Racconti brevi degli 80 Piero contro tutti

Il concetto di amicizia al tempo del mondo di ieri, il più bello ovvio, era più sentito forse rispetto ad oggi. 

Non è vero che i luoghi di ritrovo sono cambiati rispetto a ieri, così come certe abitudini, sono solo cambiate il modo di viverle. Il MODO e il METODO, non il luogo. 


Nel periodo di Natale i nostri incontri pomeridiani al parco (o in baretto di Stella) si facevano più frequenti, quei giorni illuminati a festa ci piacevano un sacco anche perchè quel cavolo di scuola chiudeva e potevamo goderci le sacre vacanze (onnipotenti vacanze di giustizia secondo qualcuno)


In questi, appunto giorni di giustizia, il nostro amico Piero, Piero l’anarchico, figlio del popolo e della manovalanza operaia (ma il paparino aveva sei conti correnti in Svizzera dicevano i maligni), il Piero insomma si elettrizzava alla stragrande.


I suoi catechismi sul consumismo canaglia, sulla stupidaggine borghese natalizia, tenevano banco nella zona del parco dove andavamo a bighellonare 

(fumare, bere, litigare, gozzovigliare, spettegolare, volerci bene).

 Insomma…


In piedi su una panchina, sigaretta ai lati della bocca, Piero inveiva contro il suo scarso pubblico, 


                              SVEGLIATEVI babbei!!


 non date soldi ai commercianti furfanti, aumentano i prezzi in questo periodo, vi vogliono fottere, svuotarvi le tasche, vi vogliono poveri, state…
…state lontani dal consumismo canaglia, babbei, ascoltatemi,

 EHI TU, rivolto al Pilone che chiacchierava con la Sivia sbattendosene di lui, ascolti quello che dico? Il Pilone gli aveva fatto il dito medio, Piero inveiva con più vigore, mettitelo sai dove quel dito, pirla.


Katia, una delle rare a sopportarlo per sua pura bontà d’animo (una buona occasione di ascolto e di comprensione la si poteva dare a tutti…fino ad un certo punto, cavoli)…


…Katia gli aveva puntato l’indice contro accusandolo di averlo visto due giorni prima in un negozio da fighetti del centro, uno shop di YUPPIES rampanti, quei negozi che pagavi grano solenne solo per potere varcare la soglia.

Ah senti bello, finiscila di fare il povero proletario con il culo degli altri, la tua credibilità vale quanto una cicca per terra. E aveva pestato un mozzicone di sigaretta con il tacco dei suoi amati stivali alti da cavallerizza.


Già, smetti di fare lo stronzo, aveva continuato Frenk sorseggiando una birra di bassa marca, presa con la colletta (colletta veramente proletaria) di poco prima al supermercato imboscato dietro il Corso (meglio non farsi pizzicare con le birre in mano caro Frenkie amico mio, mon ami).


Già, bravo quello là a fare sti discorsi del cavolo, aveva insistito con un ghigno di nuovo Katia…


MIO PAPA’ ha già fatto fuori la TREDICESIMA per pagare i debiti e tu con il TUO PAPA’ con sei conti in Svizzera ci parli di miseria? Ma va a dare via il di dietro và, PANINARO YUPPIE VIZIATO! 


Piero figlio del proletariato amante dei poveri e della classe operaia (a parole) aveva cominciato a balbettare parole biascicate di non è vero, che cavolo dite, ascoltate tonti…


Hanno ragione loro, aveva sibilato Michela, la Toffee del Blasco, come una rasoio sulla gola, sei pieno di soldi, guarda che scarpe, guarda che calze, guarda che giacca, paninaro! Poi ci vieni a rompere le scatole che non dobbiamo spendere soldi in cavolate natalizie…


                    …ma QUALI SOLDI? SIAMO POVERI!


Piero, capito che il suo pubblico non solo non l’aveva ascoltato ma anzi gli si era rivoltato contro, era saltato giù dalla panchina con le mani in tasca biascicando insulti tipo…fanculo stronzi, cosa volete capire voi…

…io so, mi informo…voi ignoranti…bah vivete con le vostre convinzioni…io un paninaro…ghe sbriss la manera sul collo…


Intanto le luci di Natale illuminavano come una magia il nostro piccolo mondo verso il tardo pomeriggio, che era così bello e povero che non lo avremmo mai cambiato con niente e nessuno. 

Andavamo bene così.

L’imborghesimento degli affetti e della vita ci avrebbe diviso, ma è una storia di poi.

Albert 18/12/2020

 

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Sono un insegnante, attratto dalla cultura e dall'underground urbano e la sua musica, la periferia e le sue sfumature sociali. Amo la Natura, la letteratura del Novecento europeo, le avventure per ragazzi, i tramonti sulle valli e sulle lagune del mare d'inverno, le montagne, la neve, i boschi, il silenzio dove pensare, meditare, incontrare, amare, suonare e creare musica, collezionare dischi e libri, cantare per la gioia dei vicini e scrivere qualche riga qua e là. Perchè scrivere crea emozione e spero anche la dia anche all'errante approdatore di questo spazio. Ad maiora

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