Elettrica Ipnotica

Elettrica non considerava il trascorrere del tempo come un fatto drammatico per vivere male la sua vita. In fondo il passare delle stagioni era una cosa che non poteva essere modificata. Lo era da quando c’era il mondo, da milioni (o miliardi?) di anni, lo aveva detto anche la sua prof di scienze un paio di anni prima, cosa che lei considerava quasi un milione di anni. Ma non le era dispiaciuta come materia. Era qualcosa di indefinito, un po’ come lei. Una cosa/persona stramba.

I suoi insegnanti avevano avuto poca gentilezza con lei in quei tempi, data la sua provatissima fama di teppistella, nonchè una dalle mani facili….

….sei troppo permalosa Elettrica, le aveva detto quella di italiano, una come te non avrà un gran futuro se andrai avanti così, con questi tuoi ATTEGGIAMENTI SELVATICI. La vita è dura mia cara ELE, un nomignolo che odiava perché stava a significare che la prof reputava troppo stupido il suo nome, cosa che lei approvava alla grande, ma stava a lei approvarlo, non….

…non ad un inutile scema di prof, brutta, antipatica e saccente borghese. Le avrebbe mollato volentieri una sberla ma si era trattenuta per non dare ulteriori seccature alla sua cara mammina.

Però non si asteneva a mollare occhiatacce gelide. La prof di ginnastica o motoria, come la chiamavano, l’aveva rimproverata, con una certa preoccupazione che l’avrebbe castigata anche se fissava col suo sguardo IPNOTICO da sfida. In fin dei conti aveva solo dato solo avviato un battibecco con una sua compagna di classe stronza per una questione di capelli.

Aveva osato dire che aveva i capelli rossi strani come il suo nome assurdo. La compagna sapeva che quella, la Elettrica, menava ma non si era trattenuta da attaccarla. La colpa alla fine se l’era presa lei perché aveva minacciata che l’avrebbe seguita anche nell’oltretomba per ucciderla e lei lo aveva detto alla prof, che lo aveva detto alla preside ecc. Solita storia già sentita.

Poi, a casa, dopo la scuola, si era messa a fissarsi allo specchio affascinata da quella parola, IPNOTICA, che la capra di ginnastica le aveva detto prima. Sgranati i profondi occhi blu aveva cercato di ipnotizzarsi o di trovare nuovi sguardi, nuove occhiatacce da riservare ai suoi rompiscatole di compagni di classe e prof.

Sinceramente non ne aveva trovato nulla di strano ma sì era convinta che le migliori occhiate ipnotiche non venivano su comando ma spontanee. Un po’ come quando la sua amata Lara Croft doveva affrontare un casino nella giungla…niente era stabilito, le cose venivano sul momento, così come le soluzioni ad ogni problema…attendi il nemico e colpisci…Elettrica…colpisci…

Quel pomeriggio si era addormentata davanti allo specchio. Forse le soluzioni non erano necessarie, bastava con creare casini…lo avrebbe imparato un giorno…chissà..chissà…

Alberto 10/6/2020

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Sono un insegnante, attratto dalla cultura e dall'underground urbano e la sua musica, la periferia e le sue sfumature sociali. Amo la Natura, la letteratura del Novecento europeo, le avventure per ragazzi, i tramonti sulle valli e sulle lagune del mare d'inverno, le montagne, la neve, i boschi, il silenzio dove pensare, meditare, incontrare, amare, suonare e creare musica, collezionare dischi e libri, cantare per la gioia dei vicini e scrivere qualche riga qua e là. Perchè scrivere crea emozione e spero anche la dia anche all'errante approdatore di questo spazio. Ad maiora

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