UN SALTO A JONESTOWN, 14/11/1978. Lavoratori idealisti, un 1 maggio anche per loro

Non c’entra niente con quello che di solito scrivo in questo spazio, ma in questi giorni negli scoccianti giri in treno, rileggevo la drammatica storia del massacro di Jonestown. Il suicidio omicidio rivoluzionario commesso su “invito” del “reverendo Jim Jones nella famigerata Jonestown, una comune agricola fondata in Guyana fondata sul fanatismo religioso di stampo anarco-socialista dittatoriale del suo leader “spirituale” fuggito nella giungla a creare la sua città ideale utopistica, un campo di concentramento agricolo felice insomma. Il paradiso per ogni uomo, non prima di avere ceduto tutti i suoi beni al “Tempio del popolo”, il nome della setta religiosa di Jones. Non starò qua a raccontare questa vicenda che ognuno può fare per conto suo, ma alla fine il sogno utopistico costò 909 vittime, suicidio fanatico per qualcuno, assassinio collettivo organizzato per i più, più un politico che era andato ad indagare cosa stava succedendo, più alcuni reporter.

Si parla tanto di sogni, di libertà, di sogni di un mondo migliore. I contadini sognatori di Jonestown lo pensavano, non ci sono riusciti.

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