UNA DOMENICA AL RISTORANTE IN CAMPAGNA

Le famiglie in compagnia dei cellulari

La domenica succede a volte che…si va a mangiare fuori per pranzo. Un locale alla buona. Importante è trovare uno che guida, così si può eccedere un pochetto con qualche bicchiere di troppo. Perchè no, alla fine della pista ci riserva il medesimo trattamento, due metri sotto terra o dispersi nel mare bituminoso e inquinato. Quindi… Ma l’argomento non è questo bensì l’ingloriosa fine di certi modelli familiari, della famigliola tradizionale al pranzetto domenicale.

Ormai difficile trovare più di quattro persone, ovvero padre, madre e prole. O solo uno più probabile. In altri tempi, quando io ero più piccolo, c’erano anche i nonni, gli zii, i cugini e la zietta zitella o lo zietto scapestrato, ribelle, non sposato o non maritato, come si usava dire. L’orrida parola SINGLE, pura invenzione dei media e in voga solamente da un paio di decenni, non esisteva. Col tempo ci siamo tolti dalle palle i nonni, poi gli zii, cugini e scapestrati zii o similia per trovarci a tavola al massimo appunto, in tre, quattro. Per i SINGLE della famiglia, esistono altri divertimenti, per esempio lo stare a casa tutto il giorno a giocare col cellulare o scrivere cavolate su Facebook. Non lo credete? Lo hanno inventato per quello.

Altro particolare è la presenza del partner presente a tavola. Sarà lui/lei la madre/padre oppure l’amichetta/o portatata a spasso la domenica? Uhm..su questo possiamo essere quasi certi del contrario. L’amico/a va dal lunedì al venerdì. Il fine settimana è tutto famiglia. SARA’ COSI’?

Dall’arrivo del cameriere di turno, alla consumazione del pasto, alla gioiosa gitarella in campagna, il più delle volte vige la noia, la sopportazione reciproca e, soprattutto, la presenza dei diabolici cellulari, presenti prima, dopo e durante. Lo show dell’indifferenza ha inizio. Non si comunica. Cosa prendiamo? Cosa beviamo? Cosa prendi Tizio? E tu Caio? La non comunicazione viaggia sui binari dell’etere, nessuno si guarda in faccia. Whatsapp la fa da padrone, bip beep, bang, piip pip, trrrr. In qualche locale dei gloriosi vecchi tempi, c’erano, qualche volta, delle orchestrine o una band che faceva un po’ di sottofondo. Niente da fare, tutto finito. La sinfonia dei beep, biip, baap ha mandato al diavolo le band. Oltre ai nonni, zii scapestrati e compagnia bella. O brutta, dipende.

Chi ci sarà dietro l’impenetrabile app di Whatsapp? L’amica/o della settimana? Non mi pare che il partner se ne preoccupava più che tanto. Magari fa lo stesso. I bimbi e i giochi sul tablet. Che spettacolo desolante. Ma vedo che alcuni giocano su un prato attiguo al locale giocando a palla e rincorrendosi. Forse non tutto è perduto, ancora.

Passa un’oretta, ne passano due, si magna, si beve, la batteria si scarica, il sole splendente che ci ha baciato tutta la giornata scende all’orizzonte. Bellissimo, sembrava primavera, dicono che pioverà domani..sfiga. Domani è anche lunedì..meglio non pensarci, la pensiamo tutti allo stesso modo. Per altri particolari, stay tuned.

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3 pensieri su “UNA DOMENICA AL RISTORANTE IN CAMPAGNA

  1. Questo è uno dei motivi per cui non prenderò mai e poi mai uno smartphone. Il telefono di casa mi basta e avanza. Ormai la maggior parte delle persone non ti guarda più nemmeno in faccia quando ti parla, perché hanno gli occhi incollati a quell’orrido schermettino.

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