PACMAN E I VIDEOGIOCHI DA BAR DEGLI ANNI 80 @ Racconti, avventure, scazzi e gioie dei ragazzi nei bar di periferia

 

 

Stella, i videogiochi e le parolacce in bar

Nonostante fossimo nel marzo 1989, nel bar Stella c’era ancora il cassone col videogioco di Pacman.

A dire la verità ce n’erano due, quello e un videogame di calcio, sempre molto frequentato, fruito, bestemmiato.

Gli utenti che ci giocavano infatti usavano un linguaggio scurrile, parolacce degno di un’osteria portuale, cosa che alle delicate orecchie della bella Stella davano un pò  fastidio.

Certi clienti più “chic” avevano preso ad andare nel bar dall’altra parte della piazzetta, dove non c’erano certi “tipacci” dalla lingua facile, a loro avviso.

Ehilà, basta dire tutte ste parolacce, caproni, diceva tambureggiando le dita sul bancone. Si Stella, ricevuto. Avanti di parolacce.

Ehi, avete capito?

Si Stella, ma questo gioco fa incazzare. I N C A Z Z A R E, porca p… e porca pupazza!

Più ci gioco e più perdo!

Stella annuisce e rimane in silenzio lisciandosi i ricci biondi, da teenager, in fondo quasi lo è ancora.

Rendono bene i videogiochi, pensa stando sulla porta lontano libera per un pò dal fumo di sigarette.

Rendono, pecunia non olet.

 

 

In bar Stella, tra Pacman e Europei 1988

Il nostro posto preferito era il tavolino in fondo al bar, si poteva fumare senza pericolo di farsi vedere da qualcuno che si conosceva.

Vicino al flipper e i due videogiochi. Calcio, europei 1988 e Pacman.

I maschietti si fiondavano senza pensarci troppo a quello del calcio, le ragazze rimanevano a chiocciare sedute con qualche birra divisa in tre, due sorsi e mezzo a testa e non imbrogliate, chiaro?

Qualche volta andavano al bistrattato Pacman che era spesso chiuso. Qualcuna andava a chiedere a Stella se potevano fare una partita e lei accendeva lo schermo.

Spesso regalava tre partite alle ragazze, ai maschi sorrideva e basta.

La solita mafia, sosteneva sempre Piero lo yuppie, cui non mancavano sicuro monetine per giocare.

Senti da che pulpito viene la predica, sei un paninaro taccagno, risposta della minuta Katia, sostenuta dalla Michi, sostenuta più assiduamente dalla Vale e dal vissuto Andrea.

Pacman è un gioco vecchio da femminucce, da sfigati, non capisco perchè Stella non prende giochi più moderni…

…tipo quelli in cui si menano alla grande, aveva detto un pomeriggio il Checco osservando i bicchieri vuoti di birra.

(Sempre vuoti come i giorni della vita, caro Checco, per riempirli ci vogliono palanche, soldini, gli diceva la sua coscienza) 

Tu sei uno sfigato! parla per te, gli aveva risposto la Toffee facendogli il dito medio. Si vede che sei incapace e…

STOP SILENZIO, devo giocare, non rompere le scatole!!

 Si era messa di impegno a prendere le palline giuste per mangiare i fantasmi che la inseguivano, lesti come diavoli, ma li fregherò, li fotterò e…ATTENTA, grida di maschio.

Troppo tardi, too late, baby tesoro, il fantasmino sbuca dall’angolo e si mangia il caro Pacman.

La pallina gialla sparisce, compare il fastidioso GAME OVER sullo schermo. INSERT COIN, mettere soldi.

Fanculo sto stronzo! Sbraita Michi dando un colpo al cassone. Stella la guarda, dai ragazze anche voi con queste parolacce?

Oops scusa, mi è scappato.

Stella cambia espressione e le sorride, comprensiva. Piero, capisce l’antifona (paninaro taccagno) e offre un giro di birra.

Evviva, sei mitico!

Gli avventori si alternano a giocare ai videogiochi, vincono perdono. Si vince, si perde, ci si arrabbia, tutto passa e finisce.

Il marzo 1989 è lontano, tanto lontano come la pallina di salvezza che uccide i fantasmi di Pacman.

Lontana, la distanza come l’ombra si allunga e si perde in un infinito senza dimensioni.

Albert 14/3/2021

 

 

Passion, love, sex, money, violence, religion, injustice, death

 

 

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Sono un insegnante, attratto dalla cultura e dall'underground urbano e la sua musica, la periferia e le sue sfumature sociali. Amo la Natura, la letteratura del Novecento europeo, le avventure per ragazzi, i tramonti sulle valli e sulle lagune del mare d'inverno, le montagne, la neve, i boschi, il silenzio dove pensare, meditare, incontrare, amare, suonare e creare musica, collezionare dischi e libri, cantare per la gioia dei vicini e scrivere qualche riga qua e là. Perchè scrivere crea emozione e spero anche la dia anche all'errante approdatore di questo spazio. Ad maiora

24 thoughts on “PACMAN E I VIDEOGIOCHI DA BAR DEGLI ANNI 80 @ Racconti, avventure, scazzi e gioie dei ragazzi nei bar di periferia

  1. Io avevo il dischetto di Pacman per il Game Boy. Che ricordi 😍 e quante partite fatte cercando sempre di non farsi catturare dai fantasmi, 😉

    1. Ah il Gameboy, che flash, ce lo aveva mio cugino, non lo prestava mai a nessuno, ahah. Io ci gioco ancora col Pacman a volte, sono arrivato al 42 schema, poi era impossibile andare avanti 🙂

    1. 😁 bar/sala giochi..flipper.. biliardino.. birra o primi cocktail..specie nelle estati afose.. eehhh.. gettoni al vento, proprio 😂

  2. Il messaggio è proprio quello là più che storie nostalgiche. Messaggi di birre, giochi, amore, baruffe, flipper, occhiate maliziose, baci di nascosto, parlare, osare, odiare, litigare. Vivere, ci stanno levando tutto con il tacito consenso

    1. La conclusione.. ecco.. quando lo dico mi mangiano viva e non capiscono quel che intendo, fraintentendo ogni minima parola. Almeno l’ho sentito dire, per una volta..

  3. Aggiungo.. son tempi duri specie (e soprattutto) per le opinioni; è molto (troppo) facile accusare piuttosto che cercare di capire.. tutto qui 😊

  4. Ai tempi c’era davvero una Stella che gestiva un bar, che non si chiamava Stella. Era una bella chica acqua e sapone che studiava giurisprudenza ma il padre per farle capire il duro mondo del lavoro l’aveva messa dietro il bancone che era di sua proprietà. A lei lavorare in bar stava sulle scatole, si sentiva fuori luogo e tutti ci provavano con lei, invano penso. Non fumava, invece dentro tutti fumavano e si lamentava sempre che il fumo le rovinava oltre la salute i capelli, che aveva davvero belli e diceva che se li lavava tre volte al giorno e la pelle le si sciupava. Una volta completati gli studi mi pare avesse dato l’esame di stato. Bei tempi, non so se lei era bello lo stesso, ma faceva la sua nobile figura agli occhi 🙂

    1. Ho scaricato una versione di Pacman e ci gioco ogni tanto, sono arrivato al 47 schema senza morire, vincendo due partite. Dopo un pò deliri ma divertente. Il programmatore è stato un genio 🙂

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