Nulla era più distante della realtà che la visione della casa in rovina sulla collina, detta anche del “crepuscolo” a causa di strani giochi di luce. Giochi di luce che riaffioravano dagli incubi di tanti ragazzini, fattisi nel frattempo uomini, che avevano avuto la sfortuna di nascere in quella remota e poco felice contrada.

Quando il sole scendeva oltre la collina boscosa ad ovest della casa, i raggi solari toccando le punte alte degli abeti, creavano un’immagine che somigliava ad un esercito di persona in movimento, lente e goffe, che si riflettevano sulla parete di ponente dell’edificio. Da questa, passavano poi a quella est che era la visuale che si poteva ammirare dal paese di fondovalle e dalle fattorie poste subito alle sue spalle. Ammirare era una parola che non si poteva certo adattare alla strana dimora, semmai paura ed inquietudine.

Questa specie di danza macabra, durava di solito pochi minuti, il tempo che il sole sparisse dietro alla collina, ma con tutte le storie di spettri che si sentivano tra le mura domestiche del borgo, il tempo sembrava durare in eterno. E non ci si abituava mai. Persino coloro che se ne andavano, in realtà appena ne avevano l’opportunità anagrafica, si scappare via per cercare fortuna altrove, dicevano che quelle immagini in movimento le vedevano anche sui grattacieli e sulle case borghesi di centri urbani moderni, che per nulla erano uguali al loro borgo natio e alla casa dei segreti maligni.

Come non potevano dimenticare i sentieri, circondati da prati di ortiche e more selvatiche, che risalivano il prato erboso per poi perdersi nel folto del bosco e raggiungere, se non ci si perdeva prima, o si scappava a gambe levate per l’orrore, la casa isolata, la casa del Crepuscolo, appunto.

Certi anziani, oramai morti da tempo, sostenevano che secoli addietro, in quella zona, si era svolta una spaventosa battaglia e i corpi dei soldati morti erano stati sepolti in fosse comuni dove ora c’era il primo bosco e i campi di more, more che non maturavano mai, rimanevano sempre aspre, verdi, coriacee anche in settembre…

….e le ortiche non ingiallivano mai, neanche in inverno, come per impedire che qualcuno andasse a profanare il loro terreno…

…perchè certi segreti non dovevano essere rivelati nè cercati. La logica non poteva indagare sull’arcano enigma.

Alberto 14/5/2020

5 pensieri su “La casa sulla collina

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