IN TRENO, LA PIOGGIA COME UNA FRUSTA SUGLI STUDENTI E SUGLI OPERAI

Dopo l’ozio festaiolo dei ponti, si ritorna dunque on the road. In treno. La prima cosa che cambia è l’orario. Basta sveglia con calma, ma tutto di nuovo ben organizzato. L’unica gioia vedere di nuovo le montagne innevate all’alba, baciate dal sole, bianche di neve.

Il resto la pianura bagnata da una pioggia deprimente. E alle stazioni, alla raccolta schiavi/deportati si vede benissimo. Una coppietta di studenti lei e lui si siedono sui sedili appoggiando di peso il fido Eastpak sul pavimento. Lei si toglie un auricolare e bofonchia. È finita è finita. Appena cominciati sti due(due?) giorni di festa di nuovo nella merda. Lui non si toglie neppure gli auricolari ma annuisce. È vero, non ho studiato nulla, il tempo fa schifo, fa freddo. Sono depressa continua lei facendo gocciolare l’ombrello sullo zaino di scuola. Lui non dice nulla ma è d’accordo. La stazione dopo scendono sconsolati assieme agli altri liceali con le mani in tasca e il cappuccio in testa. Verso la grigia prigione.

I lavoratori dei cantieri navali di Marghera fissano il vuoto biascicando ogni tanto qualche parola, tanti dormono. C’è una nave da consegnare presto, non ci sarà tanta pacchia. Il tempo della Resurrezione sembra un lontano ricordo, si torna agli inferi.

Un silenzio triste avvolge il treno del mattino mentre la pioggia batte forte sulle vetrate, come colpi di frusta di un non voluto destino.

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8 pensieri su “IN TRENO, LA PIOGGIA COME UNA FRUSTA SUGLI STUDENTI E SUGLI OPERAI

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