Bullismo e arroganza scolastica nella scuola degli anni 80 @ Storie e avventure di ragazzi di periferia

 

Capitava il bullismo scolastico, in tutte le epoche, l’aveva vinta chi si poneva in maniera dominante, subiva chi non poteva stare alla sua altezza.

Marco detto il figo, detto Mark, detto Mark lo stronzo era il galletto IN della scuola. Sul fatto che era IN e figo era facilmente detto, lo era e basta. Che fosse stronzo era facilmente detto lo stesso.

Era il maschio più odiato dell’edificio per via del suo modo di fare strafottente e arrogante, vero MASCHIO ALFA, le femmine lo adoravano ed era davvero uno strXXXo non solo per l’ovvia invidia dei suoi colleghi maschi.

Si vantava delle sue conquiste femminili in modo aperto, dimostrabilissimo al 100% e lo faceva pesare con scherno fissando dall’alto in basso chi gli stava sulle scatole oppure dubitava di lui.

Non si faceva mettere i piedi in testa e non lasciava che la sua aura stellare di gran macho si potesse offuscare.

Se osavi metterlo in dubbio o deriderlo, ti cercava, ti inseguiva, ti MENAVA. E menava sul serio, poche balle.

Un mattino, durante l’ora di ricreazione, al cesso aveva preso a calci nel sedere un tizio delle terze che si era permesso di dirgli bastardo, non si era capito perchè. Ma che menasse era famoso in tutto il rione.

Frequentava gente più grande di lui, gente dalle mani facili che beveva…faceva tardi la sera…menavano…giri di marijuana, eroina, pastiglie…LSD…pezzi di motorini rubati, biciclette e altre amenità.

Gentaglia cui stare alla larga, Marco incluso.

Una volta era entrato in classe nostra, la scialba IV B e si era messo a chiacchierare con l’altra stronzaccia della baracca, la malefica Erika, quella…

…quella col moroso di vent’anni più grande, quella cui stava sulle scatole a tutti, la perfida yuppie, piena di sè, lecchina delle prof, pericolosa.

Marco stava seduto sul bando della Vale e teneva i piedi appoggiati sul banco del Frankie. Frankie era andato a fumare al bagno delle ragazza, ma anche se avesse visto sarebbe rimasto in silenzio.

Col Marco stronzo meglio non avere discussioni, quello ti avrebbe aspettato fuori con qualche suo amico teppista. Per MENARTI alla grande.

Marco ed Erika si erano messi a ridacchiare parlando a bassa voce, fissando qua e là i nostri compagni.

Katia, Michela e Vale se ne stavano in un angolo a fare finta di parlare, in realtà fissavano con astio feroce il duo di stronzi.

Erika se ne era accorta e le fissava a sua volta con occhi maliziosi e cattivi.

I miei colleghi di classe appartengono al genere “PLEBAGLIA COMUNISTA” aveva detto dando una gomitata al Mark. Si trovano nei giardinetti a fumare di nascosto o in quei bar per ubriaconi.

Michy, inviperita per quelle parole era uscita dalla classe. Ah, per i giardinetti, aveva detto Mark avvicinandosi alla Katia con sorriso ruffiano. Scopate tra di voi? Rispondi, non fare la timida.

Io…aveva detto…no…noi…no… Non balbettare, tesoro, non avere paura, non sei niente di che ma potremmo andare a fumare insieme. Risata.

Katia, soffocando un rantolo di rabbia era scivolata via da Marco e aveva seguito la Toffee fuori in corridoio lasciandolo da solo a ridere.

Anche Erika si era messa a ridere. Nessuno di noi rideva.

Sognava forse una rivincita sui due provocatori, bulli scolastici che non sarebbe venuta mai.

Ma in quei momenti un Goldrake, un Superman, un atterraggio in massa di ufo dal pianeta Vega armati fino ai denti pronti a bombardare la scuola sarebbe stato il sogno di vendetta proibito.

Proibito come i sogni più sommersi e indicibili della debole psiche adolescenziale maltrattata e umiliata.

Albert 7/3/2021

Passion, love, sex, money, violence, religion, injustice, death.  Pet Shop Boys 1986, Paninaro

 

http:/https://www.youtube.com/watch?v=BKEUnjgoGK0 http:/https://www.youtube.com/watch?v=uNs1rEvDX-A

 

 

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Sono un insegnante, attratto dalla cultura e dall'underground urbano e la sua musica, la periferia e le sue sfumature sociali. Amo la Natura, la letteratura del Novecento europeo, le avventure per ragazzi, i tramonti sulle valli e sulle lagune del mare d'inverno, le montagne, la neve, i boschi, il silenzio dove pensare, meditare, incontrare, amare, suonare e creare musica, collezionare dischi e libri, cantare per la gioia dei vicini e scrivere qualche riga qua e là. Perchè scrivere crea emozione e spero anche la dia anche all'errante approdatore di questo spazio. Ad maiora

26 thoughts on “Bullismo e arroganza scolastica nella scuola degli anni 80 @ Storie e avventure di ragazzi di periferia

  1. ogni tanto ci penso.. a quando – ad esempio- andavo a scuola e la parola bullismo nemmeno esisteva.. la parola no.. ma i bulli sì.. sempre forti, cattivi e arroganti..
    sempre bello leggere del tema 😉

    1. Infatti il termine bullismo non c’entra niente con l’epoca in cui è ambientata la storiella, non si chiamava proprio come saprai. Se eri debole e venivi preso di mira subivi e amen, non ti salvava nessuno a meno che non reagivi e ti facevi valere. Ma appunto, non esistendo all’epoca tale termine l’ho usato per fare capire di cosa si parla 🙂 elementare Watson

      1. sisi è proprio quello che mi piace di questi racconti; la delicatezza e la spensieratezza di una “certa” epoca dove, come dici giustamente tu “nessuno ti salvava” e un termine che adesso contiene tante problematiche giovanili.. e lo dice una che con i bulli ci ha passato tutti -tutti- i santi anni scolastici.. e mi son dovuta difendere da sola: sempre.

    1. ecco.. tu sei stato il corrispettivo dell’unico maschio che avevo in classe, avendo fatto anche io il pedagogico 😀 ooohh… cassetto dei ricordi aperto! 😀

      1. A dire il vero eravamo in tre, di cui uno faceva il figetto, sull’esempio di quello che descrivo sopra, ma questo reale era un mezzo pirla e come tale è finito nella vita. Io ero rimasto legato ai compagni del classico, quelle della classe non le calcolavo granchè (non è veroooooo)

        1. Ahahahhaha “come tale è finito”, bellissima 😂 buon per te, comunque.. ne avrai di materiale potendo comparare “due mondi”

        2. Beh, il trittico scuola, giardinetti, bar Stella,. così nella fantasia, così era nella realtà. A romperci per i bar senza avere soldi da spendere ed ascoltare e osservare quello che dicevano i “grandi” e le compagne sempre litigiose e bisognose che qualcuno le ascoltasse nelle lagne. Andare per i bar e per le osterie, scuola di vita imperdibile per crescere decentemente 🙂

  2. Quello che manca oggi. Impoverimento verbale perchè non si ascolta più, lessicale perchè non si legge e scrive come Dio comanda, impoverimento culturale perchè non si ascoltano quelli più grandi, come succedeva per i baretti di periferia, c’era sempre qualche saggio o presunto tale che la sapeva lunga. Tutto ciò senza ciò = mondo moderno e risultati sociali drammatici 🙁

    1. È successo qualcosa in alcuni cambi generazionali; è una domanda che mi pongo sempre e su cui provo anche con alcuni amici e/o colleghi a ragionare. Ti dirò.. molte delle famiglie che vengono in studio, sono le “famiglie giovani” per intenderci.. quelli i cui genitori hanno dai 35 ai 45 anni .. non so.. ho buttato lì questo pensiero che mi sembrava collegato.. a questo discorso dei “risultati sociali drammatici”.. lunghe discussioni 😊

    1. Si, una razza dura da estinguersi, ma quelli di una volta erano folkloristici, quelli di oggi penso più perfidi. col bullismo stalking da soclal, cellulari ecc deve essere drammatico se ci vai di mezzo

  3. Buongiorno Alberto, mi mancano un po’ i reblogs dei tuoi racconti…avendole sempre prese dai bulli, per rivalsa, mi piacerebbe riproporre questa tua storia domani sera alle 20, che ne dici?

    1. Ciao Filippo, i bulli si, ma all’epocs si chiamavano quelli cui stare attenti, prepotenti o pericolosi? Non mi ricordo, però era meglio averli dala tua parte…se ci riuscivi. Ma oggi coi telefoni penso sia molto peggio. Certo che puoi reblog, sempre un onore 😊

        1. Il bullismo è un’autodifesa o una risposta al disagio interiore, ieri oggi e sempre. Comunque anche nel mio caso avevo incontrato teppisti di alto calibro diventati amiconi da grandi

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