Elettrica non amava definirsi un’allegrona nè una gran compagnia di ragazza. Il suo modo di essere non era ben definito, neanche quando si metteva a pensare con la sua testolina coperta di capelli rossi, elettrici in caso di temporali, altro mistero, come il suo strambo nome, che odiava dal profondo del cuore. Ma non aveva nessun nome di ricambio, del tipo come ti chiami? Mi chiamo…ANONIMA TIZIA.

Il suo carattere era VARIABILE/NEBBIOSO, a seconda di come le andava di scazzo. Se alla mattina, affacciandosi alla finestra della sua bicocca, ma niente casino interno per intendersi, se al mattino dunque era nebbioso lei era nebbiosa. Se era soleggiato era nebbiosa lo stesso. Odiava infatti il mattino, la rottura di doversi organizzare la giornata, di solito anarchia completa. Al pomeriggio inoltrato era tutta un’altra cosa. Quello che era fatto era fatto, quello che non era fatto era destino che non andava fatto.

Un concetto logico, facile, comprensibile, senza nebbia, senza paranoie. Se non ho fatto quello che doveva essere fatto era destino così. Elettrica liquidava facilmente i problemi pallosi cui tanta gente dava importanze eccessive. Amare per esempio o lo stare in compagnia. Se nessuno mi cerca o se ne fotte di me vuol dire che era destino così e morta là. Facile, semplice e VARIABILE…

…dunque al mattino nebbiosa al pomeriggio variabile. Col suo modo di fare e di camminare da “non rompetemi le palle o cavoli vostri”, sono una che mena, testimoniano otto pagelle scolastiche alla voce VOTO IN CONDOTTA: 6 Quindi, occhio che l’Elettrica è una brutta rogna, alla larga.

Nelle serate, nei suoi giretti lungo il grande fiume, saliva sul sentiero che seguiva l’argine e si sedeva a guardare il tramonto, se c’era il sole. Se non c’era guardava lo stesso dove il sole andava a dormire dall’altra parte del mondo, E qui attendeva la notte, in assoluta pace ed armonia con sè stessa ed il mondo circostante. Si godeva un po’ il vento se c’era, ogni tanto scendeva a fare una breve nuotata nell’acqua non esattamente tropicale nè esattamente incontaminata. Era inquinata forse troppo, lo sapeva, ma..di qualcosa bisognava pur morire.

Elettrica lasciava i vestiti sull’erba dopo essersi accertata di non avere guardoni a fissare le sue generose grazie e si godeva nuda l’acqua fredda.

Il più delle volte però era lei a fare la guardona con le coppiette che si imboscavano nella boscaglia a pomiciare, ma ciò non toglieva che chi la faceva doveva aspettarsela, anzi. Un generoso calcio nel sedere avrebbe tolto ogni voglia anche al più impavido di loro.

Quando calava la notte, se non c’erano nuvole, guardava i riflessi della luna, delle stelle o di qualche casupola sugli argini, riflettersi e sperava che gli spiriti di anime rivoluzionarie si trovassero lì in quel punto. Eroi per qualche causa nobile che erano morti incitando il popolo contro gli oppressori…nella giungla, in qualche spazio aperto, scontri, eserciti, rivoluzioni, guerriglia, casino, eroismo. Diventare una nuova Ernesta Guevara, liberare qualcuno dalle paranoie, dalle cavolate che sentiva in giro, ingiustizie, soprusi, gentaglia senza scrupoli…

…gli spiriti della rivoluzione..che bello, che gioia! Anche se poi l’umidità del fiume la faceva tornare a casa starnutendo e infreddolita…ma in fondo ad Elettrica non importava un cavolo.

Alberto 3/6/2020

34 pensieri su “Elettrica Spiritica

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