Elettrica Nevrotica

Elettrica non aveva un carattere ben definito perché come detto in precedenza, al mattino si sentiva sempre nuvolosa o nebbiosa anche se c’era il sole di luglio. Al pomeriggio inoltrato invece si sentiva a suo agio. Odiava il sapersi impegnata in qualcosa anche se non aveva da fare nulla se non scorrazzare con la sua bici scassata lungo l’argine del grande fiume. Tra i pioppi…

…i pioppi. Elettrica amava i boschetti di pioppi, alberi sinuosi, snelli che davano frescura e senso al paesaggio monotono della bassa pianura, sonnolenta e noiosa. La noia, quella sì che le stava sulle scatole. Come è possibile, si diceva anche se a voce alta, del tipo mi parlo per essere sicura di esistere, insomma come è possibile che una come me debba stare in sto cesso di posto a rompersi le scatole quando la vita e la rivoluzione può scoppiare da qualche parte nel mondo oppure già è scoppiata e io non so niente!

In questi casi si metteva le mani tra i capelli rossi elettrici e scuoteva la testa scocciatissima. La vita pulsava come le le luci di Las Vegas, anche se lei di Las Vegas aveva una reputazione pessima, del tipo ricettacolo borghese di biscazzieri falliti o potenziali suicidi. Suicidi si, oppure di gentaglia che andava là per sposarsi con qualche sgualdrina, metti una conosciuta la mattina stessa in qualche bisca oppure in qualche locale da ubriaconi da quattro soldi.

Annientarsi per sposarsi, giocare per fallirsi, innamorarsi per essere fottuti.

Ah questo la faceva incazzare di brutto, innamorarsi. Come avrebbe potuto buttare nel cesso la sua vita piena di sogni eroici per fare la compagna di qualche buffone da due soldi o qualche vecchio marpione. Lei la bellissima Elettrica dal nome strambo ma dal fascino, e che cavolo, da gran gnocca, almeno così le dicevano a scuola, ma con molta cautela perché la sua fama permalosa e dalla sberla facile era piuttosto celebre.

Lei non poteva innamorarsi, non poteva perdere tempo con i morosi, non poteva perdere tempo a girare con quella bici sfigata in quel luogo da sfigati, non poteva aspettare che qualche occasione fantastica le cadesse in bocca come un fico maturo se lei non andava verso l’avventura. Ma se non muoveva le chiappe come poteva sognare di diventare la novella Lara Croft o la Guevara del popolo?

Aveva visto le guardie rosse maoiste della Rivoluzione Culturale bastonare i loro prof, andare in giro a gridare slogan della rivolta, fare valere i diritti di giovani…casinisti!

Quando pensava a ste robe e si vedeva in bici si arrabbiava molto. Quindi si arrampicava sull’argine a guardare il tramonto sul fiume o se c’era qualche auto con dentro qualche coppietta a pomiciare andava a sbirciare strisciando sull’erba, da guerriera. A volte per poco tutto pareva uno sballo…per poco però sospirava tornando a casa.

Alberto 16/6/2020

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Sono un insegnante, attratto dalla cultura e dall'underground urbano e la sua musica, la periferia e le sue sfumature sociali. Amo la Natura, la letteratura del Novecento europeo, le avventure per ragazzi, i tramonti sulle valli e sulle lagune del mare d'inverno, le montagne, la neve, i boschi, il silenzio dove pensare, meditare, incontrare, amare, suonare e creare musica, collezionare dischi e libri, cantare per la gioia dei vicini e scrivere qualche riga qua e là. Perchè scrivere crea emozione e spero anche la dia anche all'errante approdatore di questo spazio. Ad maiora

15 thoughts on “Elettrica Nevrotica

  1. Bella storia, non ho capito se ci sono altre parti. Immagino di sì. Ho trovato questo tuo racconto dal blog di Ylenia che ringrazio
    Laura

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