La casa del crepuscolo/The twilight house (III)

La differenza fra paura e orrore è come la differenza tra una prelibatezza culinaria, divisa tra buono e ottimo. Non è la stessa cosa.

I temerari personaggi che amavano darsi appuntamento per raggiungere la casa sulla collina, che le dicerie della gente attribuivano come faro di richiamo per forze arcane e malefiche, amavano, per modo di dire, salire lungo i sentieri silvestri, la casa sulla collina anche per dare prove di coraggio. Del tipo un gruppo aspettava in una radura sottostante e uno a turno, secondo una selezione, doveva entrare dentro, salire al piano superiore e accendere una pila elettrica per fare vedere che non stava bluffando.

Il che naturalmente era tutto meno che divertente. Ma per essere apprezzati maggiormente agli occhi di qualche fanciulla del gruppo, o essere ben visti da qualche bullo, era necessario superare qualche prova in più della banale prestanza fisica o morale.

I prescelti destinati alla prova quando ritornavano al gruppo che li aspettava, raccontavano balbettando che una volta entrati di corsa e fatta attenzione a non uccidersi nel salire le scale pericolanti del piano di sopra, di NON essere da soli. Ma non perchè c’erano altre persone dentro a cercare emozioni forti. C’era nell’aria, qualcosa di inspiegabile…

….qualcosa come se l’aria si fosse di colpo rarefatta, che fosse diventata come di colore blu o rosso. E la sensazione di essere osservati da occhi, ma centinaia di occhi e trafitti da scariche elettriche. Una scarica elettrica glaciale, inspiegabile e infine la certezza, non sensazione, ma certezza, di essere trattenuti da mani invisibili. Infatti tornare indietro e rivarcare la soglia d’ingresso colma di vetri rotti, rifiuti e calcinacci, non era semplice, anche se era la cosa che ogni persona con un po’ di sale in zucca desiderava con tutto il cuore.

Qualcosa mi ha trattenuto, voleva che restassi là. Qualcosa mi è passato attraverso, ho avuto freddo, mi guardavano, sentivo delle voci parlare tra loro da una porta dalla quale trapelava una luce grigiastra, tipo neon. Ma non era possibile, la luce elettrica era stata staccata da tanti anni e non era neppure una luce da campeggio o simile.

Nessuno di coloro che vi erano stati una volta vi era più ritornato. Qualcuno aveva portato quel ricordo per il resto della sua vita, diventava intollerante al gelo e alla luce grigia dei corridoi illuminati al neon.

Ho fatto del mistero l’unica ragione di vita per cui valeva essere vivi.

Albert 2/4/2020

14 pensieri su “La casa del crepuscolo/The twilight house (III)

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