Storie degli anni 80 @ IL BAR STELLA @ Racconti brevi @ Narrativa @ Ragazzi di periferia e della provincia italiana

Stella, nonostante la sua giovane età, era la padrona sia dei muri che del suo bar, lo aveva chiamato Stella in onore del suo nome.

Questo l’aveva sempre divertita molto, perchè era il nome tipico di un bar di periferia anche se a differenza di altri, posti in luoghi più grigi e anonimi, il suo era vicino alla piazzetta alberata, quindi era ottimo.

I tipi loschi e strani c’erano anche dalle sue parti, ma che ci posso fare, mica posso buttarli fuori, pagano e io con i soldi ci campo,

…aveva detto la bella barman a uno dei suoi avventori scocciato dalla presenza di strani capelloni con giacche di pelle e borchie ai pantaloni.

Sono METALLARI, metalheads, aveva replicato un altro, mode giovanili. Stili di vita, aveva ribattuto un terzo amico di quei ragazzi vestiti di nero.

La discussione, le discussioni andavano avanti tutto il giorno, lei doveva starci dietro ed ascoltare un pò e dire la sua anche se non era d’accordo sempre.

Gli avventori sono la tua famiglia, le aveva detto un vecchio gestore, anche se non ti piacciono parla ogni tanto son loro, ti pagano, sono quelli che ti fanno mettere assieme il pranzo con la cena.

E mi fumano tutto il giorno in faccia, sui capelli, sui vestiti, sulla mia salute aveva pensato fissando la nebbia padana.

Andassero a fumare fuori…al diavolo!

A Natale aveva addobbato il bar con le solite lucine simil cimiteriali che aveva trovato in un mercatino dell’usato a quattro soldi e messo qualche festone rosso e giallo.

Sopra la porta aveva messo una stella cometa e una scritta Buone Feste.

Basta così, con buone feste si augura tutto, dalla viglia alla Befana.

Adesso che era questo tempo si prodigava in numerosi PUNCH al rum, mandarino e BOMBARDINI caldi.

Andavano a gogò, fanno proprio un’atmosfera natalizia, diceva sempre quel buon diavolo di Tango dopo il quarto bombardino (più altri bicchierini prima dopo e durante) e tu…

…tu Stella lascia perdere quelle decorazioni, sei tu quella migliore. Sai cosa?

Mettiti un pò di lucine addosso e sarai ancora più luminosa, aveva bofonchiato un tale Mario, dopo il dodicesimo punch…

…uno senza denti…uno che fumava come un turco…uno che ci provava sempre…

…pazienza Stella, pazienza, si diceva da sola. Un giorno magari arriverà il principe azzurro che mi porterà via.

Il suo principe azzurro in verità era Flipper Kid, nome d’arte che gli aveva messo, inutile negarlo.

Il ragazzo misterioso e taciturno che veniva ogni pomeriggio alle 17 a farsi una partita a flipper, partita che durava minimo mezz’ora, il Kid era un asso in quel gioco, era…

…era un asso nel suo modo magnetico e malinconico di guardarla quando veniva a dirle il punteggio della partita che lei annotava su una rubrica…

…con quella voce bassa, profonda…virile.

Quindi il Kid se ne andava e lei lo seguiva con lo sguardo, imbambolata, finchè spariva con la sua moto da Enduro chissà dove…

chissà dove…tesoro, fammi salire con te e portami via da questa realtà schifosa…dove vai…portami con te…

Ogni tanto capitavano quel gruppo di ragazzi che si sedevano in fondo, vicino il biliardino a mangiare ghiaccioli, bere qualche birra…

…fumare come ciminiere, chiacchierare e litigare, soprattuto le ragazzine…

…le sembravano un pò acide..polemiche, soprattutto quella moretta riccia e quella biondina con occhi sognanti.

Ce li aveva anche lei gli occhi sognanti? A Natale forse un pò di più.

Le stagioni passavano immobili come statue, con scossoni di adrenalina temporanea per Stella, per il suo microcosmo piccolo ma dolcemente perfetto.

 

Albert 19/12/2020

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Sono un insegnante, attratto dalla cultura e dall'underground urbano e la sua musica, la periferia e le sue sfumature sociali. Amo la Natura, la letteratura del Novecento europeo, le avventure per ragazzi, i tramonti sulle valli e sulle lagune del mare d'inverno, le montagne, la neve, i boschi, il silenzio dove pensare, meditare, incontrare, amare, suonare e creare musica, collezionare dischi e libri, cantare per la gioia dei vicini e scrivere qualche riga qua e là. Perchè scrivere crea emozione e spero anche la dia anche all'errante approdatore di questo spazio. Ad maiora

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