Le bolle di sapone/Soap bubbles

Era il rito del tardo pomeriggio sederci sul muretto a fare le bolle di sapone. Nessuno di noi era un genio, le facevamo così, alla buona soffiando con foga con scarsi risultati, rovesciando a volte il contenuto della boccetta sui pantaloni o talora in bocca presi dalla disattenzione di far vedere agli altri quanto eravamo bravi.

Qualcuno lo era davvero. Faceva bolle gigantesche che poi riprendeva con l’altro lato del, chiamiamolo soffiatore, per farne un’altra gigantesca che si attaccava all’altra e poi riprendeva e così a lungo finchè scoppiava.

Rimaneva sul cerchietto così una patina di sapone e con una sola immersione nella boccetta, prendendole e riprendendole al volo, ne faceva una quantità numerica impressionante.

Per noi più schiappe, il sapone finiva prima del previsto, quindi dovevamo restare a guardare il bravo di turno sperando che inciampasse e che gli cadesse il sapone per terra. Tiè, ben ti sta. Ma non succedeva mai.

Ogni tanto capitava la fanciulla del cuore tanto sognata e ci stava a guardare. Per l’emozione i risultati erano ancora più scarsi del previsto a parte il solito “secchione” che la incantava con le sue performance e noi zitti e muti.

Le bolle, sapone permettendo, duravano prima del buio, poi si doveva tornare a casa per la cena, per i compiti, per imprevisti.

Se ne facevano ancora un paio che volavano alte nell’alito del vento serale e se erano buone sparivano dalla nostra vista…ma…

…qualcuno diceva che potevano volare fino all’altra parte del mondo, altri che scoppiavano subito, altri non dicevano niente, le guardavano con le mani in tasca finchè non rimaneva nulla.

Albert 10/10/2020

L’aroma dell’amore, la sofferenza del cambiamento

Sapevo che all’angolo della farmacia, vicino alla stazione del tram mi attendeva ogni mattina la persona che amavo dal più profondo del cuore, per andare a scuola assieme. Quattro strade, un incrocio, poche macchine, nessun pericolo.

Sognavo già la sera precedente quel magnifico incontro. Me lo immaginavo sempre diverso perciò sceglievo sempre con cura i vestiti con cui uscire la mattina dopo. Non dovevano mai essere uguali per non scadere nella monotonia. Il mio amore nascosto magari non avrebbe apprezzato oppure me lo avrebbe fatto notare. E per la vergogna avrei sbandato contro il primo tram di passaggio. Meglio morire che la vergogna del ripetitivo.

Questo magnifico incontro aveva sempre un profumo diverso. Alla caramella alla fragola o alla menta. Di gel da capelli, quelli da due soldi che rendevano i capelli duri come l’acciaio. Aveva il profumo della gomma, della ribellione, dell’anarchia e del rock and roll….oppure….

…..oppure aveva l’odore di tabacco. Quello buono però, fumato di nascosto nel giardinetto imboscato, quello prima di raggiungere l’angolo della farmacia. L’angolo del nostro incontro.

L’aroma delle sigarette fumate in fretta e furia misto fragola, menta, ribellione e fiori di primavera.

La bellezza dell’incontro al profumo dei fiori di maggio. Noi due verso scuola, come una sola ombra. Sorrisi intrecciati, mani anche, ma solo immaginate.

Parlavi della gioia e della fretta di diventare grandi, di prendersi magari quel motorino, poi saremmo andati sulle colline, poi magari nella città vicina, forse in capo al mondo.

In una realtà diversa e con qualche anno in più, non ho trovato più il senso di libertà che era lo stare con te. Tu dove sei? Ho sentito dire che non ci sei più dopo che te sei andata ad abitare in una grande città.

Perchè gli incontri da adulti non hanno il sapore di dolcezza, di fragola e di anarchia? Perchè non portano alla ribellione e all’amore? Tutto deve finire a 14 anni?

Una mattina di autunno, col vento gelido, un forte odore di menta e tabacco ha rapito la mia mente facendo diventare tutto quello che non credo in una più dolce realtà.

Mio, tua. Tua, mio

Albert, Marzo/Ottobre 2020

Elettrica Erotica #2

Elettrica, rossa di capelli, di temperamento e di idee, aveva sempre avuto le idee molto chiare sul modo di vivere una vita entusiasmante: cambiare il mondo in maniera radicale in maniera rivoluzionaria, come avevano fatto i grandi uomini del passato, da Robespierre a Che Guevara. Un’idolatria verso questi grandi personaggi che però si scontravano con la piattezza della sua vita che di rivoluzionario non aveva nulla..

…eccetto le idee, ma quelle uno poteva anche fumarsele senza una seria messa in pratica.

Questo suo temperamento per l’azione e l’impossibilità di usarla le metteva una grande ansia e irrequietezza che non sapeva come cavolo calmare. Di notte faceva sempre più spesso sogni a luci rosse e al mattino si svegliava in preda all’inquietudine di mettere in pratica quello che aveva visto nel mondo di Morfeo, ma come, accidentaccio…

…ormai era sempre più ossessionata a bastarsi da sola e ci riusciva benissimo, anche più volte al giorno, i soggetti a cui pensare non le mancavano. Il suo hobby di guerriera felina della giungla era messo nella cupa realtà vestendosi in pantaloni e maglie mimetiche, cappuccio in testa per nascondere i capelli rossi, troppo visibili (beh dai, le rosse piacciono, pupa ribelle) e, strisciando nell’erba nei luoghi dove le coppiette andavano a fare i loro porci (in tutti i sensi) comodi, spiava tutto, tuttissimo, non si perdeva nulla delle performance…

…etero, non etero, più gente insieme, insomma quelle piazzole lungo il fiume erano una FIESTA per gli occhi di una povera ragazza rivoluzionaria insoddisfatta come lei. Non posso combattere però almeno mi faccio gli occhi, pensava ben nascosta nell’erba, binocolo militare in mano e cappuccio ben calato sopra la testa. E…

…e ammazza alla fine, quando era sicura che se ne erano andati e che non ci fossero maniaci in giro, trotterellava fino alla sua sgangherata bicicletta accarezzandosi i lunghi capelli rossi (ogni tanto qualcos’altro). Quindi, come faceva quasi sempre se non pioveva, se ne andava sulla sua ansa del fiume preferita, ben imboscata, a darsi sfogo sulle immagini HOT che aveva visto o di altre volte in cui aveva visto altro. Terminate le sue cose, si appoggiava ad un pioppo a fantasticare di altre faccende, situazioni che era ormai convinta che non si sarebbero realizzate mai (mai arrendersi, Ele, ragazza mia, le diceva la cara nonna buonanima, ok nonna, però…)

Elettrica pensava anche che forse era ora di smettere di essere verginella a vent’anni suonati. Anche se era vero che pensare a certe cose banali era roba da borghesi viziati era pur vero che non si poteva continuare a fare la guardona senza soddisfare almeno UNA VOLTA le sue voglie represse. UNA VOLTA, maledizione, poi magari fa schifo e mi tolgo il pallino dalla testa e non ci penso più…più…più…

…però fallo! Per farlo serve una persona in carne ed ossa, ma io conosco solo gentaglia senza spina dorsale e senza palle.

Tornando a casa andando a zigzag con la bici, ogni tanto cadendo a terra per distrazione da pensieri troppo focosi, rifletteva a chi potesse prenderla da vera donna quale era e non una ragazzina strana, dalle idee strane (cosa per cui era famosa). Un vero macho, come certi fighi che si vedevano alla televisione, oppure quelli che si sognava di notte…

…quelli che non avevano paura di lei (come quasi tutti), quelli che la prendevano con la forza, la spingevano a terra tra i tronchi dei pioppi, le strappavano i vestiti di dosso e senza se e senza ma ZAC, le jeux soint faits. E pensa…pensa…sogna, distrazione, casino, danno ed eccola ruota della bici sbatte contro una pietra e BABUMM cadi con le chiappe a terra e le gambe all’aria, senza che nessun fico ti prenda come vorresti tu, cara Elettrica…

(torna a fare la guardona che ti riesce meglio!)

Un grazie Simona per la foto

Albert 5/10/2020