannominato Flipper Kid, non parlava mai. Stella, quando lo vedeva arrivare, gli versava un bicchiere di acqua minerale con una fetta di limone, che lui prendeva, pagava subito e si dirigeva verso il flipper con addosso gli occhi pieni di ardore e desiderio di Stella. Prendeva una moneta da 100 lire dalla tasca del chiodo e li inseriva nella gettoniera. Nel bar allora vibravano suoni da astronave spaziale, le luci andavano ad intermittenza ad illuminare la vetrata che dava sull’esterno.

Il Kid tirava indietro la leva della pallina molto raramente, il punteggio si faceva subito altissimo, gli altri stavano a guardare con la coda dell’occhio, invidiosi che gli occhi di Stella erano solo per lui. Ma dall’altra parte della vetrina c’erano anche ragazzine adoranti che, facendo finta di niente, si davano gomitate ridendo, sperando che LUI, il figo dall’aria ribelle, si voltasse a guardarle. Ma non si voltava.

Roteava i fianchi, si piegava a destra e sinistra, puntava gli stivali a terra, dava dei leggeri colpi col palmo della mano senza mandare la partita in TILT. Sapeva come fare benissimo, non era scemo, manco idiota.

Gli altri fumavano, tutti fumavano: il bar era pieno di fumo, fumavi anche se non avevi il vizio del fumo, bruciavano forse gli occhi, ma nessuno si lamentava. Gli occhi di Stella poi erano solo per Flipper Kid, gli altri erano invisibili, l’amore cieco e malinconico come solo il vero amore sa essere e deve essere…

Albert 15/10/2020

Continua…

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Il Girotondo

Non c’era niente di più magnetico del girotondo. Nella nostra compagnia di bambini si usava farlo ogni tanto, dipendeva da come, dove e soprattutto con chi.

Il come e dove dipendeva da dove eravamo. Se era il cortile della scuola e chi ci sorvegliava erano le maestre allora stavamo ben composti, senza fare troppo baccano e soprattutto senza strattonare il compagno che ci era a destra e/o sinistra. Non eravamo noi a scegliere a chi stringere la mano, speravamo sempre di trovare il compagnone più fico, quello che si elevava, il bulletto. Magari aveva le mani sudaticce e sporche di pennarello o di altre cose, si ingoiava il senso di schifo e via, strette le mani, via col girotondo…

…prima da una parte, poi dall’altra. Alla fine ci sentivamo come ubriachi e camminavamo a mò di zombie verso l’insegnante che ci aspettava dicendo di muoverci.

Se il girotondo era nel cortile del condominio o, meglio ancora, nel campetto erboso poco distante ancora meglio. Là potevamo sceglierci chi avere accanto, se non ci andava lo mandavamo via, potevamo strattonarci l’un altro per dispetto o per gioco, spesso si finiva col sedere a terra e gambe all’aria. Allora…

…allora ci si metteva a ridere canzonando il malcapitato. Forse poteva nascere una mini baruffa o zuffa, quattro spintoni giusto per stabilire chi era il leader del gruppo. Cose da bambini e ragazzi, nessun adulto interveniva, ce la sbrigavamo da soli.

Quando però avevamo la fortuna suprema di potere iniziare il girotondo con la ragazza più bella, più ambita, quella che faceva battere il cuore come un matto, quella le cui mani non erano sudate, anzi erano candide, bianche, bellissime, allora quella corsa in cerchio poteva durare anche per sempre, senza fretta di cambiare il partner, senza bisogno di fare i prepotenti e di strattonarla…

…ci si guardava, lei forse sorrideva, non farmi cadere, diceva sorridente, guardando in basso. Se non lo diceva all’altro cui stringeva la mano allora era il massimo del tripudio di gioia. La gioia e le emozioni che possono dare solo un’età spensierata, dove non si vedevano conflitti, interessi, avidità, odio, guerra.

Come tutte le favole non a lieto fine, anche noi cambiammo e ce ne andammo a vivere in altri quartieri, città, nazioni, continenti. Nel prato del girotondo costruirono palazzine per nuovi residenti. Qualcuno di noi non vide neppure la maggiore età, rimase per sempre giovane ma…

…ma come tutte le cose che rimangono immobili nella mente, pure e incontaminate, potevamo anche pensare che il nostro girotondo, come la muraglia cinese, si poteva vedere dallo spazio, dai pianeti e dalle stelle. Oppure bastava che lo guardavamo e vivevamo noi…

Noi eravamo il centro, il mondo e la sua vorticosa esistenza,

Albert 12/10/2020

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Steffy a Malibù con Brad Pitt

Hey man, fammi tua e ti sarò devota finchè morte non ci separi, dice Steffy incontrando Brad Pitt sul boulevard di Malibù. Lo sai, bello, sono una tua sfegatata ammiratrice fin dai tempi di…beh non me lo ricordo, ma ho sentito che vivi qua da ‘ste parti e in una casa da Mille e una notte (e il conto corrente in quattordici banche). Come mi chiamo? Stefania, ma tu puoi chiamarmi Steffy come tutti (tutti chi?), un grande onore dici? Si, figurati che onore per me. Spooooosami amore, sarò tua tua girl, tua per sempre, forever, Kisssss me XXX, love me now!

Allora caro Brad, ti scoccia se ti prendo a braccetto, no vero? Su, andiamo a farci un giro sulla playa, camminiamo pian piano, ci leviamo le scarpe, ah tu giri sempre senza scarpe? Bene, anche io…beh ma a Milano non è il caso sai, là non c’è proprio così…come dire…un clima californiano. C’è un pò di smog…un pochetto…anche qui? Ma nooo dai, senti che aria pura, la salsedine e va beh, chissenefrega, parliamo di noi…

…mi fa piacere che capisci l’italiano, ah non lo capisci? E come facciamo a parlarci così bene, anzi sto parlando solo io, va beh chissenefega, sei rapito dalla luce dei miei occhi vero amore? Dai miei capelli lucenti? Che galante…anche dal mio fondoschiena? Eh si, in effetti cerco di tenermi in forma…come dici…le mie bocce? Eh dai, mi fai arrossire, comunque si si, finchè stanno su da sole senza ritocchini, pagherai tu, grazie tesoro, insomma finchè durano naturali saranno ok…eh ehhh?

…pensi che sia una gran chiacchierona? Ma nooo, figurati, di solito sono una tomba ma…ma qui a Malibù…tutto in un baleno…capitato così in fretta. Vero, vero, chiacchiero troppo, ma sono emozionata…anche tu? Ma va là, non ci credo chissà quante tipe hai avuto…hai per le mani. Come le noccioline in un recipiente? Ahhah, che esempio scemo, ma tu puoi farlo, sei Brad mica il mio amico Beppe sfigato. Chi è Beppe, chissenefrega, uno come tanti. Mi vuole bene…va beh, pazienza…

…pensiamo a noi, guarda, guarda, c’è un locale figo sulla spiaggia, andiamo a farci un aperitivo, uno spritz…come dici? Meglio un Margarita? Ma certo, scusami, non volevo fare la provinciale ma…ma da noi si usa e poi. Andiamo, però ho lasciato le scarpe sugli scogli e…andiamo senza scarpe, ok Brad, la tua amica, futura moglie Stefania, detta Steffy dall’umanità eccetto mammina, il papi e zietta, dice si va, anche se ci sono conchiglie appuntite, resti di bottiglia, un chiodo ruggine…sporco. Ma si, si vive una volta sola!!

Steffy si siede ad un tavolino, Brad davanti a lei. Lui allunga una mano e intreccia le dita con le sue. Le tocca un ginocchio, il Margarita è forte, stordisce. Arrossisce, si sente la ragazza più felice del mondo. Sai Brad, vedo già la pioggia triste di Milano perchè tra qualche istante torno lì, ma prima che tutto finisca e che Malibù sparisca, ti prego baciami, baciami, stringimi a te, amami, andiamo ad imboscarci, anzi no, facciamolo qua, tanto è tutto un sogno…

…come dici? Sono la ragazza più bella che hai mai visto in vita tua? La più dolce? La più figa? Wow, che parole, sono lusingata, felice, MORDIMI Brad, uccidimi d’amore e non lasciare che il nulla che mi circonda mi porti di nuovo alla realtà e…

…e si, butta giù quel cavolo di Margarita e io Steffy e tu Brad faremo l’amore, l’amore, l’amore a Malibù, sulla playa quando tutto si dissolve, svanisce e noi…noi…

Albert, 11/10/2020

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Le bolle di sapone/Soap bubbles

Era il rito del tardo pomeriggio sederci sul muretto a fare le bolle di sapone. Nessuno di noi era un genio, le facevamo così, alla buona soffiando con foga con scarsi risultati, rovesciando a volte il contenuto della boccetta sui pantaloni o talora in bocca presi dalla disattenzione di far vedere agli altri quanto eravamo bravi.

Qualcuno lo era davvero. Faceva bolle gigantesche che poi riprendeva con l’altro lato del, chiamiamolo soffiatore, per farne un’altra gigantesca che si attaccava all’altra e poi riprendeva e così a lungo finchè scoppiava.

Rimaneva sul cerchietto così una patina di sapone e con una sola immersione nella boccetta, prendendole e riprendendole al volo, ne faceva una quantità numerica impressionante.

Per noi più schiappe, il sapone finiva prima del previsto, quindi dovevamo restare a guardare il bravo di turno sperando che inciampasse e che gli cadesse il sapone per terra. Tiè, ben ti sta. Ma non succedeva mai.

Ogni tanto capitava la fanciulla del cuore tanto sognata e ci stava a guardare. Per l’emozione i risultati erano ancora più scarsi del previsto a parte il solito “secchione” che la incantava con le sue performance e noi zitti e muti.

Le bolle, sapone permettendo, duravano prima del buio, poi si doveva tornare a casa per la cena, per i compiti, per imprevisti.

Se ne facevano ancora un paio che volavano alte nell’alito del vento serale e se erano buone sparivano dalla nostra vista…ma…

…qualcuno diceva che potevano volare fino all’altra parte del mondo, altri che scoppiavano subito, altri non dicevano niente, le guardavano con le mani in tasca finchè non rimaneva nulla.

Albert 10/10/2020

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L’aroma dell’amore, la sofferenza del cambiamento

Sapevo che all’angolo della farmacia, vicino alla stazione del tram mi attendeva ogni mattina la persona che amavo dal più profondo del cuore, per andare a scuola assieme. Quattro strade, un incrocio, poche macchine, nessun pericolo.

Sognavo già la sera precedente quel magnifico incontro. Me lo immaginavo sempre diverso perciò sceglievo sempre con cura i vestiti con cui uscire la mattina dopo. Non dovevano mai essere uguali per non scadere nella monotonia. Il mio amore nascosto magari non avrebbe apprezzato oppure me lo avrebbe fatto notare. E per la vergogna avrei sbandato contro il primo tram di passaggio. Meglio morire che la vergogna del ripetitivo.

Questo magnifico incontro aveva sempre un profumo diverso. Alla caramella alla fragola o alla menta. Di gel da capelli, quelli da due soldi che rendevano i capelli duri come l’acciaio. Aveva il profumo della gomma, della ribellione, dell’anarchia e del rock and roll….oppure….

…..oppure aveva l’odore di tabacco. Quello buono però, fumato di nascosto nel giardinetto imboscato, quello prima di raggiungere l’angolo della farmacia. L’angolo del nostro incontro.

L’aroma delle sigarette fumate in fretta e furia misto fragola, menta, ribellione e fiori di primavera.

La bellezza dell’incontro al profumo dei fiori di maggio. Noi due verso scuola, come una sola ombra. Sorrisi intrecciati, mani anche, ma solo immaginate.

Parlavi della gioia e della fretta di diventare grandi, di prendersi magari quel motorino, poi saremmo andati sulle colline, poi magari nella città vicina, forse in capo al mondo.

In una realtà diversa e con qualche anno in più, non ho trovato più il senso di libertà che era lo stare con te. Tu dove sei? Ho sentito dire che non ci sei più dopo che te sei andata ad abitare in una grande città.

Perchè gli incontri da adulti non hanno il sapore di dolcezza, di fragola e di anarchia? Perchè non portano alla ribellione e all’amore? Tutto deve finire a 14 anni?

Una mattina di autunno, col vento gelido, un forte odore di menta e tabacco ha rapito la mia mente facendo diventare tutto quello che non credo in una più dolce realtà.

Mio, tua. Tua, mio

Albert, Marzo/Ottobre 2020

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Elettrica Erotica #2

Elettrica, rossa di capelli, di temperamento e di idee, aveva sempre avuto le idee molto chiare sul modo di vivere una vita entusiasmante: cambiare il mondo in maniera radicale in maniera rivoluzionaria, come avevano fatto i grandi uomini del passato, da Robespierre a Che Guevara. Un’idolatria verso questi grandi personaggi che però si scontravano con la piattezza della sua vita che di rivoluzionario non aveva nulla..

…eccetto le idee, ma quelle uno poteva anche fumarsele senza una seria messa in pratica.

Questo suo temperamento per l’azione e l’impossibilità di usarla le metteva una grande ansia e irrequietezza che non sapeva come cavolo calmare. Di notte faceva sempre più spesso sogni a luci rosse e al mattino si svegliava in preda all’inquietudine di mettere in pratica quello che aveva visto nel mondo di Morfeo, ma come, accidentaccio…

…ormai era sempre più ossessionata a bastarsi da sola e ci riusciva benissimo, anche più volte al giorno, i soggetti a cui pensare non le mancavano. Il suo hobby di guerriera felina della giungla era messo nella cupa realtà vestendosi in pantaloni e maglie mimetiche, cappuccio in testa per nascondere i capelli rossi, troppo visibili (beh dai, le rosse piacciono, pupa ribelle) e, strisciando nell’erba nei luoghi dove le coppiette andavano a fare i loro porci (in tutti i sensi) comodi, spiava tutto, tuttissimo, non si perdeva nulla delle performance…

…etero, non etero, più gente insieme, insomma quelle piazzole lungo il fiume erano una FIESTA per gli occhi di una povera ragazza rivoluzionaria insoddisfatta come lei. Non posso combattere però almeno mi faccio gli occhi, pensava ben nascosta nell’erba, binocolo militare in mano e cappuccio ben calato sopra la testa. E…

…e ammazza alla fine, quando era sicura che se ne erano andati e che non ci fossero maniaci in giro, trotterellava fino alla sua sgangherata bicicletta accarezzandosi i lunghi capelli rossi (ogni tanto qualcos’altro). Quindi, come faceva quasi sempre se non pioveva, se ne andava sulla sua ansa del fiume preferita, ben imboscata, a darsi sfogo sulle immagini HOT che aveva visto o di altre volte in cui aveva visto altro. Terminate le sue cose, si appoggiava ad un pioppo a fantasticare di altre faccende, situazioni che era ormai convinta che non si sarebbero realizzate mai (mai arrendersi, Ele, ragazza mia, le diceva la cara nonna buonanima, ok nonna, però…)

Elettrica pensava anche che forse era ora di smettere di essere verginella a vent’anni suonati. Anche se era vero che pensare a certe cose banali era roba da borghesi viziati era pur vero che non si poteva continuare a fare la guardona senza soddisfare almeno UNA VOLTA le sue voglie represse. UNA VOLTA, maledizione, poi magari fa schifo e mi tolgo il pallino dalla testa e non ci penso più…più…più…

…però fallo! Per farlo serve una persona in carne ed ossa, ma io conosco solo gentaglia senza spina dorsale e senza palle.

Tornando a casa andando a zigzag con la bici, ogni tanto cadendo a terra per distrazione da pensieri troppo focosi, rifletteva a chi potesse prenderla da vera donna quale era e non una ragazzina strana, dalle idee strane (cosa per cui era famosa). Un vero macho, come certi fighi che si vedevano alla televisione, oppure quelli che si sognava di notte…

…quelli che non avevano paura di lei (come quasi tutti), quelli che la prendevano con la forza, la spingevano a terra tra i tronchi dei pioppi, le strappavano i vestiti di dosso e senza se e senza ma ZAC, le jeux soint faits. E pensa…pensa…sogna, distrazione, casino, danno ed eccola ruota della bici sbatte contro una pietra e BABUMM cadi con le chiappe a terra e le gambe all’aria, senza che nessun fico ti prenda come vorresti tu, cara Elettrica…

(torna a fare la guardona che ti riesce meglio!)

Un grazie Simona per la foto

Albert 5/10/2020

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Steffy e i Girasoli / Steffy and the sunflowers

L’estate sta finendo e un anno se ne va diceva una canzone. E anche il caldo di un’estate semi schifosa, pensava Steffy un caldo pomeriggio mentre guidava la sua Mini Minor rosso fuoco, dono del caro paparino( Stefania, un regalo per te, la MIA DOLCE e cara PRINCIPESSA aveva detto facendo tintinnare le chiavi della macchina sotto i suoi occhi avidi di incredulità e gioia) per i suoi 24 anni,.

Dal momento che il tempo del mare sembrava finito (vai a sapere, non ci sono più le stagioni), aveva pensato di andare in piscina (sarebbe stato meglio a MALIBU, ma pazienza Stefania…pazienza, l’osso grosso arriverà) a fare un pò di bracciate e sfoggiare un costume intero che aveva preso in un Outlet, un affarone (altro che MALIBU dolce principessa, vai in piscina, credulona tontolona ingenuotta)…

…alla fine però aveva cambiato idea ascoltando la sua voce della coscienza, In effetti andare in piscina era un pò da sfigati. Quindi una bella corsa col suo bolide in campagna con tanto di musica a palla, mano fuori dalla finestra e occhialoni da sole da dark lady che faceva tendenza. Pantaloni corti con gambe nude (ben fatta Stefania, mostrati finchè le tue grazie cadranno sotto il peso dell’età, avrebbe detto sua zia…ma zia che pessimismo…la vita è pessimismo, nipote ingenua quindi mostra le chiappe e le bocce finchè puoi)

E però…a guardare le case coloniche e i campi arsi dal sole di ottobre ancora caldo…niente male. E i girasoli, strano, pensava Steffy abbassando il volume della radio per non apparire la solita cafona di città maleducata (quello che sei, dolcezza, rassegnati). Strano, pensava ancora fermando il regalo del papi, lucida rossa lucidissima, il sole splendeva sulla carrozzeria (anche la sua). Si ricordava che i girasoli in quella stagione erano ormai appassiti (grazie scuola, beh ovvio, ero una secchiona TOP)…

…e quindi si ferma e scende dall’auto abbassandosi un pò i jeans corti per non apparire una poco di buono (quello che sei in realtà, Stefania ingenuotta illusa) e magari qualcuno poteva fermarsi e chiederle quanto prendeva all’ora per quattro salti in campagnetta (beh non sarebbe neanche male, soldi facili, Stefania bimbaminchia)

I girasoli appassiti si perdono all’infinito e la ragazza si incammina lungo un viottolo tra i due blocchi floreali e con le mani accarezza i fiori. Sente i moscerini azzannarle le gambe e qualche erba, forse ortiche, pizzicarla. Ma in quel momento non importa, rimane ipnotizzata dal sole che illumina i girasoli. E si vede…

…si vede bimba quando suo padre la portava sulle spalle in un paesaggio simile. Forse era proprio là, si sa che la vita è un cerchio e tutto parte e ritorna in un unico posto…non si sfugge al destino.

Steffy rimane ferma tra i girasoli e li accarezza con le sue mani vellutate e ricorda…ricorda…ricorda…la parte innocente della vita, quando non si perdeva in inutili cavolate frivole e tutto era puro…puro, purezza, immacolato, bimba, bimba timida. Stefania, la mia principessa, le pare di sentire la voce di suo padre mentre camminavano tra i girasoli. Bellezza, dolcezza, pace interiore. Quello che ci vuole, dannazione…

…ma una cornacchia appoggiata ad un filo della corrente emette qualche CRA CRA e l’ipnosi finisce. Steffy si incavola, stupida bestiaccia, hai rovinato il mio mondo perfetto, sbraita quasi lanciando contro una scarpa. E si, dice ad alta voce, se la scarpa finisce chissadove devo tornare indietro scalza.

Grattandosi le gambe mangiate dagli insetti Steffy ritorna al suo bolide rabbrividendo per il freddo. E si torna a casa, al tratran (quale?) alle sue preoccupazioni frivole. Beh, borbotta, per deprimerci c’è ancora tempo, devo pensare a Malibu!

Albert 3/10/2020

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Missing

Ti ho vista da lontano mentre entravi nella valle nebbiosa.

Arrivato sulla sponda del lago Nero ho visto solo le scarpe e un diadema.

Tutt’intorno il rumore di qualche animale, poi solo silenzio…

…il rumore dell’acqua e il silenzio.


I saw you in the distance as you entered the misty valley.

When I arrived on the shore of Black Lake I saw only shoes and a tiara.

All around the noise of some animals, then only silence …

… the sound of water and silence.

Albert 27/9/2020

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Steffy romantica marinara/Romantic sailor Steffy

Steffy sapeva che il tempo era maligno e non giocava granchè a suo favore. Le rivelazioni della cara zietta, caduta in depressione, in realtà lo era da una vita, a causa del tirannico trascorrere del tempo e delle azioni nefaste sul corpo femminile (il suo sicuramente, ma non valeva per tutte le donne aveva pensato la perplessa nipotina) le avevano messo addosso una specie di ansia…

…insomma bisognava cercare di divertirsi il più possibile, cercando di riuscirci però. Da brava ruffiana e potendosi permettere giuste curve feline (da gran gnocca, dillo pure Stefania Stefanina Steffy scioccherella) e…

…e alla fine della fiera era riuscita a scroccare ad un suo amico benestante ma non eccessivamente(prima o poi arriverà, Stefania illusa bamboccia) un giro sulla sua barca di famiglia (di famiglia, appunto non sua, Stefania illusa, aspetta e spera) in un interessante giro per delle isole molto carine (carine come te, Stefania, dì pura strafiga, voce della coscienza impicciona)

Con la garanzia di avere un buco di stanza sottocoperta tutto suo, la privacy prima di tutto caro mio, poi si vede, il viaggio è tutto un susseguirsi di fantastici paesaggi marini e insenature da sballo; la bella Steffy ne è stregonescamente incantata, non riesce a staccarsi dagli scorci che man mano il viaggio le propone sotto gli occhi, Riesce quasi a commuoversi, specie dopo un paio di aperitivi che il suo amico padrone della barca non manca di farle avere sperando che quella zucca tenebrosa della sua amica si sciolga un pò per…

…per divertirsi un pò insomma, che diamine. Ma la tenebrosa amica resiste all’assalto delle avances del marinaio benestante, anzi dopo un pò ne è quasi scocciata. Le giornate sono belle, piene di sole, giusto per mantenere l’abbronzatura della sua pelle fresca come una pesca, ma le scoccia scoprirsi più che tanto, anche se stare al largo, lontano da occhi e cellulari fotografi curiosi, chiamerebbe di starsene nuda come una Venere. Ma i cellulari ficcanaso specie quello del suo amico…

…insomma niente da fare, si rimane in costume. L’amico va spesso a sedersi accanto a lei e le racconta faccende del suo lavoro, dei soldi del paparino che un giorno saranno suoi (un giorno quando?) dell’importanza della famiglia, dell’amore, dell’affetto del…sesso, si anche di quello, ma non lo nomina quasi mai. Beh insomma, indaga la Steffy, magari con un pò di panza in meno si sarebbe potuto anche fare qualcosina qualcosetta, ma anche l’occhio vuole la sua parte e che cavolo! Insomma lo spasimante va in bianco, lei anche.

Alla fine del giretto tra le isole la Stefania in arte Steffy torna sulla terraferma, ringrazia tra mille sorrisi e se ne va, goodbye bello. Ho capito che avevi la grana, ma eri troppo appiccicoso e poi…la tua silhouette…la panza, insomma aspetterò il prossimo principe azzurro (ritorna pure in piscina cara Stefania, il tempo è tiranno, le buone occasioni sono rare…rarissime e poi il tempo eh il tempo canaglia tiranno…il tempo Steffy…il tempo…tempo…puff! )

Albert 25/9/2020

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Elettrica Strategica

Nell’incertezza del domani vige la sicurezza del presente, nella fregatura della mattina sta la magia della notte precedente. Insomma, meglio quello che si ha in mano al momento, momento vissuto, momento che è, palpabile, presente, sicuramente presente che il nulla incerto del non palpabile del futuro, ovvero ORA!

Elettrica non aveva dubbi in proposito, meglio il famoso uovo oggi che una gallina domani. Meglio avere già oggi le armi della guerriglia che trovarsi a lottare a mani nude domani. Ora, ORA! Molto bene, ora, ORA, ma quando viene sto cavolaccio di ora…

…ora che mi trovo in questo paesetto del nulla, in mezzo alla pianura del nulla, in un paese del nulla, in una nazione del nulla…nulla, nulla, troppi nulla, cavolo. Troppi dubbi, nessuna rivolta, la rivolta, RIVOLTA, che parola sublime, meglio di qualsiasi parolone affettuose o di amore, tanto…

…tanto chi ne ha mai sentita una! Elettrica un mattino rifletteva su queste cose con i piedi appoggiati sul muro della sua cameretta e stando con la testa in giù. La sua notevole chioma rossa, sparsa per terra (pavimento pulitissimo, da potere mangiarci sopra, guai a pensare il contrario)…

…capelli rossi sparsi per terra come la corolla di un fiore. Un fiore rosso, ROSSO, ah il più bel colore del mondo. Rosso vita, rosso politico ma rosso sovietico, da sigari cubani di quel figaccio che era stato il CHE buonanima. Che fine del cavolo però là nella foresta…aveva guardato spesso le foto del suo corpo morto dopo la fucilazione in Bolivia, messo in bella mostra per i fotografi. Povero Che Guevara, povera rivoluzione, mondo boia!

Elettrica strategica lo era solo nelle idee (la realtà è più utopia che fantasie rivoluzionarie, anche solo pensare che cacchio fare di pomeriggio oltre ad andare in giro con quella stupida (povera, stellina Elettrica, sei una poveraccia, quindi bici catenaccio) ma anche altri uomini e donne con la forza delle loro idee avevano cambiato il corso della storia e del mondo (dopo averle messe in pratica, dolce rossiccia Elettrica illusa sogna di meno e agisci di più, mondo boia)

Agire, agire, subire subire. Due parole, quattro volte dette, fanno una strategia di vittoria o morte, victoria o muerte. Ma in realtà?

Elettrica strategica mancata (al momento) quando viveva una giornata o un periodo decisamente NO, si lasciava andare al pessimismo cosmico, tipo quello di quel fuso mentale di Schopenhauer. Quando si lasciava andare al fatalismo vedeva crollare tutte le POCHE certezze che aveva ancora nella sua giovane vita, vita così piena di nobili ideali che potevano andare all’inferno per una questione di temporeggiamento e immobilismo che non dipendevano neanche da lei!…

…colpa della SFIGA era solita dire in questi casi lanciando pietre nelle acque limacciose del grande fiume. Avrebbe lanciato volentieri pietre o altro contro quelli…quelli là, i dominatori. E cavolo, mondo boia, legarli anche ad un tronco e lasciarli affondare. Ah che sogno, la rivoluzione comincia e farei così e poi cosà….

Hasta la victoria siempre!

Finito di sfogare le sue paranoie guerrigliere si calmava, solitamente quando il cielo diventava buio pesto e quindi tornava a casa sulla sua (stupida?) bicicletta sgangherata. A volte spingendola perchè una ruota aveva forato e giù di imprecazioni da brava ragazza educata.

Elettrica, la pianura, il fiume, le idee e la rivoluzione ancora mancata. Ma le idee erano come avere il famoso uovo oggi che una gallina domani. Oggi, oggi…domani, domani!

Albert 21/9/2020

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Steffy TOP GIRL

Steffy nella vita Stefania, in arte Steffy, pensava che era ora di mettere in pratica i suoi sani e saggi principi morali che aveva cercato, più o meno, con altalenanti risultati, saggi principi morali intelligenti di essere insomma una TOP GIRL, una girl che doveva trovare il suo giusto posto nel mondo, ovvero doveva finirla di lagnarsi e di sbattersi le scatole nella mediocrità di una venticinquenne qualsiasi.

Ma lei era stata o poteva ambire ad essere una TOP GIRL? Dunque, penso, rifletto…

Prendeva il sole nella sua bella terrazza, bikini top, succintissimo, quasi invisibile, roba da fare svenire dall’invidia quelle sceme delle sue (EX) amiche e i loro morosi zerbini (bleah). Il tutto ben protetto da barricate anti guardoni, voyeurs, chiamateli come volete, pronti magari con i loro smartphone poveracci a immortalare le sue curve statuarie( troppi spritz ultimamente, hai messo un pò di panza, Stefania illusa cretinetti), da diva di Hollywood (da babbiona della piscina comunale, Stefania cresci, capra illusa), dalla pelle liscia come una Venere che esce dalle acque caraibiche (sei un pò pallida ultimamente e rugosa, Stefania illusa, cretinetti, presuntuosa).

insomma dopo questi botta/risposta mentali alla Steffy era apparso un campo da battaglia più che la strada rosea verso il Valhalla del futuro gossip delle TOP GIRL più chiacchierate e in voga, la fidanzata del figo di turno, proprietario di chalet a St. Moritz o yacht faraonici in giro per i sette mari del mondo. La regina dei rotocalchi…chiacchierata per i pettegolezzi su quei programmi da sclerati mentali in onda nel pomeriggio sulle TV nazionali (chi cavolo guarda mai la televisione)…

…e…e…e BASTA illusioni. Steffy si toglie gli auricolari dalle orecchie, taccc, cellulare, signor cellulare che finisce per terra, imprecazione, mi alzo in piedi sul terrazzo, visibilità perfetta dalla strada e dagli altri appartamenti, ovviamente affollati. Sguardi felici maschili, di semi odio femminili…

…Taaac straccc, belin belella la vita è bella, così la va cara Stefania ingenuotta provinciale, ma non è quello a cui ambisci? Farti ammirare?

Ricorda che sua zia, imbruttita all’inverosimile dalla vita, una che passa il tempo ad ascoltare canzoni vecchie su Spotify e ricordare i vecchi tempi, inossidabili e perfetti vecchi tempi, a piangere i vari morosi, mariti mancati e la loro abbronzata ricca memoria, le ha consigliato di sfruttare la sua giovinezza per accalappiarsi uno ricco, ininfluente se bello o brutto, basta che abbia il grano…

…Devi tenere sempre le tue grazie in vista, cara Stefania, Steffy zia, va ben chiamati come vuoi, nipote, basta che metti in mostra le tue bocce e le chiappe. Fai vedere le gambe e sii disponibile con chi gira con macchine lunghe dieci metri…

…insomma il consiglio è essere un pò sgualdrinella per ottenere il massimo dalla giovinezza, devi essere una TOP GIRL, gioia della zietta…ascolta anche tu che musica ai bei tempi. E giù a piangere le occasioni, neanche tante, forse nulle, mancate.

La lezione di vita per la dolce tenebrosa antipatica…snob Steffy è questa, prendere o lasciare, sempre se ci riesci, cara bamboccia. Muovi le chiappe e fai quello che ti ho suggerito oppure non lamentarti se vivrai nella media e po, OCIO, spalanca le orecchie, SFIORIRAI e diventerai cadente e tutt’altro che TOP. Sveglia, svegia, sveglia, il tempo vola e le occasioni si perdono.

Ancora una volta per la povera Steffy la strada risultava essere tutta in salita, giovinezza ok, bellezza anche, ma il livello di decisione per diventare una TOP GIRL dov’è? L’estate volgeva al termine, Steffy lo sa e geme preoccupata, noi per altri motivi, di solito ben INFONDATI e privi di valore.

Albert 12/9/2020

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Elettrica Antipatica

In diversi tempi della sua vita, Elettrica si chiedeva se lei era mai stata una bambina/ragazzina/ragazza (donna non ancora) SIMPATICA. Il concetto di simpatia naturalmente era molto vasto, poteva racchiudere vari aspetti del comportamento, del modo di fare, del modo di relazionarsi, dell’AFFETTO ricevuto da piccola, da semi piccola, adulta…no, NON ancora adulta…

…insomma, alla fine delle sue profonde riflessioni scuoteva in modo energico la sua montagna di capelli rossi ed esclamava ad alta voce un sonoro NO! Non sono simpatica un cavolo secco. Quindi si guardava attorno, alla desolazione della sua casetta, ben tenuta eh per carità che nessuno osasse pensare il contrario, pensava alla desolazione della sua vita SOLITARIA, del tipo non mi fila nessuno…nessuno…la mamma…la nonna…altri..NISBA, un cavolaccio secco!

Papà, come si chiamava si, mi pare di ricordarlo, la mamma non ne parla mai a parte parole tipo maledetta canaglia, bastardo (altra parola), figlio di buona donna (altra parola). Gli aveva augurato mille morti, che si suicidasse…dopo essere uscito venti anni prima a prendere le celebri sigarette, l’età della dolce (stramba), tenera (oscura), simpatica (antipatica) figliola, l’Elettrica, cavolo che nome assurdo ho dato alla ragazza (ormai il gioco è fatto, bambola).

Dunque io sono una ragazza antipatica, si ripeteva nelle sue peregrinazioni in giro con la sua scassata (poveraccia) bicicletta. Ma si, una minaccia qua, un’occhiata killer alla compagna di banco, un calcio nel sedere laggiù, un pugno nei denti al bulletto della scuola (poi la bulla era diventata lei, temutissima Elettrica). Un paio di sospensioni da scuola, note sul registro a gogo, ammonizioni da parte di quella (capra) di preside e ECCO QUA!…

…diceva un pomeriggio all’aria aprendo le mani in senso di riverenza. Sono sola come un cane, ho fatto il vuoto attorno a me, sono una scioccherella ANTIPATICA. Ma non idiota eh no, no e poi no, continuava nel suo dialogo con la parte intima del suo ego. Però a dire il vero…

…a dire il vero i veri fighi e rispettati uomini/donne della storia devono essere per forza antipatici, se no che cavolo. Ti mettono i piedi in testa, non vali nulla, ti stuprano nelle stradine di notte e poi ti mettono una pietra attorno al collo e ti buttano nel fiume. Si passava un dito sotto il mento per accentuare la faccenda, cosa che la faceva sentire onnipotente…sola…antipatica…FANTASTICA!

Era meglio giocare a Tomb Raider, Lara Croft era bella, BELLISSIMA, antipatica e feroce come lei. Un giorno, pensava fissando con sfida le acque del grande fiume, sarò grande, grandissima, la grande rivoluzionaria, scriveranno il mio nome sui muri e sui libri di storia…poi, passato il tramonto…

…passato il tramonto la sua smania di grandezza cessava e sbadigliando se ne tornava alla sua bella casetta, magari a quella fottuta televisione davano qualcosa di interessante, forse qualche menata..forse qualcosa di magico, malizioso, erotico…fantastico!

Albert 11/9/2020

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La casa dei fantasmi / Ghost house

La mia casa dei sogni ha forma di torre e si trova in un luogo desolato, sotto alberi secolari. Il posto è riscaldato da un fuoco vivace che scoppietta in un angolo, accanto una tavola di legno grezzo. Sopra la tavola c’è un fiasco di vino di qualitá scadente e una forma di pane duro ma non spacca i denti. Come da tradizione grottesca e gotica, non manca del formaggio. Giallognolo, dalla crosta scura. Si mangia solo pane duro e questo formaggio; alla fine si raccolgono le briciole con la punta dell’indice…

…come Pollicino cercava la strada per ritornare a casa, una casa senza forma e sostanza, mera illusione inconciliante del finito.

Quando arriva il magnetico tramonto e di notte il fuoco è l’unica compagnia, compagnia quasi romantica, il crepitio delle fiamme. Lingue che saltellano come una magnetica danza che porta quasi all’ipnosi. E il fuoco sale e scende…le pupille si dilatano per seguirne l’armonia disarmonica della fiamma. Fiamma che ogni tanto arriva da un crepitio e ricorda…

…ricorda che non c’è solo quella presenza. L’immateriale e innaturale si manifesta in forme oniriche e non di notte.

Ombre di spettri attendono di passare alla dimensione ove troveranno la quiete. Mi guardano o passandomi oltre non mi guarderanno mai più.

Albert 9/9/2020

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Cerco un amante/I’m looking for a lover

Non volendo scadere nel banale dicendo cose che dicono in tanti e che nulla aggiunge di originalità, mi è parso molto divertente la proposta fattami qualche tempo fa da parte di una lei un pò in là con gli anni. Insomma, per dirla in breve mi ha chiesto se potevo fare il suo amante. Non ho risposto e ho lasciato correre qualche giorno finchè mi è parso un gioco meschino e ho detto lasciamo perdere, non mi interessa.

Una frase mi era rimasta impressa, ovvero, sai LUI(il marito) sta guardando partite di calcio su Youtube, quindi possiamo scriverci. Una volta si, altre volte non avevo risposto. Ma insomma…

…insomma io vorrei mettermi nei panni del povero marito che si guardazza una partita su internet e la moglie fa i suoi porci comodi con un perfetto sconosciuto(io). Avrò un pensiero retrogrado, ma a me chi tradisce alle spalle non piace. Io non lo faccio, non seguo chi lo fa.

Conosco tanti maschietti che fanno la stessa cosa in una qualsiasi chat del mondo, basta che esista dall’altra parte una persona femminile o un fake, boh questo sta al maschietto capirlo al volo. E viaggi d’affari…e l’amichetta del bar, della palestra, l’assistente del dentista, l’amica di mutanda trovata chissà dove e chissà come…

…Moglie, compagna, morosa e figli o non figli ringraziano il prode maschione che, sicuramente non più a una giovane età (come si valuta la giovinezza oggi? mistero) fa il furbetto con chicchessia, basta che respiri. Giusto, sbagliato? Ognuno tragga le sue opinioni.

Il tradimento o la ricerca dell’amore alternativo è sempre esistito e un tempo, quello maschile, più tollerato se non incoraggiato. Dunque…

…dunque, perchè gli impegnati attraggono più dei liberi/singles?

Albert 5/9/2020

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Steffy si incazza Steffy gets angry

Steffy per gli amici e nemici, Stefania sulla carta d’identità e all’anagrafe, aveva capito che il gioco della vita era una fottuta questione di tempo e lei non ne aveva sprecato anche troppo. A 25 anni si sentiva ormai al primo bivio della vita, quello su cui fare i primi conti. E che conti?…

…un pò tutto, tutti.

Sua madre era ancora una bella donna, ovvio bella lei bella la mamy e il papy anche se quella panza…ok, insomma, la mamy poi era sfiorita e anche se era ancora una bella donna era ORMAI una bellezza. La sua zietta, gran gnocca dei tempi andati, era ormai una botte che passava le giornate ad ascoltare la musica dei BEI TEMPI e piangeva a guardare le foto dei BEI TEMPI, quando era appunto una CHICA patatosa piena di ragazzi. Oggi non se la filava più nessuno…

…E tu Stefania, Steffy zia, si, si insomma. tu cara nipotina, finchè SEI GIOVANE E PATATA devi venderti bene…

…venditi bene, gioca la carta della bellezza e giovinezza per trovarti un PORCO RICCO SFONDATO, anche un vecchio bavoso, ma che abbia carte di credito infinite. Ma zia, che schifo. NO! Non fa schifo, se non farai così ti troverai qui a mangiare come una fogna e piangere i BEI TEMPI. Ma zia…zia un cavolo, fai così Stefania o piangerai lacrime amare di rimorso…

…Quindi metti in mostra le tette, finche ti stanno su e sculetta un pò davanti a qualche yacht di ricconi, frequenta i locali da signori, fai un pò la troia.

Steffy insomma doveva diventare una zoccola per non piangere il resto della vita ad ascoltare musica su Youtube, quella dei vecchi tempi(quali?) e diventare un barilotto frignone. Devo diventare una zoccola, capito mondo? Ma non lo ero già? Boh!

Scrutandosi per bene allo specchio nuda, bella abbronzata con i segni vistosi del costume(i bei tempi erano quelli del naturismo selvaggio in spiaggia, pensa) cerca segni di cedimento fisico, ma non ne vede granchè. Le tette le stanno ancora su, fianchi e panza rotonde ma senza niente lardo(per ora, Stefania cretinetti, scemotta, ingenua).

Mettendosi seduta si fa cadere la chioma nera riccia (diventeranno grigi presto, Stefania cretinetti, scemotta, ingenua, pirlotta) sulla schiena e vede insomma che si difende benissimo. Perchè dunque i parenti(serpenti) le dicono che diventerà una botte malinconica lagnosa depressa sfigata se non diventerà la zoccola di qualche vecchio riccone bavoso?

MA E’ QUELLO CHE STO CERCANDO DI FARE DA UNA VITA! grida lanciando la scatola dei kleenex contro lo specchio.

Ho scroccato viaggi, cene, aperitivi, vacanze e altro da anni perchè so benissimo che poi la bellezza va al diavolo, Ma certamente non sono andata a spasso con i vecchi bavosi. Se devo andarci a scopare deve essere un Apollo, un semidio, un fico. Perchè permettere a mani cadenti e adunche di palparmi e fottermi con dieci chili di viagra, che poi magare anche schiatta mentre mi scopa. E poi che schifo, bleah.

Però…però il tempo passa davvero e se non trovo una soluzione me ne starò sul serio a fare compagnia a mia zia e pensare rispettivamente ai nostri BEI TEMPI, mosciamente…fottutamente.

L’estate sta finendo e un anno se ne va, canta qualcuno da una macchina in corsa. Per la povera Steffy i pensieri si fanno tutti in salita…contro il tempo, contro sè stessa.

Albert 29/8/2020

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Elettrica Sovietica

Elettrica, rossa di capelli, di temperamento, di sentimento e di ideali, era tutt’altro. che una zoticona di campagna senza cervello. E ignorante. Di mattina, dopo essersi lavata e spazzolata la chioma rossa di punto e a puntino, la giovane ragazza piena di sublimi idee rivoluzionarie, amava guardarsi allo specchio quasi volesse ipnotizzarsi. Io…

…io vedo prevedo, esigo e ambisco, rifletto e percepisco, cogito ergo sum che prima o poi me ne andrò da questa baracca del cavolo e sarò la nuova Guevara della giungla, il Trotskij dell’Armata Rossa, il Lin Piao dell’esercito di Liberazione cinese, il neo Vladimir Ilic Uljanov in arte Lenin della nuova storia contemporanea. Il nuovo statista rivoluziuonario…femmina però!

Erano tutti maschi, ora di cambiare.

Elettrica, terminata la sua opera ipnotica, dal momento che non aveva un cacchio da fare, proseguiva le sue riflessioni fantasiose sulla sua bici proletaria, un ferraccio da morti di fame. Già, una poveraccia come me, pensava quando forava una gomma e cambiava la camera con audaci commenti volgari, tanto che a volte si meravigliava della sua fantasia rozza.

Qualche volta si era spinta a fregare le ruote dalle bici parcheggiate lungo gli alberi del fiume, pazienza, di necessità virtù, si diceva per giustificare le sue azioni malandrine.

Insomma, giunta al suo argine preferito, quello dei tramonti e delle riflessioni più audaci, battagliere, erotiche quando doveva consolarsi (sola). Apriva il suo vecchio zaino di scuola, scuola canaglia oppressiva, e leggeva libri di storia, soprattutto del XX secolo, soprattutto dei grandi uomini politici dell’Unione Sovietica, uno Stato che non esisteva più da tanto tempo e che era andato purtroppo a farsi friggere quando non era stata neanche immaginata e concepita.

Dunque…leggiamo…1917 Rivoluzione d’Ottobre…Lenin…assalto al palazzo d’inverno di Pietrogrado che era stata prima San Pietroburgo, che sarebbe stata chiamata Leningrado alla morte di Lenin…che sarebbe tornata a chiamarsi San Pietroburgo alla fine dell’Unione Sovietica. Mmh…che casino, pensava Elettrica non capendo molto di quello che c’era scritto…

…come può una città cambiare due volte nome per poi tornare allo stesso nome di prima? Idee poco chiare? E sto Lenin, che tipo grazioso con quella barbetta. Ha sconvolto la Russia e il mondo ed è ancora là imbalsamato…devo andare a vederlo! Così il suo spirito entrerà in me e cambierà la mia vita!

Rimaneva un pò a leggere finchè si rompeva le scatole e tirava fuori la console portatile per giocare a Tomb Raider con la sua eroina Lara Croft. Cavolo se era bella lei, come Lenin. O era troppo borghese? Chissenefrega.

I giorni come la vita passavano lenti come le pigre acque del fiume e per la misteriosa e romantica Elettrica continuava a non muoversi una foglia. ma si muovevano le idee. che sarebbero rimaste solo idee ma…

…ma una vita senza idee e senza ideali non vale la pena di essere vissuta.

Albert 22/8/2020

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Elettrica Stratosferica

Elettrica, nella lunga attesa della rivoluzione e del cambiamento sociale, aveva deciso di dare più attenzione al suo aspetto esteriore. Non che ne avesse bisogno, per carità, era giovane e come cantava quel tizio barbuto, gli eroi sono tutti giovani e belli.

E lei lo era, era bellissima, una bellezza stratosferica. Su questo non ci aveva mai messo nessun dubbio, mai un ripensamento, mai(quasi mai) un cedimento. Si va bene, la solitudine, si va bene nessuno mi fila, si va bene sono una poveraccia senza un soldo, si va bene…va bene va bene, però…

…però ho dei capelli stratosfericamente affascinanti, rossi, mossi, un po’ di lentiggini rosse…rosse…rosse…ROSSE! Che bel colore, in tutti i sensi!

Elettrica ogni tanto si lasciava alle spalle il suo lato maschiaccio per diventare una frivola ragazza. Cavolo, vent’anni se li hanno una sola volta nella vita, così diceva…qualcuno. Chi? Boh!

E al pomeriggio tardo sulla sua bicicletta sgangherata ma bellissima perché era la sua andava, pedalava, se la godeva coi capelli rossi al vento, incurante dei moscerini che le addentavano le gambe e i commenti sporcaccioni dei pescatori della domenica, ma non solo. E all’imbrunire…

…quando il sole arrossava le acque lente del grande fiume, so sentiva parte di quel rosso fuoco. Si incendiava e diventava calma e quieta come il silenzio.

Le parole fanno rumore e non portano a niente. Il silenzio è rivoluzionario!

Albert 20/8/2020

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Perla

Percorrendo viali invernali gelati, di città sconosciute dove esseri umani con lo sguardo assente fissano il niente davanti a sé, le auto si innervosiscono sotto la tenaglia del cielo grigio. Tutto è ghiacciato. Le steli dell’erba, i visi arrossati, le mani messe in tasca.

Ma solo per vedere te, Perla di questo tetro letamaio, ho sfidato le distanze, i paesaggi, le ore della sveglia e dei ritorni in piena notte.

Per te, Perla, non so neanche se sto facendo bene. Non posso averti nè amarti. L’ideale meraviglioso di vita, una vita che rimane appunto un ideale.

Alb 15/1/2020

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Luna Rossa/Red Moon

Sull’epoca della violenza si potrebbe scrivere tanto. Le immagini proposte appartengono ad un periodo storico ben preciso, anni di piombo in Italia, anni di guerriglia e attentati simili un po’ ovunque nel mondo. Morivano anche le celebrità.

Si combatteva il sistema sociale statale che imponeva certe regole conservatrici, si combatteva per un mondo nuovo e per una nuova società, vedi il ’68, si combatteva per i diritti dei lavoratori sfruttati senza grandi garanzie, per far valere una linea politica progressista comunista che dopo la primavera di Praga dava segni di cedimento…

…si combatteva contro le stragi di Stato, inutile stare qua ad elencarle. Si combatteva, combatteva, ci si legnava, sparava, vincitori e vinti.

I vinti superarono i vincitori, così va il mondo è sempre andata così. Chi detiene il potere vince, chi non lo ha lo ambisce e una volta acquisito fa esattamente come coloro che combatteva per le strade.

Oggi non combatte più nessuno. I diritti dei lavoratori e degli esseri umani sono stati calpestati e buttati nella polvere dal turbo capitalismo e dall’indifferenza. Dalla droga dei social che hanno plasmato l’uomo nuovo ovvero il nulla.

Una volta si imbracciavano armi e bastoni oggi si inforca la museruola della menzogna. Ad ogni tempo i suoi simboli ed eroi.

No, non si può più dormire la luna è rossa, rossa di violenza, bisogna piangere i sogni per capire che l’ultima giustizia borghese si è spenta. (Yu Kung, Luna Rossa 1976)

Alberto 7/8/2020

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Steffy Glamour

Su Steffy si potevano dire tante cose. Che era una rogna, che era permalosa, che era una piattola, che era esigente, che era viziata, che era viziatissima, che era MANTENUTA, che era una scroccona, che era furba, che era stronza, che era una sgualdrina opportunista. Una sgualdrina opportunista…

…glielo aveva detto una sua EX amica durante un party e lei le aveva dato una sberla. Ma aveva ragione, anche se non si era mai scusata ufficialmente.

Sono una sgualdrina opportunista, pensava una sera dopo un pomeriggio noioso in piscina. In piscina, puah, da sfigati. Una vera figa va a Miami, pensava sempre quella sera sistemandosi il viso non particolarmente abbronzato. Non quell’anno, troppa sfiga in giro, troppi malanni, veri o presunti tali. Si era rotta le scatole di pensarci sopra, tanto non cambiava nulla!

I voli per gli States erano chiusi, non si poteva andare da nessuna fottuta parte, nè a Miami, nè in Asia, nè in qualsiasi altro luogo eccetto stare a casa, andare sulla riviera romagnola. Cosa che alla Steffy non era mai piaciuto. Luogo troppo scontato e da teenagers. Io…insomma, non si va.

La ragazza cercava di non ricordarsi che nel post LOCKDOWN, era rimasta abbastanza sola per colpa del suo caratteraccio. Aveva litigato più o meno, molto meno e tanto più, con tutti. E quindi piscina comunale, cavolo! Chi la fa l’aspetti.

Però si poteva dire tante cose su di lei, ma non che non fosse glamour. Eh no, quello no, cazzarola. Il suo generoso guardaroba era pieno di capi di abbigliamento sempre all’ultima moda, scarpe dell’ultimo grido, ore e ore passate a guardare blogger e influencer da milioni di followers. Steffy era informatissima e poi…poi bisognava partire dal fondo. Ovvero che una donna è glamour di suo, deve avere le giuste armi a disposizione, deve essere bella, affascinante, sensuale e gnocca e lei si reputava così fino al più profondo del suo intimo…

…dalle lacrime al respiro. Uno nasce così, no way, non ci sono menate, pensava ad alta voce fissandosi nello specchio. e lo specchio rifletteva una ragazza glamour. Mi piaccio, MI AMO! si diceva per aumentare il suo già generoso io anche se in quegli ultimi mesi aveva abbastanza vacillato. Mi amo, mi amo, mi amo, mi amo, mi voglio beneeeeeeee, Stefania sei la più figa di tutte. E la più SOLA.

Ma passandosi la spazzola lungo la lunga chioma nera cercava di non pensarci troppo, non era il caso di deprimersi, Già il mondo lo era troppo, quindi chi se ne frega…

…meglio pensarci un’altra volta!

Alberto 3/8/2020

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L’ombra / The shadow

Improvvisamente l’ombra e il vento. In spiaggia già si guardava con preoccupazione la brezza che da lieve e piacevolmente afosa si era fatta meravigliosamente più fresca finché si era fatta forte, quasi violenta.

La sfiga della domenica. L’unico giorno libero per andare al mare. Sempre di domenica, mai una gioia, la sfiga del lavoratore. Gli utenti della domenica al mare sfogano il loro malcontento, perfettamente giustificato.

L’ombra della tempesta estiva si fa reale, comincia a volare tutto. Bambini piangono, adulti imprecano. Tutti a casa, cazzarola, tutti a casa….ed è il fuggi fuggi, in città, in fila, in autostrada, in qualche rottura di scatole, verso una nuova settimana lavorativa, quando il sole impazza.

Il sole del lunedì mattina. Capita in tutti i mesi dell’anno.

E poi….

La mia “AMICA” piattola e pignola mi fa un cenno di saluto e chiacchiera con la barista, un mezzo di birra in mano. Il terzo? Il quarto? Tiene in testa un cappellino a visiera col logo di una celebre squadra di basket di Los Angeles. Noi stiamo ancora un po’ le dico quando l’ombra ci è passata sopra e splende di nuovo il sole, ma con un bel vento fresco. Lei alza il pollice e sorride splendida. Adorabile quando fa così, dopo qualche birretta… di solito.

Non c’è più nessuno. L’ombra fa restare gli audaci. Al banco del baracchino della spiaggia!

Si sta in bomba, la pace della sera domina infinita.

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Elettrica Erotica

Elettrica, rossa di capelli, di fatto, di pensiero e di temperamento, era sempre stata molto enigmatica su quanto e ogni cosa riguardasse gli affetti. Non che il discorso non le interessasse particolarmente ma…ma non aveva voglia di pensarci troppo sopra. Sprecare il tempo a pensare all’affetto e all’amore costava energia mentale e energia spirituale e le sapeva che…

…Elettrica sapeva che i grandi uomini di azione, i grandi rivoluzionari erano poco inclini al sesso e alle relazioni sentimentali. Vedi Giovanna d’Arco, morta sul rogo per la causa, vedi il Che…anche se era sicura che un bellimbusto come lui aveva avuto sicuramente una montagna di femmine nella guerriglia nella giungla. Beh, ma lui…poteva, pensava con una punta di gelosia.

A volte andava a spiare le coppiette che andavano a pomiciare nei luoghi imboscati della campagna, lungo quei viottoli che portavano ai boschetti di pioppi. Vestita di verde mimetico, si metteva tra i cespugli e guardava, sperando che la sua chioma rossa non la tradisse. E…

…guardava con molta attenzione e…cacchio certe volte ne vedeva di buone, tanto che oltre i capelli, si arrossiva anche in viso. Certe performance poi erano davvero eccitanti, ammazza se lo erano.

Finito lo show se ne andava quasi barcollando per l’emozione. E si deprimeva. Un pomeriggio, dopo tali spettacolini erotici, se era estate, andava a rinfrescarsi nelle pozze d’acqua lasciate dal grande fiume e pensava alla sua fallimentare situazione sentimentale quasi con frustrazione ovvero che…

… a venti anni sono ancora VERGINE! Va bene per gli eroi giovani e belli, va bene le idee rivoluzionarie, però non mi fila nessuno e sono sempre da sola in ‘sto cesso di posto. E vergine.

Elettrica era molto graziosa, il viso era fresco e bello, i punti forti del fisico al loro giusto posto, capelli rossi come un incendio e il temperamento pure. Su come si facevano certe cose aveva capito benissimo, anche quelle più sporcaccione, però…ammazza, era sola come un cane! Come potere sperimentare? Con chi?

Tutti i ragazzi che aveva avuto modo di conoscere li aveva messi in fuga a calci, di andare in giro a frequentare gente non se ne parlava…quindi con chi avrebbe condiviso e sperimentato tutto quello che aveva visto nei suoi tour giaguari nella boscaglia a fare la guardona?

Io mi darei ma solo a un vero uomo, pensava nei malinconici momenti del crepuscolo, uno vero, rude, che sappia prendermi come una…una poco di buono, una sgualdrinella. Al pensiero si accendeva come un tizzone infuocato e vibrava di piacere e di energia non condivisa, avrebbe fatto di tutto in quei momenti, di tutto. Toccava il suo corpo giovane e sognava, pensava, voleva. NON ottengo nulla, ma almeno mi consolo.

Elettrica vedeva il sole sparire dietro l’ansa del fiume, dentro a sogni intensi, intensi come il sole che moriva, intensi come il crepuscolo e la notte…in fondo…

…in fondo mi basto da sola!

Alberto 27/7/2020

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Steffy e l’estate 2020 – Steffy and summer 2020

Per Stefania, Steffy per sè stessa, gli amici e l’umanità e ci teneva molto che nessuno (qualcuno chi? ) sgarrasse, il 2020 era stato una vera dannazione. Una porcheria, una serie di sfighe inaudite, una serie di continui colpi di scena che l’avevano portata all’estate in un soffio di vento.

Che cosa era successo, maledizione, dove ci aveva portato quel fottuto COVID, quei COSI di politici incapaci, quelle strane scelte, quelle malefiche mascherine, quelle diaboliche file per andare a fare la spesa…quella canagliosa RECLUSIONE di due mesi e passa a casa a guardare per aria…

…per rompersi le scatole, per annoiarsi (per MANGIARE ED INGRASSARSI), per deprimersi per…

…per tutto insomma.

Ora ecco arrivato luglio e per la bella tenebrosa e brontolona Steffy era continuato ad andare tutto a rovescio. Per esempio, in 25 anni di vita, si ritrovava per la prima volta ad andare nella piscina comunale a passare alcuni pomeriggi a dire il vero poco infuocati d’estate. Già, neanche la temperatura si era mantenuta molto estiva, ma questo poteva andare anche bene. Stare sotto il sole sahariano non era più una delle cose che preferiva, lei che si vantava di potere passare tutto il giorno sulla playa…

…sulla spiaggia di luoghi fighi, altro che piscina senza nessun problema, senza grosse protezioni per la sua pelle fresca e vellutata sotto gli occhi dei soliti maschi finti predatori che sognavano di portarla anche sulla Luna o altrove ma non avevano il coraggio di corteggiarla da veri uomini…a parte un paio ma si sa che LE AMICIZIE BUONE DEVONO SEMPRE FINIRE MALE.

Dimentica ovviamente che le buone amicizie sono finite sempre per colpa sua, della sua dispotica arroganza. Steffy, alzando le spalle immersa nei suoi pensieri e sul bordo della piscina comunale, sospira soffiandosi via i capelli dalla fronte. Invano perchè bagnati, sono incollati sopra.

E guarda là quelle cavolo di sdraio a distanza, le distanze segnate per terra, gente con quella stupida mascherina che prende il sole, movida, feste annullate per quell’ ASSEMBRAMENTO IDIOTA. Come se la gente non facesse assembramento comunque cazzeggiando per strada, fuori dai bar, a casa a fare…a fare cosa? Poi che poca gente in giro, che atmosfera strana, tutto sembra fuori luogo e fuori tempo.

Steffy si alza con un balzo agile (più o meno) dall’acqua e si siede con i piedi nell’acqua, come una bimbetta. Legandosi i lunghi capelli neri in una treccia sente l’acqua colarle lungo un fianco, lungo la sua sensuale silhouette. Beh, quella almeno non ha ancora ceduto, le tette neanche…ancora neanche. Dopo i 25 anni leggeva che si comincia a cedere. Meglio non pensarci…

…pensare che non si sente neanche tanto osservata e desiderata, fotografata di nascosto dai soliti maniaci. Cosa resterà dei quest’estate 2020 pensa la Stefania cullata dal sole…

Ma certo! Una fottuta estate in piscina, senza soldi, senza amore, senza gloria!

Alberto 15/7/2020

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Elettrica Angelica

Elettrica si metteva a pensare, una cosa che faceva sempre a dire il vero, ma non si reputava una tipa nostalgica. Sicuramente un giorno lo sarebbe diventata, ma ora non era quel giorno.

Le veniva in mente sua nonna buonanima. Le diceva, quando era più piccola, che “il tempo si porta via tutto di noi, anno dopo anno, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto. E tu…

…tu cara Elettrica, mamma mia che nome terribile ti ha dato quella poco di buono di tua madre, cara Elettrica devi mettere a posto quel tuo caratteraccio e diventare buona oppure andrai a finire male. Me lo prometti E..E..Elettrica…promettimelo e ora dai un bacio alla nonna”

Elettrica ripensando alla nonna (buonanima naturalmente) le venivano sentimenti di dolcezza e gratitudine, soprattutto quando sganciava un po’ di grana, grana che lei utilizzava immediatamente a scuola per comprare qualche gioco elettronico usato. Solo quelli di avventura, magari con la sua cara Lara Croft.

La fanciulla otteneva generosi sconti perché aveva scoperto che i giochi valevano molto meno di quanto in origine le veniva richiesto in money. Quindi, saputo che veniva raggirata, dopo avere messo il gomito attorno al collo del furbacchione, minacciando di spezzarglielo se avesse osato fare ancora la carogna figlio di buona donna, aveva ottenuto quello che aveva richiesto. Al suo prezzo, prendere o lasciare.

Il furbo temerario si era pure permesso di dire che sarebbe andato dalla preside a dire che era stato malmenato, anche se non era vero. Elettrica in quei casi era solita sorridere dolcemente e passarsi le dita tra i capelli rossi. Poi usava dire che se avesse fatto una cosa del genere avrebbe dovuto guardarsi le spalle per il resto della vita. Sempre con la massima sensualità e dolcezza possibile si passava l’indice sotto il mento per inasprire le sue minacce….

…Ma senza gridare o fare scenate. Lei era famosa a scuola e non per i suoi voti, si sapeva che era una psicopatica che alzava le mani e lo faceva sul serio. Quindi patti chiari, amicizia lunga.

In fin dei conti non rompo le scatole a nessuno, si giustificava poi ripensando alle sue maniere poco gentili. Perché non posso difendermi dagli stronzi? Quindi scuoteva la sua testa piena di capelli rossi come per approvare i suoi pensieri.

Ma col tempo il suo carattere solitario e taciturno non era cambiato granché, anzi. Vivere nella sua bicocca, ma bicocca ben curata, da sola senza amici non le era stato di grande aiuto. Ma lei non poteva sopportare gli altri, gli esseri umani mediocri, come i suoi compagni di classe, come i suoi cugini idioti, come tutti meno i famosi eroi rivoluzionari, ma quelli erano tutti morti e di nuove rivoluzioni per il mondo non ce n’erano.

Sono nata in un’era sfigata si diceva ogni tanto fissandosi allo specchio facendosi smorfie. Poi però le veniva in mente la nonna, che sganciava la grana e non mancava di ricordarle che aveva un nome terribile e un carattere ancora peggiore…

…allora in sua memoria si metteva a sorridere e a fare monologhi dolci sdolcinati e sentimentali. Io sono buona e devo comportarmi bene, devo essere altruista e trovarmi tanta compagnia e un moroso. Elettrica sei angelica, Elettrica magneticamente bellissima dolcissima, tenerissima, amore della nonna. Elettrica angelica.

Poi lo sguardo le si posava sul poster di Che Guevara e cambiava subito idea. Al diavolo sbraitava. Elettrica diabolica!

Alberto 2/7/2020

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Mojito

Le giornate luminose nel magico tratto di spiaggia sotto l’aspra scogliera, rimanevano nella mia memoria come qualcosa di fantastico che pareva quasi finto, che non era accaduto mai. A lei piaceva andarci e anche a me, a parte la lunga scalinata da fare per raggiungere quel luogo…

…ottima in discesa quando si andava, drammaticamente pesante quando si tornava indietro, nel sole infuocato del pomeriggio. Il bello della spiaggia di pietra bianca era, primo, che ci andavano poche persone quindi si poteva pomiciare senza troppo riguardo. Secondo era andare a passare del tempo nel chioschetto che vendeva i soliti gelati più cicchetti di qualità a pochi soldi. Il loro mojito era sicuramente uno di questi.

Verso il pomeriggio tardo andavalo a sedeci presso i loro tavolini, sotto un ombrellone mezzo sgangherato e ci si faceva di mojitos. Freschi, pieni di menta, gradevoli. Gradevoli come gli occhi di lei che dopo un paio di sorsi si facevano languidi e sensuali. Ci si fissava, sfiorava, toccava nel sole caldo del meriggio senza volere altro dalla vita, magari che quei momenti potessero non finire mai e giammai…

…ma finirono, come finisce più o meno tutto.

Il rammarico sta nel pensare che non si diede troppa importanza a quei tempi, come dire che ne sarebbero accaduti altri e chissà quanti altri. Ma l’attimo è un istante e la vita un implacabile orologio.

Bisognava godersi di più quei momenti? Nessuno pensava che sarebbero finiti. Il senno del poi inganna la mente e i sentimenti.

Oggi, guardano campi pieni di menta selvatica, inebriato da quel profumo meraviglioso, non si può non cadere nella memoria.

Albert 23/6/2020

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Insomnia

Tutto sta a dove si va a parare o a capire, tutto stà o nè si è o si pensa di essere.

La sera, di notte, si tende a pensare troppo, anche se personalmente reputo il primo crepuscolo e la prima notte come la fase più magnifica della giornata, ovvero quando ogni forma di dovere finisce e inizia il riposo dell’essere.

Essere personalizzato come IO, naturalmente io parlo per mio partito e non per umanità espressa, ma invece…

…invece si tende a essere profondamente infelici. La sera, la notte, anzichè essere momento di relax o di pace, si rivela essere un amaro incubo.

Colpa dei pensieri e dell’insonnia, dramma che affligge sempre di più, senza porre rimedio apparente a parte robe chimiche. Chiamalo Valeriana? chiamalo! Chiamalo Xanax? Chiamalo anche quello, fa parte della baracca.

Come mai il riposo viene tanto disturbato e reso impotente? La risposta sarebbe molteplice, a più risposte, non sono io nè un dottore nè un dispensatore di consigli, giammai, casomai li ricerco. Eppure sono una vittima…

…vittima dell’insonnia. Il problema della vita quotidiana si riflette in quella serale. Per dirla in breve ci portiamo i problemi della quotidianità nel riposo. Nella pace, nello scazzo, nel cazzeggio, insomma…

…insomma non passa un cavolo. E poi c’è la paura del buio. La paura, quella che ci sorprende come fantasma atavico malefico nel cuore del riposo per portarci malvagie e oscure presenza. Presenza che sanno di dolore e insonnia.

E’ là, là, dissero quelli che sapevano ogni risposta.

E’ là, là dissero quelli che pensavano di sapere la direzione ma indicavano un luogo inutile.

E’ là, là, dissero quelli che sapevano tutto ed erano sciocchi.

E’ là è là dissero gli insonni a sognare fantasmi per essere liberati dall’oblio di pensare di esistere.

Alberto 13/6/2020

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Elettrica Ipnotica

Elettrica non considerava il trascorrere del tempo come un fatto drammatico per vivere male la sua vita. In fondo il passare delle stagioni era una cosa che non poteva essere modificata. Lo era da quando c’era il mondo, da milioni (o miliardi?) di anni, lo aveva detto anche la sua prof di scienze un paio di anni prima, cosa che lei considerava quasi un milione di anni. Ma non le era dispiaciuta come materia. Era qualcosa di indefinito, un po’ come lei. Una cosa/persona stramba.

I suoi insegnanti avevano avuto poca gentilezza con lei in quei tempi, data la sua provatissima fama di teppistella, nonchè una dalle mani facili….

….sei troppo permalosa Elettrica, le aveva detto quella di italiano, una come te non avrà un gran futuro se andrai avanti così, con questi tuoi ATTEGGIAMENTI SELVATICI. La vita è dura mia cara ELE, un nomignolo che odiava perché stava a significare che la prof reputava troppo stupido il suo nome, cosa che lei approvava alla grande, ma stava a lei approvarlo, non….

…non ad un inutile scema di prof, brutta, antipatica e saccente borghese. Le avrebbe mollato volentieri una sberla ma si era trattenuta per non dare ulteriori seccature alla sua cara mammina.

Però non si asteneva a mollare occhiatacce gelide. La prof di ginnastica o motoria, come la chiamavano, l’aveva rimproverata, con una certa preoccupazione che l’avrebbe castigata anche se fissava col suo sguardo IPNOTICO da sfida. In fin dei conti aveva solo dato solo avviato un battibecco con una sua compagna di classe stronza per una questione di capelli.

Aveva osato dire che aveva i capelli rossi strani come il suo nome assurdo. La compagna sapeva che quella, la Elettrica, menava ma non si era trattenuta da attaccarla. La colpa alla fine se l’era presa lei perché aveva minacciata che l’avrebbe seguita anche nell’oltretomba per ucciderla e lei lo aveva detto alla prof, che lo aveva detto alla preside ecc. Solita storia già sentita.

Poi, a casa, dopo la scuola, si era messa a fissarsi allo specchio affascinata da quella parola, IPNOTICA, che la capra di ginnastica le aveva detto prima. Sgranati i profondi occhi blu aveva cercato di ipnotizzarsi o di trovare nuovi sguardi, nuove occhiatacce da riservare ai suoi rompiscatole di compagni di classe e prof.

Sinceramente non ne aveva trovato nulla di strano ma sì era convinta che le migliori occhiate ipnotiche non venivano su comando ma spontanee. Un po’ come quando la sua amata Lara Croft doveva affrontare un casino nella giungla…niente era stabilito, le cose venivano sul momento, così come le soluzioni ad ogni problema…attendi il nemico e colpisci…Elettrica…colpisci…

Quel pomeriggio si era addormentata davanti allo specchio. Forse le soluzioni non erano necessarie, bastava con creare casini…lo avrebbe imparato un giorno…chissà..chissà…

Alberto 10/6/2020

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Elettrica Elettronica

Elettrica non era una ragazza ambiziosa o una ragazza che lasciava il tutto al destino, che il destino o il fato facesse il suo corso. No, assolutamente. Elettrica era ambiziossima, arrogante e pretendeva che il MASSIMO prima o poi, meglio prima che poi, entrasse nella sua vita canaglia, parola che amava molto per definirsi, oltre a TIZIA, dato che odiava quel suo nome strambo.

Come già descritto, adorava andarsene a zonzo lungo gli argini del grande fiume, oppure tra i canali e i pioppeti, in bicicletta, una bici sgangherata, tenuta insieme col fil di ferro, ma lei se ne fregava alla grande. Aveva già adocchiato un paio di luoghi dove gitanti della domenica lasciavano le loro bici, legate ad un palo, per andare a farsi un giro a guardare il fiume, o per fare sconcerie, roba che la divertiva molto…qualche volta spiava strisciando sull’erba. Quindi….

…..quindi se c’era bisogno di una ruota nuova, o un sellino andava lì di soppiatto, munita di tutte le chiavi e attrezzi per l’uso e fregava il pezzo mancante al suo spider a due ruote. Non si reputava una ladra, in fin dei conti nel passato c’era stato qualcuno che rubava ai ricchi per dare ai poveri. Bene, lei era povera, quindi andava benissimo.

Durante i suoi giretti lungo l’argine eterno del fiume, se era una bella giornata, si arrampicava in cima e si sedeva sull’erba a giocare su una console, presa in prestito ad un cretinetti e poi mai più restituita. I suoi giochi preferiti erano quelli di avventura, misteri, enigmi. Soprattutto avventura. Si vedeva eroina nella giungla a trovare tesori, uccidere i bastardi di turno, viaggiare per paesi misteriosi di cui aveva sentito parlare a scuola, quando seguiva l’unica lezione che le interessava molto, la geografia. Infatti era l’unica materia in cui aveva un voto alto, ma anche la storia non le dispiaceva….

….geografia, paesi lontani, avventura, lontano da questa fogna di luogo. Elettrica si stiracchiava e fissava lontano, oltre il fiume, oltre quella palla di pianura, oltre la noiosa esistenza che il destino le aveva momentaneamente assegnato. In questo era davvero ambiziosissima. Il suo idolo, Lara Croft, così bella, così sensuale, con i capelli dello stesso suo colore, era il suo personaggio preferito, se la sognava anche di notte. E via, giù a giocare senza sosta, ripetendo le avventure più volte, per viverle di nuovo e meglio…

….così finchè non scendeva la sera, quindi si metteva la console nello zaino, residuo scolastico, e tornava a casetta, una specie di baracca ma tenuta bene agli interni. Stramba si almeno al suo piccolo ci teneva che fosse decoroso. Nella semi povertà, ma un giorno….

….un giorno sarebbero venuti agenti segreti e le avrebbero detto, LEI e non TU anche se aveva vent’anni, LEI si chiama Elettrica, ha un nome perfetto, ha un curriculum di pestaggi degno di nota, quindi può andare nella giungla a salvare il figlio dell’ambasciatore di XYZlandia o la stronzetta figlia viziata della famiglia PINCO PALLINO rapita da guerriglieri rivoluzionari. In questo caso si sarebbe unita alla guerriglia, una specie di Che Guevara dei poveri, de noaltri, ma ricordata nei secoli come icona…icona…mito.

Elettrica si batte il pugno sulla mano, gli occhi le scintillano, i capelli rossi le ballano sulle spalle.

Chi osa, avrà!

Alberto 28/5/2020

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Steffy e la movida serale / Steffy and the nightlife

Lo sapevo, lo sapevo, lo sapevo! Esulta la Steffy un pomeriggio della rinnovata FASE 2 delle decisioni del suo tanto nominato, in peggio, capo del governo. Insomma il “capo” ha dato via libera ai bar, baretti, BAR insomma di aprire e donare agli assetati e vogliosi di primavera e di vita, soprattutto di vita…di VIVERE insomma, cazzarola.

Due mesi e mezzo senza vedere un cane e vivere come una carcerata! Grida Stefania immersa nella sua bella vasca da bagno, con tanto di idromassaggio, guai farsi mancare i piaceri, accidenti, e un bicchiere affusolato di prosecco appoggiato al bordo. Tra grumi di schiuma profumata al..boh non ha importanza, allunga una gamba verso l’alto e si osserva la perfetta forma affusolata del piede. Sorso di Prosecco, altra sbirciata che non ci siano peli sulle sue delicate e sexy gambe, altro sorso, bicchiere finito, beh più tardi faremo il bis o il tris, chissenefrega.

Alle cinque e un quarto, dopo essersi laccata a puntino, dopo avere indossato vestiti semiestivi tutti rigorosamente di marca, dopo essersi truccata manco fosse Cleopatra, dopo avere indossato un paio di sandali tacco 12, di più meglio di no, dopo essersi profumata come..forse ho esagerato, sembro una sgualdrina, pensa, ma chissenefrega, esce di casa, munita della fida..sic…mascherina e sotto ad attenderla in macchina c’è il suo principe….

….quello già provato, quello fidato, ricco, spregiudicato, bastardo quanto basta, maledetto quello che basta ancora di più. Appena la vede il principe esce dall’auto e fa per abbracciarla ma Steffy dice NO! Il capo del governo ha detto che ci possiamo dare solo una gomitata. Poi ride e lo abbraccia. Lui le prende le mani..Steffy sei divina, sei fantastica, la quarantena ti ha reso più gnocca delle gnocche di tutte le gnocche.

Stefania fà una smorfia da antipatica e tocca la punta della lunga chioma mora. E ne avevi dubbi, cocco? Però gnocca non è chic, dammi della principessa, mi pare più cool, chiaro? Il Piero fa una faccia ruffiana, si scosta il ciuffo ribelle e le bacia una mano, oui, madame. Forza, andiamo, la noche ci attende, dice poi. Durante la corsa per il centro la Steffy esulta con le mani fuori dal finestrino, canta, urla: si sente al settimo cielo.

Prima tappa, al solito bar strafigo, quello in piazza, piazza principale ovviamente. Ok i tavoli sono un pò scostati dal solito, il cameriere, dietro la mascherina, dopo aver fissato da lontano le gambe nude di lei, chiede se sono congiunti, ribatte secca, certo tesoro, non vedi che siamo uno lo specchio dell’altra? Lui non ribatte. Abbassano la mascherina sotto il mento, lo fanno tutti, la piazza si anima, c’è tanta gente, fantastico, dopo mesi di silenzio tombale è quello che ci vuole, per l’anima, per sentirsi liberi…

….aperitivo sia, in grande stile. Brindiamo alla libertà dice Steffy. Il suo magnifico principe, ricco da fare schifo, ma bello e bastardo, annuisce. Partiamo da qua e poi facciamo il giro di altri posti, dice. Lei annuisce respirando l’aria floreale e di smog..un mix non eccellente, ma la notte è giovane. Si, andiamo dove vuoi, anche in capo al mondo. Lui ride, là no, non si può andare all’estero. Steffy ride, colpa del capo del governo allora, ma non me ne frega.

Il tempo vola, le chiacchiere si infittiscono, uno sguardo languido qua, un bacio là, occhi lucidi che si guardano e si intendono, si desiderano. Per il dopo, dopo svariati aperitivi, vieni su da me che conservo una boccia speciale, Ci vengo eccome, amor, non sono il tuo amor, mia complice, sarò la tua complice, amante, compagna di giochi, oggi senza fine.

Alberto, 24/5/2020

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Elettrica

Elettrica era un tipo strano che viveva in una baracca alla periferia di una cittadina della monotona bassa pianura qualche tempo fa. Una baracca ma baracca davvero, senza nessun eufemismo o esagerazione. Quelle catapecchie tenute su con il fil di ferro, per non dire con lo sputo di un cane o altro.

La ragazza, che amava essere chiamata TIZIA perchè la mamma le aveva dato il nome di Elettrica, oggetto del più becero bullismo durante gli schifosi anni di scuola, tipo ehi scusa se ti tocco prendo la scossa oppure, in anni più grandicelli, se qualcuno ti scopa gli prende fuoco l’uccello e commenti simili.

Elettrica ovviamente si incazzava come una jena e menava tutti quelli che osavano darle fastidio. E ci riusciva alla grande.

La madre, dato che il caro paparino se l’era svignata a prendere un pacchetto di sigarette appena ricevuta notizia che sarebbe diventato padre, riceveva convocazioni da scuola per il comportamento estremamente, ripetiamo estremamente, violento della figlia adolescente ribelle con mille grilli per la testa, poca voglia di studiare, dalla mano facile e dai calci ancora di più.

Appena appariva in classe e in corridoio, i compagni di classe si spostavano. Passati i primi tempi della presa per il sedere facile, avevano capito che nel sedere le prendevano loro, pedate pesanti come incudini. Quindi casino, quindi mamma a scuola a tentare di giustificare la strana figlia dal nome ancora più strano e così de cosà. Sa, sono da sola, faccio lavori precari, niente da fare, la prof ovviamente era contro queste scuse, se ne fregava alla grande.

Elettrica cresceva selvaggia nella bassa pianura, tra la nebbia e la campagna. I suoi capelli rosso fuoco si incendiavano quando il sole spariva dietro i pioppeti che circondavano i canali. Allora andava in bici a cercare..

..a cercare non lo sapeva bene neanche lei. Cercare “qualcosa” questo qualcosa che sulla sgangherata bicicletta che aveva più i pneumatici più a terra che gonfiati, Elettra non lo sapeva.

Elettrica andava, viveva alla selvaggia e non sapeva. D’altronde chi ha le idee chiare sul proprio destino?

Albert 20/5/2020

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Dolce vita

Queste due parole, dolce vita, esprimono indubbiamente l’opposto di quello che stiamo vivendo in questo tempo, ma questo è solo la punta dell’iceberg. Nel tempo precedente, anche nel decennio precedente, si è visto una decadenza della società, della spensieratezza, della gioia senza pari. Pur essendo ancora relativamente giovane, me ne accorgo benissimo. Mi pare stiamo vivendo in una fabbrica di infelicità senza pari nella storia.

Senza scomodare registi famosi o canzoni omonime di qualche decennio fa, la dolce vita si basa sull’influsso di Venere ed è tutta al femminile. Nei cari, cosiddetti bei tempi, perchè i bei tempi si possono fabbricare solo in una società e in clima sereno e spensierato, senza crisi economiche, quando trovare lavoro era semplice, era tutto più armonioso.

Ricordo un epopea piena di gente, piena di sorrisi, piena di voglia di fare festa, piena di sagre campestri, piena di localini, trattorie, baretti, osterie piene di gente chiassosa e spensierata. Ricordo estati al mare con quattro soldi in tasca e la morosa nella mano e non solo là, a camminare nelle spiagge d’estate al tramonto, con tanti sorrisi, speranze, senza nessun progetto reale per il futuro perchè non ce n’era bisogno. La vita dava abbastanza possibilità, bastava scegliere il vento migliore e si decollava, come aquiloni nel cielo, verso aurei destini e grandi speranze…

…se la morosa ti mollava era molto semplice trovarne un’altra. Ci si voleva divertire con poco, loro volevano divertirsi come normale era, non serviva essere il figlio del paparino con la grana o il dandy con i Rayban di turno. Oggi invece per trovarne una felice è come andare in trincea nella prima guerra mondiale.

La cosiddetta “dolce vita” come mi piaceva chiamarla, ma non con il senso del poi, era davvero dolce, ma dolce come la cosa più dolce che uno sogni sia dolce. Non che non ci fossero problemi, ma si affrontavano meglio e sicuramente non c’era tutta questa spaventosa povertà e sfiducia di oggi.

Più si va avanti meglio si vive? Il caro motto si stava bene quando si stava peggio, mi sembra stia a pennello in questa epoca sfigata di condanna alla guerra per andare a fare quattro passi o per trovare un sorriso per strada. O un bambino felice a scuola. O parole di spensieratezza. Tutto finito, alles kaputt? Si sa che è tutto ciclico, ma quello che non andrà bene domani lo si costruisce oggi, ora, in questo momento.

Oggi mi è venuto in mente questo titolo guardando per caso una foto di venti anni fa. Erano davvero momenti egregi, inutile menarsela tanto con filosofie alla Schopenhauer.

La dolce vita è dolce, femminile, di Venere, della lussuria, del piacere, del pensiero etereo e gioioso, dello stare bene comunitario. Un orizzonte fresco, pieno di sole, pieno di speranza, da qualche parte è rimasto qualcosa, bisogna tirarla fuori. C’è?..

…batti un colpo, please!

Albert 6/5/2020

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Steffy va in città / Steffy goes to town (XXIV)

Che il tempo passa rapidamente ce ne accorgiamo tutti, specialmente quando non puoi fare altro che stare a casa. O farti la fila al supermercato avvinghiata in stile Star Trek, ancora un pò con il casco spaziale. Ma ci si abitua a tutto…amare, odiare, fregare…

….o essere fregati, in un modo o in un altro, pensa la Steffy il secondo giorno di fine della FASE 1 fissandosi allo specchio per cercare coprire certe imperfezioni sul viso. Mettendo in risalto da vera professionista (leggi secoli di video su youtube e ex amiche estetiste..ex, come tanti, chissà come mai, cavolo) il suo bel visetto, come dice sua madre quando la bacia sulla fronte. La mia bella Stefania e il suo bel visetto da principessa dice mamma, dai mamma, chiamami Steffy che fa più figo, ripete l’altra imbronciata, principessa poi..ma si, ci sta. Insomma…

…insomma il famoso CAPO DEL GOVERNO ha stabilito che si può andare a fare un giro in centro senza dovere per forza avere qualche cosa da comprare al supermercato. Per motivi sportivi, per attività all’aria aperta, ha detto quello. Ma con la museruola…mascherina a seguito. Che balle straballe pensa Steffy dopo essersi vestita in modo casual. Senza strafare, tanto che importa…e senza appuntamenti con nessuno.

D’altronde non si può vedere nessuno perchè crea ASSEMBRAMENTO. Ma abituata alla solitudine, ormai le va quasi bene così, LEI che vedeva la solitudine come il dramma dell’asociale. Ma i tempi cambiano e gli anni anche. Una candelina in più sulla torta della vita, sulla gobba. Stefania alza le spalle a sè stessa riflessa, prende la mascherina ed esce…

…esce in una meravigliosa giornata di primavera! Il sole alto, luminoso, l’aria pura, senza quel cavolo di inquinamento, che figata pensa sorridendo. Ah le sue labbra belle e carnose, se le tocca sopra la museruola. Baci come una dea, le aveva detto una volta un bel tipo con cui aveva avuto un breve flirt. Breve che non duri troppo…forse poteva durare un pò di più, pensa la ragazza guardando le serrande dei negozi chiusi. Possibile pentirsi sempre delle proprie azioni?

Ma il lungo giro per il centro della non so quanto ex città proibita non è poi così bello come se lo era immaginato. Oltre l’urgenza assoluta di un parrucchiere, ho i capelli di una strega, pensa, di andare a farsi un massaggio, di andare in palestra, di andare poi in una SPA, di andare a fare shopping come Dio comanda, sponsorizzato magari da chi sa lei, amici cari, sa sdebitarsi poi, di andare a farsi il famoso aperitivo della sera nel solito bar ultra trendy e poi fare questo, questo e quell’altro. Insomma….

…insomma di questa famosa finta libertà motivata per attività all’aria aperta del capo del governo è una fregatura. E’ tutto chiuso! Della vita di prima non è rimasto nulla eccetto i fottuti supermercati con i prezzi raddoppiati. E i poveri commessi a tenere a distanza i clienti. E quelli che stanno a casa senza un soldo, poveracci. Steffy delusa dalla gita, nonostante la bella aria e l’atmosfera da dopoguerra, come diceva il bisnonno buonanima, se ne torna a casa.

Tra qualche giorno forse aprirà qualcosa, dicono le notizie. Dubito, pensa la Steffy mettendosi a prendere il sole in terrazza, con protezione a prova di guardoni. Non si sta poi tanto male a casa pensa nella brezza profumata del pomeriggio primaverile…chi si contenta gode e chi non gode, si attacca al tram!

Albert 5/5/2020

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Il colore verde della vita e dell’armonia / The green colour of life and harmony

La gioia non è mai una cosa grigia, nera, tetra, nebbiosa e rabbiosa, soprattutto l’ultima. Il male di domani lo crei oggi, in questo istante, lo dice una triste legge della vita, ma oggi si parla di colore e di vita.

Ho sempre abbinato al colore verde, al prato e al bosco l’essenza di ogni felicità. Tutto ruotante al colore verde, ma non tanto per la solita storiella del verde come speranze bensì verde come il colore del rinnovamento e della vita. Vita si, che parola meravigliosa, troppo spesso sommersa e nascosta da montagne di magagne e dolore inesistente. Per niente.

La dolce immagine che ho trovato cercando qua e là, mi dà il senso di quanto detto fin’ora. C’è uno spazio aperto, che dà senso di grande ampiezza, arriva fino a delle montagne sull’orizzonte. C’è una casetta piccola e romantica, piccola quanto basta per concentrare in quello spazio tutto ciò che basta per essere felici, per contenere lo scrigno dei sogni. Senza megalomania, sogni semplici, anche quelli verdi.

Il prato meraviglioso, cosparso di fiori variopinti, sembrano tracciare un sentiero tra l’erba dove la graziosa fanciulla, nel suo abito un po’ da fiaba o da contadina va verso un mazzo di fiori coloratissimi, dono di un uccello rosso, appoggiato ad un albero di quercia. La quercia è l’ultimo albero del bosco a mettere le nuove foglie a primavera, come l’ultimo a perdere le foglie in autunno.

L’immagine di serenità, di sorriso, di giovinezza, di freschezza, in cui il sole, il cielo blu e soprattutto il colore verde, verde vita, domina sovrano, cancella le asperità di questo strano periodo dominato da sfumature grigie e monotone

Se posso comporre una canzone senza musica al gaio cammino della fanciulla tra l’erba fresca, il sentiero di fiori, il micio curioso, il cielo azzurro e libero…

….benvenuto caro uccellino, come va? Qui da noi tutto bene, non lo so da dove vieni, ma qua domina il verde della vita. Mi hai portato in dono dei bellissimi fiori, grazie. Andiamo a metterli nell’acqua prima che si sciupino, daranno colore anche al vasetto che ho nella mia piccola ma romantica casa…

…abbiamo il tempo, tutto il tempo del mondo e della vita. Non c’è il male, non c’è il possesso, non c’è l’avidità, non c’è il desiderio. Il verde prato della vita ti porterà nella dimensione armoniosa dei sogni.

…regna qui l’amore, regna qui la destinazione finale di tutti i sogni dell’umanità.

Alberto 2/5/2020

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Steffy e il suo compleanno / Steffy’s birthday (XXIII)

Passano i giorni, passano i mesi e per la povera Stefania non sembra che la famosa luce della fine della pandemia arrivi. Il famoso CAPO DEL GOVERNO ne ha dette tante e tante e sinceramente comincia a pensare che siano tutte delle grosse balle buone solo per non dire la verità. Che deve essere ben spaventosa, almeno secondo quanto dicono i suoi rinnovati amici, dopo temporanea baruffa per motivi di gelosia…

….una gelosia tutta sua, anche se odia ammetterlo. Ma il suo amico zerbinissimo Giuseppe, detto il Beppe, ha detto che dopo il 4 maggio le robe si allenteranno. Cavolate! ha replicato lei con la fiducia nei confronti del GOVERNO pari al nulla o meno.

Una mattina, mentre si controlla minuziosamente allo specchio del bagno per vedere che la sua, sembra ex, magnifica silhouette, sia a posto e che la sua pelle da teenager un pò più vissuta, sia sempre ben elastica e splendente, si ricorda che oggi è il suo compleanno. PANICO! Si mette le mani fra i capelli e lo specchio riflette un’immagine drammatica. Basta è finita!! Per…

….per la poco più che teenager Stefania, ehi ma Steffy per gli amici, una candelina in più sulla torta della vita. Possibile che sia così sbadata da dimenticarmi un giorno così drammatico! Esclama dandosi un pugno in testa. E poi DOPPIO PANICO porcaccia miseria del cavolo, nessuno mi ha fatto ancora gli auguri!

TRIPLO PANICO! Nessuno si è ricordato di me!

Steffy esce dal bagno e si trascina col muso nero come la peste nera lungo il corridoio fino alo specchio del salotto. Prende una candela profumata, quelle da festa, da allegria, da bagno profumato, l’accende e si fissa con gli occhi umidi. Buon compleanno Stefania, tanti auguri a te, amore mio, tesoro, mia dolce compagna…di riflesso! Ho 25 anni, un quarto di secolo, perfetto, Stefania, tanti auguri a teee! E comincia a cantarsi buon compleanno ululando drammaticamente come un lupo nella foresta dell’ultima speranza.

Appoggiata la candela sul tavolo del salotto, si cambia in fretta e furia mettendosi in ghingheri come se dovesse uscire per andare ad una festa. All’inferno idioti, se nessuno mi considera, allora festeggerò da sola. Meglio sola che male accompagnata e vissuta. Ovviamente non è esattamente ciò che pensa ma l’esatto contrario. Però…impossibile, come mai tutti se ne fregano e….e…ah! Vede il cellulare lampeggiare, ma non suona, come mai eeehh aaah!

La suoneria era stata tolta la sera precedente, quindi non aveva sentito nulla, a dire il vero aveva deciso un pò di mollare sti maledetti social, almeno la sera precedente quindi aveva tolto la suoneria.

La povera e un pò svampita Steffy è presto ripagata e i suoi dubbi spediti al diavolo in un solo istante. Sul suo prezioso cell, quello donato da un suo ex fantastico, per questo infatti è un ex, perchè così è ancora più fantastico, trabocca di auguri di ogni tipo e decine di telefonate perse. Bene!…

….ora so come trascorrere la giornata e la serata.

Steffy ha capito che la solitudine è un grave dramma. Ed ora è tutta felice e si mette a saltare dalla gioia, nonostante il dramma della famosa candelina in più e del quarto di secolo in più sulla gobba ma…

..ma se il famoso capo del governo lascerà che tutti si abbraccino e bacino, perchè andrà tutto bene, così dicono, lo farò, lo prometto, anzi amerò i primi dieci che troverò sul mio cammino e farò un gran casino! Un casino e farò godere, scoperò i primi dieci…beh forse meglio cinque, forse meglio…

…meglio chissà. Chi vivrà vedrà!

Albert 30/4/2020

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Spettri silvestri / Wild ghosts

Nel bosco invernale senza neve si sentono voci di acque che in spumeggianti cascate portano a valle quello che dovrebbe essere sempre incastonato come una gemma sotto le montagne.

Per la purezza dell’aria tutto il paesaggio appare nella sua interezza come la migliore delle visioni, il panorama che forse tutti vorrebbero vedere, forse non sempre o per sempre. Ma spesso si.

Nello spesso citato crepuscolo, il momento migliore della giornata perché ogni affanno, angoscia, dovere termina, gli spiriti del bosco escono.

Gli spiriti invisibili, tre Amazzoni di una favola solo sognata, intrecciano il filo dell’esistenza, tra l’acqua, l’aria, la luce, il buio, l’ora e il mai più, la vita e la morte.

Gli spiriti che parlano a chi sa prendere questo filo invisibile che lega alla meraviglia del desiderio e dell’amore….

….come non legherà al nulla chi non vuole, non sente, non ama, non sa soffrire per un ideale.

Il cambiamento è sofferenza e dolore.

17/2/2020

Steffy e il Deserto dei Tartari

Per la piagnucolosa e lagnosa, aggiungici regina delle gnocche, aggiunto, grazie, prego, me ne frego, Stefania in arte Steffy il tempo autunnale della nebbia e della rottura del LOCCHEDAUN è tornato. Tornato come una sciabola, come la ghigliottina dell’ingiustizia, qualcosa che non va maledizione e…

…e sempre sul suo collo ovviamente, non su quello degli altri. Se chiami sfiga, arriva sfiga, te la sei chiamata tuta l’estate a brontolare quindi è arrivato il conto Stefania bellezza mia. Ma io non sapevo…cavoli tuoi baby.

Stravaccata sul morbido divano, lei morbida di suo ( le tue tette sono come un morbido cuscino, Stef amore, le aveva detto un giorno un suo ex, uno dei tanti, di quelli belli però, i brutti se li tengano le altre galline) Sta finendo di leggere (si leggo anche io) il “Deserto dei Tartari” di Buzzati. Il libro, dono di un suo amico. La dedica in prima pagina, spietata e tagliente come la famosa GHIGLIOTTINA che medita di tagliarle il collo.

PER TE CARA STEFFY, IL TEMPO PASSA E FINISCE IN UN LAMPO. GODITELA ALLA GRANDE, UN SALUTO. GINO

Più sotto cancellato ma ben visibile un “ti odio stronza”. Povero Gino, pensa Steffy fissando il soffitto del soggiorno con aria riflessiva, ti ho trattato male malissimo. Mi spiace ma…la vita è una valle di lacrime, così parlò chi, cacchiarola maledizione, sicuro non Zarathustra…amen, chissenefrega, sempre perderci in queste seghe mentali (sicuro in quelle NON mentali ti distinguevi bene al liceo, Stefania monella)

Dunque, dice abbassandosi gli occhiali (gli anni passano, ocio Stefania), il giovane tenente Drogo parte per la fortezza Bastiani, luogo militare posto in un luogo remoto per difendere i confini…attendere per anni e anni l’attacco di un nemico che non arriva mai e mai…i famosi Tartari appunto…alla fine arrivano ma lui è ormai vecchio…congedo…lo rimandano a casa…muore da solo come un cane in un’anonima locanda. TAC, le jeux sont faits, caro Drogo…

Pur non essendo mai stata una grande lettrice (suvvia a scuola eri una secchiona, appunto là si) questo deserto dei Tartari l’aveva sempre affascinata (anche per il libro ricevuto a gratis) vuoi perchè si nomina il deserto, cado caliente come le playas di Malibù, poi perchè aveva sentito che fa riflettere.. Ma riflettere su cosa? Uhm…

…Steffy si toglie gli occhiali, li appoggia sul tavolo e con un sospiro si mette le mani dietro la testa e si mette e riflettere. Con la coda dell’occhio vede il display del telefono lampeggiare ma lo ignora, non ora. Dunque…dunque…aguzza il cervello bella ragazza…

DESERTO DEI TARTARI – luogo remoto inaccessibile ai confini del mondo

FORTEZZA BASTIANI – specie di galera che assorbe le ambizioni e i giorni, gli anni della vita

VISIONE DELL’ORIZZONTE/TARTARI – attesa di un nemico che non arriva mai

ARRIVO DEI TARTARI – inizio dell’azione e dell’obiettivo di vita quando il tempo è scaduto

MORTE IN UNA SQUALLIDA LOCANDA – oltre il danno la beffa

Come un fulmine al ciel sereno alla Steffy appare la verità della vita. Si alza dal torpore morbido del divano e si avvia a piedi scalzi verso la cucina a bere un pò d’acqua. Alcune gocce finiscono nel lavabo con un ritmico TAC TAC così come TAC TAC fanno le lancette dell’orologio con le braccia di MIckey Mouse sulla parete.

Tempo…tempo…ritmico come un’elettrica danza che passa , come quelli che ballano sulle braci di un fuoco e si accorgono perfettamente del momento in cui vivono perchè sentono l’energia dell’istante. E noi, io? Io sono nella fortezza Bastiani ad attendere i Tartari, l’azione e aspetto di andare a finire la mia vita in una squallida locanda.

Molto bene, perfetto, esclama la lei sciogliendosi la chioma sulle spalle. Se li accarezza con le dita guardando le dita di Mickey Mouse sulle ore dell’orologio della cucina e della vita. Le viene in mente il viso della zietta più che quarantenne che passa le giornate su Youtube a guardare i video musicali della sua adolescenza ingozzandosi di dolci e piangere il fottuto tempo. Ah Stefania, nipote, fai, fai, fai agisci, fai più cose possibile finchè sei giovane e i maschi ti corrono dietro come mosche, poi finirai come me, inevitabile…

…il destino è segnato!

Anche no, zietta, cavolo, borbotta Steffy mordendosi le dita nervosamente. Prende il Deserto dei Tartari e lo rimette nella sua scarna libreria. Al diavolo, meglio non pensarci troppo.

Il telefono, già il telefono. Videochiamata persa, Giacomo, ah caro, ok adesso ti richiamo prima però corre a sistemarsi davanti allo specchio, truccandosi delicatamente come una bella principessa. Eh, il Giacomo è uno con il grano, bisogna ruffianarsi come Dio comanda. Il locchedaun del cavolo finirà e andremo…andremo nella fortezza Bastiani, ride con poca convinzione.

D’altronde il momento per godere è un attimo dannatamente rapido rapido, scivola via come la famosa sabbia dalle mani…come gli anni ai confini settentrionali del Deserto dei Tartari.

Albert 22/11/2020