Città sotto la pioggia: i Metalheads poveracci, Michela e gli stivali, Cesare e l’illusione amorosa

La città sotto la pioggia portava malinconia e ci lasciava annoiati a guardare le vetrine appannate dei negozi, in piedi con le mani in tasca, guardare quello che rimaneva sugli scaffali dato che eravamo dei poveracci squattrinati eccetto…

…eccetto il paio di figli di papà vestiti sempre all’ultima moda che ci prendevano in giro per i nostri abiti da poveracci. Così era, così non sarebbe cambiato per qualche anno. Gli oggetti, perfettamente inutili col senso del poi, sugli scaffali ci guardavano nella loro risuonante attrazione. Per noi rockers di periferia, erano gli ultimi dischi degli eroi del rock del momento, il logo del nome della band era troppo bello per rimanere là a disposizione dei soliti fortunati con i soldi…ogni tanto ci scappava il furtarello mettendo il disco sotto la giacca e uscendo alla chetichella dal negozio. Un paio di volte riuscì…altre furono figuracce infami.

Chiamo tuo padre, no ti prego non lo farò mai più. Chiamata effettuata. Papà incazzato come una belva, prigionia per un mese a casa. Dov’è Pedro, chiedeva Marco Metal. con l’immancabile felpa degli Slayer, Pedro è ai domiciliari, che sfiga, già. Il GIÀ chiudeva ogni discussione, cavoli suoi.

Nei giorni di pioggia Michela, detta Miki, detta svampy, detta Mike o altro chi se lo ricorda, figlia del tranviere, famiglia medio bassa borghese, usciva sempre con stivali alti. Lei era una cultrice di tali calzature, ne aveva una quantità industriale a casa e ne aveva per ogni tempo metereologico, In estate si incazzava perchè doveva mettersi scarpe basse o gli odiatissimi sandali, scarpe da sfigati fotonici, sosteneva inviperita….

…incazzata scleratra, ma era così, che bisognava farci? Quando arrivava era sempre così, gomma in bocca, sigaretta in mano e l’immancabile rimbombo degli stivali sul porfido della strada o sull’asfalto, dipende dove eravamo. In minigonna, collant, così poteva mettere in risalto tutto lo stivale. Certi ornati di catenine metalliche, così oltre al tocco del tacco c’era anche quel rumore di sonaglio che a noi maschietti faceva salire pulsazioni sessuali non indifferenti. Poi se la Michy veniva con le calze a rete era finita, la sua immagine eroticizzata dalla nostra fantasia, regnava sonnolenta nei nostri sogni HOT per giorni…mesi…per sempre.

Il povero padre di Michela, per viziare la figlioletta e prendere i suoi stivali, si svenava di straordinari sul lavoro, ma cosa non si fa per una perla di figlia unica?

Nei nostri incontri talvolta veniva, Cesare, detto Cece, detto lo strambo. La sua famiglia era molto povera, abitava in una casa popolare assieme ad altri quattro fratelli, padre abituato più alla bottiglia e alla cinghia che al lavoro, madre succube. Cesare era un buon diavolo, parlava più o meno con tutti a parte le ragazze finte VAMP che lo evitavano come la peste nera. Porta sfiga, quelle sfighe contagiose, dovremmo mandarlo affanculo disse un giorno la Giulia a uno dei due figli di papà. Cesare era dietro una colonna e aveva sentito tutto. Giulia, la mora strafiga che adorava, che sognava di sposare quando avrebbe fatto fortuna, quando tutto sarebbe diventato più rosa…

…la fortuna è una ruota che gira. Ma non girò per lui. Per la vergogna di essere stato denigrato dalla sua bella del cuore, venne sempre meno, non venne più. Si seppe poi che il padre se ne era andato e lui era andato in Svizzera, era diventato ricco. Ma erano solo parole, nessuno se ne accertò. Giulia divenne invece un’infelice mogliettina di un bastardello che le metteva più corna di quanto potesse pensare. Ingrassò, imbruttì, finì male. Chi la fa l’aspetti.

Sotto la pioggia le vetrine e la gente si accendevano e si spegnevano. Il giorno durava a lungo e alla grande quanto la notte se uno sapeva come viverlo.

Albert 31/10/2020

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Pubblicato da Povertà 🌟 Ricchezza

Sono attratto dalla cultura e dall'underground, Amo da sempre la Natura, le favole nordiche, le fiabe crepuscolari, i tramonti, la neve, i fantasmi, le storie legate all'adolescenza e all'essere giovani, narrando in prima persona avvenimenti e avventure dei cosiddetti "bei tempi" La cosa più bella è dare emozioni e gioia, questo blog è nato per questo.

2 pensieri riguardo “Città sotto la pioggia: i Metalheads poveracci, Michela e gli stivali, Cesare e l’illusione amorosa

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