Tango

Tango non era il suo vero nome. Lo avevano chiamato così perchè una sera, di ritorno dal bar, ubriaco fradicio: camminava così male sulle gambe che pareva stesse ballando un tango.

Un tango con sè stesso, con la pioggia che cadeva e con i lampioni che si specchiavano giallognoli nelle pozzanghere. Tutte per i suoi piedi, inzuppati d’acqua, le scarpe rotte. Aveva sempre quel paio, ma pareva non preoccuparsene granchè. Se ne fregava alla grande.

Era visibile a chi lo incontrava fisicamente. Invisibile agli occhi dei detentori del dominio, dei potenti. Doppio destino, un’unica persona.

Tango, quando arrivava al bar Stella, vicino la piazzetta con il suo cappotto fuori moda e le mani in tasca, estraeva dalla tasca un sigaro mezzo fumato, se lo infilava in bocca e lo accendeva con dei fiammiferi da cucina, alla vecchia, alla maledettamente buona vecchia maniera.

Quindi si sedeva ad un tavolino all’esterno, Stella lo vedeva, alzava le spalle, andava da lui, gli chiedeva se aveva soldi, lui sorrideva e o alzava le spalle, segno che non aveva in tasca una lira. Se annuiva, sempre sorridendo, era segno che aveva qualche petello, soldo.

Tango, in ogni caso, veniva servito e sornione sorseggiava il suo whisky, quello più a buon prezzo, fischiettando e parlando da solo su quanto fosse bella la vita.

Naturalmente l’originalità e il differenziarsi dalla massa non era molto gradito, quindi veniva isolato da tutti gli altri avventori del bar

I maligni vociferavano che in realtà era pieno di soldi e che viveva in povertà, in una casa popolare solo per risparmiare o per applicare ideologie strambe che capiva solo lui o i balordi come lui. Se ne potrebbe rimanere a sbevazzare a casa sua, era uno dei mormorii classici. Ecco, arriva l’elegantone, Stella devi mandarlo fuori dalle scatole, eccetera eccetera.

Il povero, per modo di dire Tango ovviamente sapeva di queste dicerie e delle lingue taglienti ma se ne fregava beatamente. Il suo sigaro puzzolente e l’igiene personale non proprio da fiorellino di campo gli serviva per starsene beatamente in pace con le sue riflessioni e le sue chiacchiere impegnative solitarie.

I falsi fighetti di quartiere, solo a parole, pieni di corna e di patologie mentali di frustrazione esistenziale fissavano con ferocia quelli che prendevano la vita in modo diverso…come quell’altro fenomeno da baraccone, quel tossico si, quello del flipper…quello che ha rubato il cuore di Stella…

….e infatti quando arrivava l’altro fenomeno da baraccone, quello che noi ragazzini chiamavamo Flipper Kid, il nostro eroe, l’atmosfera del bar era magnetica di odio.

Tango e Flipper Kid, il duo delle meraviglie, gli unici che si accennavano un saluto quasi complice. Ma si sa, le differenze si attraggono, e splendono la marmaglia comune si confonde nel nulla

Come già stato scritto e detto da qualcuno Flipper Kid un giorno sparì, così come era venuto per splendere di luce propria chissà dove (morto di overdose, secondo la marmaglia degli uomini comuni, schiavi del pensiero unico)…

….Tango invece proseguì le sue capatine pomeridiane al bar Stella a farsi i suoi cicchetti di whisky finchè ci fu il bar e ci fu Stella. Scomparsi prima lei, poi il bar della piazzetta, scomparve anche lui.

Se ne andò in un’altra città? Frequentò altri bar rionali? Chi lo sa. Qualcuno disse che si era ucciso lanciandosi contro un treno oppure la bottiglia aveva vinto sulla persona.

Ma la verità non è importante, sublime può essere il non sapere troppo delle vicende umane. Il mistero attrae, il sapere troppo annoia.

Albert 25/10/2020

Grazie a Paolina Turci per l’ispirazione al titolo del testo

(Art by Holly Warburton)

Pubblicato da Povertà 🌟 Ricchezza

Sono attratto dalla cultura e dall'underground, Amo da sempre la Natura, le favole nordiche, le fiabe crepuscolari, i tramonti, la neve, i fantasmi, le storie legate all'adolescenza e all'essere giovani, narrando in prima persona avvenimenti e avventure dei cosiddetti "bei tempi" La cosa più bella è dare emozioni e gioia, questo blog è nato per questo.

12 pensieri riguardo “Tango

  1. Mi hai ricordato un muto che tanti anni fa veniva considerato lo scemo del villaggio e lasciato sempre da solo. Anche lui vestiva male e puzzava ma la gente diceva fosse ricco. Hai ragione, se non c’è un mistero dietro le miserie umane, non riusciamo ad appassionarci alla storia di chi ci sta intorno.

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    1. Grazie tante, Mauri penso 🙂 Penso che ci sia o meglio c’era un personaggio simile in ogni luogo di ritrovo, in questo caso un bar rionale. Lo strambo che si faceva parlare dietro per questa cosa o per quell’altra cosa, di solito fastidiosa, era una costante fissa. Un saluto 🙂

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