Sono uno che va lontano e poi torna vicino, con l’immagine del lontano e/o vicino a seconda di quanto tempo sto lontano o vicino. Il fine settimana vuole dire stare vicino, a casa mia, ma so che lunedì devo andare di nuovo lontano per il lavoro. In questo tiramolla di emozioni, si fa fatica a capire dove sta il meglio e il peggio. Un dilemma umano che capita a più persone, come posso vedere, vivere e sentire dal viaggiare come pendolare. croce e delizia.

Oltre ai soliti studenti casinisti e tranquilli che nella maggior parte dei casi si fanno gli affari loro, dormono, scrivono, chattano o raccontano le loro vicende sentimentali ad alta voce, come ho avuto modo di scrivere qualche volta, ci sono i viaggiatori silenziosi, quelli che si fanno un mazzo di km ogni giorno prima delle luci dell’alba, con ogni tempo, quelli che poi tornano a casa, anche alle 21, con qualsiasi tempo. Magari senza vedere nè famiglia e figli che vivono lontano. Magari aprendo la porta senza nessuno che li aspetta.

Gli operai di Marghera. Coloro, di tutte le nazionalità, che al mattino li vedi dormire, ascoltare musica o altro, guardare fisso nel vuoto o fuori dal finestrino. Talvolta sono in compagnia, spesso da soli. e TUTUMM TUTUMM, il monotono passaggio del treno sulle carrozze suona sinistro, porta la merce all’inferno dei cantieri, orari come capita, paga dipende, rottura a mille. Quando ero più giovane avevo lavorato un breve periodo in un cantiere navale. Ho visto, mi dispiace per loro. Gente con valigie grosse, venuta magari dal profondo Sud per stare solo un mese. In una terra sconosciuta, così diversa dalla loro, senza conoscere nessuno, senza capire i modi di fare. O quelli che vengono da ancora più lontano, non sanno manco la lingua.

Alle 5.15 parte il convoglio dei deportati, alle 20.24 o 21.24 se è in orario ritorna.

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10 pensieri su “LA STRADA CHE PORTA LONTANO

  1. Mi piace molto il tuo modo di raccontare😊 sui treni si incrociano moltissime persone con vissuti diversi e tu sei in grado di raccontarli un po’. Gli operai sradicati dalle loro terre hanno tutto il mio rispetto, è terribile essere obbligati a lasciare la propria terra e i propri affetti. Io sono stata un anno a Londra e, pur essendo un’esperienza diversa e voluta, mi ha catapultata in una realtà diversa dalla mia, dove ero la straniera e quindi, anche involontariamente, discriminata. Cambiare prospettiva aiuta ad avere una visione più ampia.
    Buona serata😊
    A.

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    1. E’ esattamente quello che penso anche io, dal momento che prima di diventare un tizio imprestato all’educazione, ho provato più lavori. Conoscendo quell’inferno poco salutare, tra gente sradicata che spesso non sa neanche che cosa fare, io che li vedo, provo una gran pena e vedo me molto più fortunato. Va beh, grazie comunque, il mio pellegrinaggio sui convogli dell’oblio tra un po’ troverà un po’ di pace e vacanza 😉
      Un saluto 🙂
      A.

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      1. Già, io so di essere molto fortunata e privilegiata, ho la possibilità di studiare e di fare ciò che mi piace, pur non avendo alcun merito. Merito della sorte, poi è ovvio che sta a noi sfruttare al meglio le opportunità che ci sono date, non tutti lo fanno. La gente pensa che all’estero si stia bene, ma a Londra, senza particolari qualifiche, ci possono andare solo i giovani per periodi brevi. I salari sono minimi e la vita carissima.
        Fra un po’ vacanze e niente treni, oppure treni just for pleasure, per andare dove vuoi.
        Un saluto Alberto😊

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      2. Treni just for pleasure e nella direzione opposta 🙂 a meno che non si debba incontrare qualcuno, colleghi, just for pleasure, ma sicuramente non sarà. Poi ci sono troppe zanzare, moscerini e cimici, no buono 😉. Un saluto Arianna

        Piace a 1 persona

      1. Io ero soltanto una bambina che non poteva mai godersi camera sua…o meglio ne avevo 4….mi adattavo per forza

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